
Il primo nella notte tra 28 e 29 maggio aveva provocato un incendio e 2 feriti lievi schiantandosi contro un condominio a Galati, questa mattina alle 10.30 un secondo drone è esploso nel porto civile di Costanza, ancora in Romania. L’allarme era già scattato con il primo: con il secondo è suonato ancora più forte e chiaro per le forze democratiche del Paese impegnate a fare uscire la Romania dalla profonda crisi politica in cui è caduta il 5 maggio. Il drone però questa volta non partiva dalla Russia; era ucraino ma è stato deviato dalla rotta dopo un’interferenza elettronica delle forze russe. “Durante le operazioni nella zona del Mar Nero, un drone senza equipaggio della Marina ucraina, sotto l’effetto della guerra elettronica nemica, ha perso il controllo ed è finito al largo delle coste rumene. La Marina ucraina ha fornito alla Marina rumena le informazioni necessarie per prevenire vittime civili”, si legge in un post su Facebook della Marina di Kiev. Ciò non toglie che far uscire la Romania dalla situazione di crisi non solo è una necessità ma è anche una urgenza. Il drone navale ha posto l’imperativo di accelerare la pratica per dare al Paese un nuovo governo dopo che la manovra antipatriottica promossa dal filorusso Simion e con tutta verosimiglianza eterodiretta da Mosca -una inedita alleanza tra il Psd e l’estrema destra dell’ “Alleanza per l’unione dei romeni”- ha tolto ogni chance di sopravvivenza al governo dell’europeista Ilie Bolojan. Il Ministero della Difesa rumeno ha spiegato che il drone si è “autodetonato”, insomma si è fatto esplodere, e anche in questo caso senza provocare morti. La scoperta della sua presenza e la successiva esplosione sono avvenute sulla banchina 78 del porto nei pressi dell’Arsvom l’Agenzia per il salvataggio della vita umana in mare. La minaccia è enorme: questo drone si è fatto strada in mezzo alle imbarcazioni della marina civile. Al momento dell’autodetonazione il luogo era stato già messo in sicurezza dagli agenti dell’Intelligence e dalle forze della Guardia costiera e del Ministero della Difesa. Sul fatto sta indagando la Procura presso la Corte d’Appello di Costanza.
Intanto
1) Questa mattina il colosso tedesco delle armi Rheinmetall ha comunicato di aver già disposto l’ampliamento dei propri impianti in Romania per far fronte ai contratti siglati il 29 maggio con il dimissionato Bolojan: con una commessa da 5,7 miliardi di euro la Romania ha deciso di investire nella produzione di sistemi di difesa aerea, componenti per navi militari, veicoli da combattimento e munizioni, nell’ambito del programma SAFE, Security Action for Europe, dell’Unione Europea. Un tempismo perfetto quello russo, dunque, per far sapere come la pensa al riguardo, con l’avvertimento inviato via drone questa mattina.
2) L’Italia continua ad essere il ventre molle dell’Europa sul fronte della guerra cognitiva che la Russia combatte da un decennio con particolare aggressività. Anche qui suona l’allarme, con scarse possibilità di essere ascoltato perché risuona piano, come sempre quando riguarda la guerra ibrida. Lo lancia “Europa radicale” che mercoledì scorso ha presentato al Senato della Repubblica un dossier con la mappa dettagliata dei centri di raccolta e propalazione delle narrazioni russe in Italia, e delle personalità che se ne fanno promotrici. In barba al Regolamento UE 350 del 1° marzo 2022 con cui l’Unione vieta la diffusione di programmi e prodotti dei global media russi “Russia Today” e “Sputnik” in tutto il territorio dell’Unione. Sono talmente numerose in Italia le violazioni al Regolamento europeo che “Europa Radicale” ha sentito il bisogno di indirizzare una “lettera/appello” alle istituzioni locali e al Ministro dell’Interno perché ne impongano il rispetto. 203 le violazioni nell’ultimo anno fino a maggio 2026 escludendo l’evento organizzato a San Marino: solo 24 sono stati gli eventi annullati prima di poter essere presentati al pubblico. Gli altri 181 “missili di disinformazione” come li definisce “Europa radicale” hanno centrato il bersaglio da nord a Sud, da est a ovest, sul territorio italiano. Nel giugno dello scorso anno “Russia Today” fece affiggere megamanifesti su strada a Roma, Milano e Bologna, negli stessi giorni in cui le Commissioni difesa di Camera e Senato in seduta congiunta audivano la nostra intelligence e vari esperti sulle tattiche della guerra ibrida messe in opera dalla Russia nel nostro Paese. A farne le spese è l’opinione pubblica lasciata indifesa di fronte all’attacco cognitivo che punta a confonderla, attraverso la falsificazione della verità dei fatti e di quella storica. E rischia di farne sempre più le spese la coscienza civile di tanti italiani, sedotta dalle sirene del relativismo che produce indifferenza e qualunquismo, e che sono tanto più attraenti quanto più promettono “confronto” e “dibattito” in cui il prezzolato o anche soltanto l’incompetente vale quanto l’esperto e lo studioso. Così che la verità dei fatti sia sempre sottoposta alla disinformazione e possa nutrire, accanto alla messa in dubbio persino delle evidenze, nuovi falsi dibattiti però televisivamente sold out. Denuncia “Europa radicale”: a Gorizia militari dell’esercito russo hanno fatto giungere al direttore della manifestazione culturale Kulturni Dom Gorika un videomessaggio con tanti ringraziamenti.
Claudio Rocco

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