La settimana scorsa ha visto, nel finale dell’ottava, un aumento generalizzato dell’appetito al rischio, con i mercati azionari americani che hanno chiuso in deciso rialzo (Dow Jones salito di oltre 1000 punti in una seduta, Nasdaq su 600 punti e S&P di 140 punti). La ragione di questa price action deriva dall’uscita dei prezzi legati alle spese e consumi personali Usa, Il Pce o Price consumer expenditure, che rappresenta l’indice che la Fed ritiene più affidabile per misurare l’inflazione, che è uscito a Settembre, in linea con le attese, anche se i prezzi dei beni sono diminuiti dello 0.1%, riflettendo una diminuzione dei beni non durevoli. I prezzi dei servizi e alimentari sono saliti dello 0.6% e quelli dell’energia sono diminuiti del 2.4%. E stiamo parlando dei dati di settembre che ancora non avevano digerito l’ultimo rialzo del costo del denaro di 75 punti base. Le prossime rilevazioni, presumibilmente, dovrebbero mostrare un calo ancora più rilevante. E il mercato ha cominciato ad anticipare il ribasso del dollaro, che per la verità, sui grafici giornalieri, rappresenta ancora una correzione, e non una inversione di trend, ma nel frattempo dai minimi l’EurUsd ha recuperato quasi il 5%, il Cable addirittura il 12% (ma era sceso di più e prima), il UsdCad solo il 2.5%, AudUsd quasi il 6% Nzdusd il 7%, il UsdJpy poco più del 3%. Si tratta già di qualcosa di importante comunque, che evidenzia il fatto che forse sul biglietto verde, abbiamo visto i massimi. Oggi si apre una settimana molto importante perché sarà quella della decisione della Fed, della Boe, Rba e Banca Centrale Norvegese. Ma sarà anche la settimana del Pil e inflazione per Eurozona. Non dimentichiamo che in Germania e Italia, l’inflazione ha superato il 10% e la Bce dovrà prima o poi adeguerà ulteriormente i tassi, in relazione a questi numeri, che ora sono ben superiori a quelli Usa, in cui l’indice dei prezzi al consumo si trova intorno all’8%. Ecco che, anche in base a questi dati, il delta tasso tra il dollaro e le altre valute, prima o poi è destinato a diminuire, il che vorrebbe dire discesa strutturale della valuta americana. Prepariamoci quindi ad un mercato che sarà volatile e probabilmente bilaterale, con movimenti a favore e contro in concomitanza con le decisioni delle autorità monetarie.
Saverio Berlinzani

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