
Giorgia Meloni ha fatto benissimo a confermare – dopo aver sentito il COPASIR come prevede la legge – i vertici dell’ intelligence italiana. L’ Ambasciatore Elisabetta Belloni e i Direttori Gianni Caravelli e Mario Parente godono di una grandestima bipartizan per le loro capacità professionali e per il loro spiccato senso dello Stato.
La stabilità è la continuità negli assetti apicali dei servizi segreti è importante per assicurare la massima efficacia ed efficienza delle attività di Intelligence in una fase come l’attuale caratterizzata dall’ invasione militare russa in Ucraina, da nuove minacce interne di matrice eversiva e mafiosa, da crisi energetica e inflazione.
La stabilità del comparto favorisce anche un clima politico sereno e costruttivo (a parte le sparate di Donzelli e l’imperizia di Dal Mastro) per discutere in modo fruttuoso in Parlamento Sicurezza Nazionale e valutare le decisioni da assumere per migliorare a livello operativo e legislativo l’intelligence italiana.
Il mio auspicio è che l’invito di Formiche ad aprire un dibattito https://formiche.net/2023/02/riforma-intelligence-servizi/
sia raccolto al più presto – subito dopo l’esito delle elezioni regionali e degli imminenti di congressi del PD e di +Europa.
Quale dovrebbe essere – a mio avviso l’obiettivo strategico da raggiungere in questa legislatura? Possiamo essere certamente soddisfatti del funzionamento dei nostri servizi, ma possiamo migliorare ancora. Dovremmo, tra l’altro, intervenire in campi attigui delle politiche pubbliche (per esempio Golden Power e Cybersecurity dove siamo ancora lontani dal raggiungimento di obiettivi ottimali.
In che direzione lavorare per migliorare l’intelligence italiani? Il traguardo da raggiungere è molto chiaro: allineare gli standard italiani a quelli dei 5Eyes, anche nella possibile prospettiva (di medio periodo) di un loro allargamento https://formiche.net/2021/09/allargamento-five-eyes-e-italia/ ad altri paesi come Italia, Giappone o Germania.
Una prima direzione di marcia é – come ha suggerito il mio collega di insegnamento alla Cesare Alfieri Firenze, il Prefetto Adriano Soi, già a capo delle Relazioni Istituzionali del DIS – https://formiche.net/2023/01/sicurezza-nazionale-ripartiamo-dal-cisr/. Soi propone di introdurre miglioramenti sostanziali a legislazione vigente da mettere in atto con atti organizzativi e di alta amministrazione. Per esempio rafforzare la segreteria tecnica del CISR e potenziarne il ruolo sinora sottostimato del CISR. Il secondo aspetto è riformare la legge 124 del 2007 per adeguare le norme alle nuove sfide che si intravedono per il futuro dell’Intelligence in Italia, nel Mediterraneo, in Europa e nel mondo. .
A legislazione inviarata mi sembra che oltre a quanto proposto da Soi il DIS debba possa compiere un salto di qualità su altri tre fronti.
Il primo riguarda le attività della Scuola soprattutto nel segmento della ricerca e e della diffusione della cultura della Sicurezza nei rapporti con le università.
Rispetto alla spinta propulsiva impressa da Gianni De Gennaro, Marco Minniiti e Giampaolo Massolo l’impegno verso l’esterno sembra essersi in parte affievolito. E’ un peccato perché gli atenei (sia in termini di ricerca che di didattica) potrebbero offrire un grande contributo istituzionale in materia di Intelligence Tecnologica-Scientifica settore che da sempre in Italia non é stato adeguatamente coltivato se non quando direttamente collegato ai temi della Difesa. Si pensi ai settori della Global Health e pandemie, fusione nucleare, biotecnologie e cambiamento climatico.
Approfondire (e divulgare all’opinione pubblica) senza improvvisazioni i rischi e minacce in questi settori é un pilastro fondamentale della cultura della sicurezza anche per contrastare con efficace le campagne di disinformazione che inondano quotidianamente i cittadini. . . .
Un secondo segmento in cui il DIS potrebbe fare molto di più riguarda è l’analisi strategica esplicitamente indicata nella legge 124 come comito specifico del Dipartimento.
A questo proposito osservo che la nostra tradizione parlamentare é sempre stata più rivolta al passato con le pur pregevoli relazioni presentate dal Sistema di informazione della Repubblica. Come in altri paesi sarebbe, viceversa, opportuno, che la Presidenza del Consiglio inoltri alla Camera e al Senato materiali molto più ampi e approfonditi sulle prospettive future dell’Italia nel contesto mediterraneo e europeo e globale. Scommettere sul futuro é sempre molto difficile. A mio avviso su questo fronte sarebbe utile nelle forme opportune attivare anche gli operativi perché alcuni sintomi allo stato embrionale possono essere colti soltanto da chi lavora sula campo.
In campo previsionale ad esempio una mappatura dettagliata sugli effetti e sulle implicazioni di medio e lungo periodo della nota dipendenza digitale e tecnologica dell’Italia dalla Cina, se si esclude il prezioso contributo del COPASIR durante la prima Presidenza Guerini.
Il terzo settore da affrontare a legislazione vigente é quello della comunicazione esterna dei servizi. In tutti i paesi il rischio che si corre in questo campo è quello di cadere in un eccesso di dipendenza dalla politica. Non servono certo le contrapposizioni, ma l’intelligence dovrebbe aver un suo profilo e sua voce perché in alcune occasioni è importante che possa come fa nei paesi anglosassoni “go public”. . Prendiamo il gas russo gli addetti ai lavori sanno quante volte la CIA abbia raccomandato riservatamente agli Stati membri della UE di non superare il 35% per evitare una dipendenza eccessiva da Mosca.
Sul declassificato per rendere l’accesso facile basterebbe copiare l’archivio digitale della reading room della CIA https://www.cia.gov/readingroom/what-electronic-reading-room
Ma a volte non c’è bisogno di aver accesso al materiale riservato della CIA. Nel 2014 bastava leggere l’allarme sulle importazioni energetiche dalla Russia del Professor Umberto Saccone (con grandi esperienze al SISMI e all’ENI) sul sito del SISR https://www.sicurezzanazionale.gov.it/sisr.nsf/approfondimenti/nuovi-scenari-di-sicurezza-energetica.html
In casi come questi forse la nostra intelligence potrebbe forse svolgere un ruolo si sensibilizzazione più incisivo nei confronti dei decisori ed una comunicazione più mirata ai media e all’opinione pubblica di un materiale peraltro pubblico. L’invasione russa dell’Ucraina avrebbe quantomeno trovato un’Italia più preparata e i politici avrebbero agito con maggiore prudenza prima di assumere incarichi apicali nelle società russe.
Sempre in materia di comunicazione di servizio pubblico un ruolo proattivo del DIS sarebbe davvero auspicabile. Si pensi al fatto che un paio di giorni fa tutti i telegiornali delle 20 hanno aperto dando come prima notizia un allarme minore in materia di Cyber Security che in tutta Italia ha colpito soltanto 19 piccole imprese e non significative!
Per quanto riguarda la riforma legislativa suggerisco di affrontare alcuni ralcuni spunti di Mario Caligiuri https://formiche.net/2023/02/sicurezza-nazionale-e-intelligence-i-consigli-di-mario-caligiuri/ . Caligiuri ha innanzitutto ragione quando dice che Sicurezza Nazionale, Difesa, e Cybersecurity non possono essere affrontati da organi paralleli, ma occorre una visione unitaria che potrebbe passare da una definizione diversa del CISR come Consiglio per la Sicurezza Nazionale onde prevenire il perdurare di residue compartimentazioni dei dicasteri.
La convergenza degli organi serve anche nel ridefinire ruoli e funzioni delle Agenzie. Tutti concordano sul fatto che i confini tra interno ed estero, civile e militare, pubblico privato (soprattutto in SPA controllate dal MEF) sono molto più labili che in passato.
Sta sviluppando una crescente convergenza multidisciplinare tra le diverse discipline di Intelligence. Humint, Sigint, Osint, Datamining. ecc.. non possono più operare in modo compartimentato come è accaduto per decenni. Oggi serve una convergenza ed una interazione orizzonale alla base e non solo ai vertici della Piramide.
Le agenzie devono essere ridisegnate su basi tematiche trasversali e non su compartimenti verticali. Se prendiamo una vicenda come Alpi Aviation – a prescindere dalle indagini della magistratura sui risvolti di legalità – risulta evidente da quanto si legge sulla Stampa che esiste un intreccio sostanziale tra cosa è avvenuto ad Honk Kong e cosa è avvenuto a Roma e in Italia. E’ del tutto evidente che in caso simile non ha senso la divisione tra AISI e AISE: Sarebbe invece utilissima un Agenzia specializzata in Intelligence Economica Finanziaria e Tecnologico-Scientifica a cui ricondurre anche la sicurezza energetica, ambientale e cibernetica (per la parte di competenza dei servizi).
A questo esempio aggiungo un aspetto (la cooperazione internazionale) che la riforma deve affrontare anche se so che é particolarmente difficile trovare soluzioni giuridiche adeguate. Oggi la cooperazione operativa con i servizi .collegati é una chiave fondamentale di successo delle operazioni.
Sotto questo profilo le garanzie funzionali dovrebbero essere estese agli operativi di altre nazionalità che collaborano con i nostri agenti. Tutti sanno che da molti anni che il passaporto diplomatico è una copertura sufficiente, ma un paese non è credibile quando assolvere gli agenti italiani e condanna a pesanti quelli americani o di altri alleati come é avvenuto nel nostro paese.
Concludo affermando che – al di là delle necessarie modifiche organizzative, amministrative e legislative – il nuovo Parlamento italiano deve compiere Italia un vero e proprio salto di qualità sul piano politico e culturale in materia di sicurezza nazionale.
Per illustrare meglio ai lettori di Formiche cosa intendo suggerisco ai nostri politici di riflettere sul dilemma drammatico che in queste settimane sta vivendo
Benjamin Netanyahu, un leader di destra molto discusso, ma certamente un politico di razza.
Come comportarsi con Iron Dome ripstto Ucraina? Il dilemma davvero amletico per Israele è se offrire o non offrire a Kiev i propri efficientissimi apparati di difesa aerea.
In pochi sanno, tra l’ altro, che una delle fondatrici dello Stato di Israele Golda Meier all’anagrafe Golda Mabovič, nacque il 3 maggio 1898 proprio a Kiev, in Ucraina. Di Lei mi ha sempre colpito una frase: “Chi non sa piangere senza ritegno, non sa nemmeno ridere.”
Anche in memoria dei padri fondatori e della celebre premier israeliana Benjamin Netanyahu ha la possibilità di compiere un gesto di generosità destinato a risparmiare migliaia di vittime civili in Ucraina.
Stiamo parlando di difesa pura, ma ciò nonostante si tratta o non di tratta di un rischio troppo alto per la sicurezza di Israele?
Israele é un paese piccolo che convive da decenni con gravi minacce e deve agire con grande prudenza. https://www.thejc.com/news/israel/kremlin-warns-israel-over-claims-it-may-supply-ukraine-with-iron-dome-tech-1JfyN5QurqxieFDSCZIqQn
Benjamin Netanyahu avrebbe l’ occasione di passare la storia con un atto di generosità straordinariamente utile per difendere la sicurezza, la libertà del popolo ucraino e più in generale i valori del mondo libero.
Non sono ovviamente in grado di dare una risposta se sia un azzardo dare all’Ucraina il sistema israeliano di difesa antimissile IRON “DOME”
Si ve sapere, però, che dal 2011 ha funzionato sinora in modo egregio per prevenire i razzi e missili da Gaza, ricordo invece nel 2009 aver visitato insieme al sindaco di Sderot centinaia di protezioni e rifugi anti aree per sparse dovunque nella cittadina israeliana, apartire dalle scuole materne ed elemena. Con Iron Dome le cose sono radicalmente cambiate la minaccia dei razzi da Gaza è grandemente diminuita.
Con cieli finalmente più sicuri (ogni giorno centinaia di missili russi piovono sul suo territorio ) l’Ucraina avrebbe anche maggior spazio per agire sul piano diplomatico e militare perché l’emergenza bellica sarebbe molto più circoscritta territorialmente e un possibile cessate il fuoco con interposizione della Croce Rossa Internazionale forse più vicino. In teoria diversamente da una NO Fly Zone Iron Dome sarebbe uno strumento assolutamente difensivo ed in quanto tale più difficile da contestare da parte russa.
L’ estensione recentissima degli accordi di Abramo alla Cybersecurity potrebbero far ben sperare, ma tutti i dubbi che ho indicato per la sicurezza nazionale di Israele restano in piedi.
In questi giorni forse nessun dilemma esemplare come quello che ho appena indicato dimostra come la classe politica italiana debbano molto più sul serio la Sicurezza Nazionale, o peggio utilizzare materiali sensibili per fare propaganda e operazioni di bottega.
Marco Mayer

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