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LA RIPUBBLICIZZAZIONE DELL’ACQUA DI PARIGI

Dopo i primi mesi di ripubblicizzazione, il sindaco ha annunciato una riduzione della tariffa dell’8%, su quella vigente di euro 1,04 al mc. Di Claudio Bellavita

di Claudio Bellavita | 12 Aprile 2011

L’acqua di Parigi, da sempre gestita dal Comune, fu privatizzata nel 1984, sindaco Chirac. Che è stato anche il primo sindaco eletto con pieni poteri fin dai tempi di Napoleone, che i poteri li aveva dati a un prefetto: e non è un caso che Chirac abbia deciso di fare il sindaco, per ben 18 anni, dopo essere stato primo ministro.
Nel 1984 si era in piena epoca Thatcher, e le privatizzazioni erano di moda. Sicuramente ci furono pressioni da parte dell’establishment finanziario francese, ma non una campagna di stampa ideologica ed efficientistica, come stiamo subendo noi. Anche perchè i francesi sono mediamente più acculturati degli italiani, e non è facile raccontargli panzane sull’acqua sprecata: i francesi sanno benissimo che tutto torna in falda, e che Parigi è al centro di una specie di scodella, che raccoglie tanta acqua da farne da sempre la zona più fertile di Francia: l’Ile de France, i cui signori divennero appunto i re di Francia.

Insomma, la finanza francese era alla ricerca di occasioni di investimento tranquillo, e Chirac gli diede per 25 anni la concessione dell’acqua di Parigi. Concessione per la quale fu pagato un canone iniziale e poi uno annuo, che permise a Chirac di avere maggiori risorse da spendere per la sua grandeur di sindaco.
Anche adesso noi italiani siamo preoccupati della penetrazione della finanza francese in tanti settori nazionali: il fatto è che la ricchezza privata dei francesi è molto più grande della nostra, e il loro debito pubblico molto più piccolo: per cui i prudenti gestori di patrimoni, accanto agli immobili, ai CCT e all’oro, vogliono anche azioni tranquille, e poche cose sono più tranquille dei servizi pubblici, che sono dei monopoli di fatto.

Senza stare a fare tante gare (in Francia quelli che comandano sono tutti compagni di scuola), la rete di Parigi fu divisa tra Lyonnaise des Eaux la rive gauche e Veolia la rive droite. Gli stessi che cercano di inserirsi nel mercato italiano, insieme a Caltagirone.
Ma Chirac, che prima di essere un politico di destra è stato un alto funzionario dello stato, il senso dello stato ce l’aveva e non fece un contratto capestro, o una normativa che gli legasse le mani per sempre, come il nostro ministro Ronchi: semplicemente diede in affitto la gestione per 25 anni. Nei primi anni si capì che era meglio dividere tra produzione, controllo e vendita all’ingrosso, da affidare a una società mista pubblico-privata, la SAGEP (societè anonyme de gestion des eaux de Paris) e le due società private sopraddettte, che curavano il dettaglio e il trasporto a domicilio degli utenti: in questo modo si dovette allungare la concessione di due anni.

Nel 2001 diventa sindaco il socialista Delanoe, che senza particolari furori ideologici aveva messo nel suo programma la verifica della convenienza e dell’efficienza della privatizzazione dell’acqua. In effetti , un riesame accurato è cominciato solo nel 2006, tanto nessuno aveva intenzione di pagare delle penali per rottura anticipata di contratto: le sole cose che si sono fatte subito sono state la cessione delle quote di SAGEP detenute dalle società di esercizio alla Cassa Depositi e Prestiti, per evitare che i controllati fossero azionisti del controllore, e la costituzione, all’interno del Comune, di un “polo di competenza idrica”, sempre per non farsi prendere per il naso.

Nel 2006 una prima analisi dimostra che i rapporti tra comune proprietario, Sagep e esercenti sono confusi e poco trasparenti, e il comune avvia un’analisi comparativa, in Francia e all’estero, sui differenti sistemi di organizzazione del servizio dell’acqua, e la possibile ripubblicizzazione entra nel programma elettorale di Delanoe nel marzo 2008. Il 24 novembre dello stesso anno il consiglio municipale di Parigi, composto di 163 membri (che fanno anche parte del consiglio dei 20 arrondissements), decide che per avere una gestione razionale e ottimale di un servizio strategico come l’acqua bisogna avere un gestore unico,dalla produzione alla distribuzione, pubblico e aperto alla partecipazione, e annuncia che la concessione non verrà rinnovata alla scadenza.
In particolare, il consiglio comunale rileva che la gestione di un bene pubblico mal si concilia con l’esigenza di produrre utili a breve termine, come è nel modo di agire di un management privato.

Il comune decide anche che gli utili della gestione, stimati in 30 mil euro all’anno, saranno destinati agli investimenti e alla riduzione delle tariffe.
Per quanto riguarda gli strumenti di partecipazione, mentre il cda della vecchia SAGEP era composto da 7 rappresentanti del comune e 3 degli altri azionisti (prima i privati, poi la cassa depositi e prestiti) adesso si passa a 10 del comune e 2 dei dipendenti. Il consiglio di sorveglianza, che prima era composto da 2 esperti del comune, uno del mondo associativo e 3 dei dipendenti, adesso passa a 3 del mondo associativo e 2 tecnici qualificati espressi dall’ “osservatorio municipale dell’acqua”. Questo organismo, di nuova istituzione, tiene sedute aperte al pubblico ed è composto dai rappresentanti delle associazioni degli utenti, da membri designati dal consiglio comunale e dagli arrondissement. e da rappresentanti dei tecnici e dei dipendenti.

Tra il comune e la sua società interamente pubblica si fa un contratto quinquennale per obiettivi, con un rapporto annuale basato anche su confronti di benchmark a livello francese ed europeo.

Dopo i primi mesi di ripubblicizzazione, il sindaco ha annunciato una riduzione della tariffa dell’8%, su quella vigente di euro 1,04 al mc. (che è già più bassa di quella di Torino, 1,33 euro/mc: ma l’incidenza di imposte e contributi obbligatori a organi di controllo e smaltimento in Francia è più bassa , solo il 26,5%).

Claudio Bellavita

Pubblicato in : Primo piano

Info Claudio Bellavita

claudio bellavita, dirigente Stet-telecom in pensione, è anche stato amministratore di banche. Ora si occupa di politica locale (capogruppo pd circoscrizione centro di Torino) e scrive. La sua “tutta la storia del mondo in un pomeriggio” uscita come e-book su Amazon è in testa alla classifica del settore educazione, e verrà adottata dal liceo italiano di Parigi e consigliata come lettura alle matricole di ingegneria gestionale del Politecnico

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