
Hanno ripreso a salire i mercati azionari, durante la seduta di venerdì scorso, e tra i motivi di tale recupero anche la salita del settore tecnologico AI, in linea con la salita di Nvidia della settimana scorsa. Ma vi sono anche altre ragioni, tra cui l’ottimismo che trapelava ieri sera sul fronte del tetto del debito, e che ha trovato conferma questa notte, dopo che le due parti avrebbero raggiunto un accordo di principio per aumentare il tetto del debito e al contempo ridurre drasticamente la spesa federale. I dettagli non sono ancora chiari ma dovrebbe riflettere le richieste dei repubblicani, e indica al Congresso la strada per evitare una crisi fiscale. Ora si aspetta l’ufficializzazione. Il sentiment positivo è rimasto anche e nonostante i dati sul Pce più alti delle attese, che rafforzano l’idea di altri due possibili rialzi dei tassi da parte della Fed, e comunque esclude un possibile ribasso per fine anno. Ciò significa che i tassi resteranno ai livelli attuali o leggermente più elevati ancora per lungo tempo. Il che avrebbe dovuto provocare un ribasso degli indici, a rigor di logica, ma l’ottimismo resta predominante e di ribassi dell’azionario Usa, almeno per ora, neanche a parlarne. Il Pce core, esclusi alimentari ed energia, è aumentato dello 0.4% su base mensile, sopra le attese di +0.3%. Su base annua è aumentato del 4.7% sopra al consensus di +4.6%. Anche il dato generale è salito più delle attese sia mese su mese che su base annua, segno che l’economia americana ancora evidenzia forza e resilienza in molti settori. Tra i dati usciti venerdì scorso, non possiamo dimenticarci degli ordini di beni durevoli, aumentati dell’1.1%, sopra alle aspettative, e con un dato del mese precedente, di marzo, rivisto al rialzo. Aumentata soprattutto la domanda di mezzi di trasporto, tra cui aerei per la difesa, e per i macchinari, mentre hanno fatto registrare lievi cali, i computer, i prodotti elettronici e i metalli primari.
TURCHIA, VINCE ANCORA ERDOGAN.
Lira turca ancora in calo, a oltre 20 dollari, dopo che è uscita la notizia che Erdogan avrebbe vinto il ballottaggio con il 52.14% dei voti, ed estendendo così il suo Governo per un terzo decennio. Infante le speranze dell’opposizione, guidata da Kemal Kilicdaroglu, che aveva promesso un governo più democratico e un cambiamento. L’inflazione resta al 42% mentre i tassi all’8.5% con una disoccupazione intorno al 10%.
VALUTE.
Sulle majors segnaliamo la tenuta dell’Euro e delle altre valute, in seguito ad un tentativo fallito del biglietto verde di sfondare le resistenze a 1.0700, che avrebbero spinto l’EurUsd almeno a 1.0560. Ed invece siamo di nuovo a 1.0735 40 con possibilità, specie se dovessero tornare a salire i listini, di vedere delle correzioni sopra 1.0800. Per quanto riguarda la sterlina, la tenuta di 1.2300 potrebbe spingere i prezzi verso 1.2550 ancora con EurGbp che resta sempre sotto quota 0.8700. Rimane debolissimo lo Jpy anche se corregge qualcosa rispetto ai minimi, con UsdJpy a 140.40 dai massimi di venerdì a 140.94. Oceaniche leggermente in ripresa ma senza grande impulsività, almeno per ora. Dovrebbero anche iniziare a correggere anche i cross, in ragione del ritrovato appetito al rischio, come EurNzd, ed EurAud, oppure NzdChf e CadChf.
MEMORIAL DAY.
Oggi la giornata dovrebbe essere decisamente poco volatile, per via del bank holiday inglese e del memorial day negli Usa. Ma la settimana rimane interessante per i dati macro, con la fiducia dei consumatori americana, il Pil in Canada, l’Ism del settore manifatturiero Usa. In Europa, dati sull’inflazione in Francia, Germania e Italia e per l’intera Eurozona, attesa un po’ ovunque in calo. E poi si chiuderà in bellezza con i Non Farm Payrolls venerdì prossimo.
Saverio Berlinzani

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