Accompagnavo il vecchio guardingo nell’edificio di Rue de Spa (dietro Maelbeek) con un paio di suoi loffi collaboratori. Andavamo dove dovevamo andare, a far quello che dovevamo fare, in una delle Direzioni più importanti della Commissione.
Da qualche tempo, il nostro misero mondo di numeri e numeretti (azzeccagarbugli e contabili) è in subbuglio per la richiesta di una rendicontazione non finanziaria (che viene proprio da qui). Per vecchi uomini d’affari che hanno solo mirato al valsente (come il vecchio guardingo), la richiesta appare una gran fesseria. Per loro “il dané è il dané” e “gli investitori vogliono sapere solo di quello”. Come chiedere ad un’attempata prostituta di raccontare come, in che modo, con quali attrezzi compie il suo antico lavoro e, soprattutto, se, e come ritiene di essere (o diventare), sostenibile.
Accompagnarlo in questi luoghi è dura (e da ridere). Ci si sente come giovani mogli a bada di vecchi mariti recalcitranti. Se cito la “governance” lo incupisco. Quando menziono “gli azionisti di minoranza” lo inquieto. Se azzardo il vocabolo “sostenibilità”, sbuffa come uno alle prese con la spazzatura. Tempo fa, il vecchio doveva decidere tre cose: se chiedere un nuovo rating a Fitch; se predisporre una rendicontazione socio-ambientale (extra finanziaria); se chiedere un rating di sostenibilità a Standard Ethics. Per una prostituta sarebbe stato come aprirsi ad un commercialista, andare da un medico, promuoversi su un sito. Anche le prostitute si rinnovano (almeno quelle libere di darsi delle regole ovviamente, non le poveracce in schiavitù).
Lui non ha concluso nulla, a parte laute elargizioni e donazioni a vanvera che lo hanno fatto apparire ancora più furbo di quello che è. Ora ha problemi con alcuni investitori che del dané se ne fanno poco a fronte di una partecipazione azionaria che può rivelarsi un rischio reputazionale: vogliono un ulteriore rating di merito creditizio e vorrebbero anche vedere un vero rating extra-finanziario, non chiacchiere. In finanza, quando uno arriva a chiederti una cosa, vuol dire che sei in ritardo, hai già un problema, hai perso un treno (cocco).
Il vecchio guardingo ha (però) il pregio di capire (al volo) quando si mette male. Come una furba tenutaria, annusa il mercato, capisce i clienti ed è ratta nel comparare corsetti, guepiere e calze per tutte le sue ragazze (se è quello che va in quel momento). Ma, alla fine, rimane una tenutaria all’antica che cela malamente tutto il suo fastidio per qualcosa di più complicato che una sveltina mal pagata.
Solitamente, le riunioni si svolgono in tre sessioni. La prima: il vecchio racconta di sé e del suo impero e dei tempi passati. I suoi allegri collaboratori annuiscono ed io faccio alcune precisazioni. La seconda: il vecchio risponde ad alcune domande, poi racconta di sé e del suo impero e dei tempi passati. I suoi allegri collaboratori annuiscono ed io completo le risposte. La terza: il vecchio risponde ad alcune critiche, poi racconta di sé e del suo impero e dei tempi passati. I suoi allegri collaboratori annuiscono ed io difendo il difendibile. Alla fine della riunione, io stringo (per ultima) le mani dei nostri interlocutori e lascio loro il mio biglietto da visita ed il mio cellulare, con la solita raccomandazione di chiamarmi se hanno bisogno di chiarimenti (e ne hanno sempre bisogno), e la solita preoccupazione: che non mi chiamino per invitarmi a cena.
Una volta “Trinità” (Terence Hill) si offese quando dissero che sua madre era una “vecchia baldracca”. “Bambino” (Bud Spencer) chiese perché, visto che “era davvero una baldracca”. Rispose: “Perché non è per nulla vecchia”. Andare in giro per il mondo con delle aziende-baldracche non è poi così strano: infondo, sono tutte in cerca di guadagno. Diventa faticoso farlo con quelle che ragionano da vecchie. Se proprio si deve darla via, lo si faccia con stile, in sicurezza ed onestà, avendo un occhio alla propria salute ed a quella degli altri. La sostenibilità non è nulla più di questo.
Domani a Francoforte. E non so come andrà a finire

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