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La politica questo male curabile. Ma inguaribile

In Italia è meglio evitare di formulare delle ipotesi politiche o economiche. Ci sono, infatti, troppe “variabili” che, come tali, andrebbero a inficiare anche il più equilibrato dei pronostici.

di Daniela Piesco | 14 Giugno 2021

La politica italiana è cambiata a causa delle conseguenze generate dalla pandemia Covid 19. Più specificatamente la situazione politica ha risentito:

-delle misure attuate dal governo per impedire l’insorgere dei focolai di epidemia e per superare la crisi del Sistema Sanitario Nazionale (sovraffollamento dei reparti di terapia intensiva e impossibilità di garantire le altre prestazioni sanitarie), le quali hanno portato allo scoperto le fragilità del nostro sistema amministrativo;

-del distanziamento sociale attuato per limitare la diffusione del coronavirus tra i cittadini, il cosiddetto “lockdown” che ha avuto un forte impatto negativo sull’economia;

-del comportamento attuato dall’Unione Europea per aiutare i paesi più fragili economicamente a superare l’impatto della crisi economica generata dalle suddette misure di contrasto alla pandemia.

Le conseguenze sulla situazione politica italiana sono state molteplici.

Oltre alla crisi sanitaria l’azione depressiva del lockdown (confinamento) sul sistema economico ha determinato ingenti danni economici al sistema produttivo.

Il governo italiano e l’Unione Europea hanno messo in campo delle misure sia emergenziali che di medio periodo, in parte già attuate e in parte ancora da implementare.

Alcune conseguenze politiche della pandemia o più precisamente delle misure attuate per contrastarne la diffusione e mitigarne i danni sono state particolarmente evidenti.

Ma cosa significa essere europei ?

Dal 1979 esiste un Parlamento UE, eletto a suffragio universale, che rappresenta oltre
settecento milioni di cittadini dei Paesi che hanno aderito all’Unione. Esiste, inoltre,
una Corte di Giustizia e una Banca Europea (BCE).

Insomma, l’UE rappresenta un’imprescindibile realtà socio/politica non solo nel Vecchio Continente. Il nostro Paese è stato uno dei primi a credere in una Federazione Europea.

Da Roma sono nate tutte quelle premesse che hanno portato all’attuale realtà.

L’Italia, però, ha ancora da affrontare suoi problemi interni. Certo è che ci sono
tuttora delle mete interiori da conquistare.

Tuttavia essere europei è importante. Sotto ogni profilo.

Del resto, oltre tre milioni di cittadini italiani vivono in altri Paesi UE e la loro integrazione si è realizzata in termini ormai più che fisiologici.

Quindi,italiani sì, ma anche cittadini d’Europa.

La nostra Comunità nel Vecchio Continente è, sicuramente, più numerosa di quella
in essere nelle Americhe. Mostrarsi europei, quindi, significa anche condividere una
realtà ben più articolata di quella vissuta sul territorio nazionale e nel resto del
mondo.

Piuttosto in questo nuovo Millennio la società europea sarà ampiamente multi etnica e potrebbe essere varata una Costituzione Europea.

Pur se ci vorrà ancora tempo per superare alcuni comportamenti tipicamente
“nazionalisti”, si spera che non verrà meno l’impegno per andare oltre.

Superati i compromessi, il futuro che si attende favorirà anche il rilancio dello sviluppo socio/economico tra gli Stati membri.

Politica compresa.

Perché essere “parte” di un “, tutto” resta una garanzia che non può dimenticare la realtà italiana.

Le “cure” per salvare capra e cavoli

Sarebbe interessante cercare le vere cause di questa politica Italiana del malessere, inserita in un’Europa che ,intende giocare il suo ruolo in un mondo colpito da una Pandemia drammatica.

Il solo fatto che l’Euro Zona continui a estendersi, la dice lunga su una serie di considerazioni per le quali la nostra economia si trova compromessa.

Dopo anni dal varo della moneta unica, nonostante la deflazione, da noi la crisi economica resta una delle peggiore in UE.

Questa realtà, che ancor più si rileva per una situazione politica, sta svelando il suo poliedrico fine.

L’importante, sarebbe evitare di confondere la realtà di questo Esecutivo con quella economica.

Le due concretezze, pur coesistendo, hanno matrici differenti. Come diverse dovrebbero essere le “cure” per salvare capra e cavoli.

Non è più possibile, né auspicabile, tornare agli accordi economici di settore che non tengano conto della globalizzazione di una situazione già ribaltata a livello internazionale.

L’incertezza è figlia della sfiducia e quest’ultima trova le sue origini negli effetti governativi che continuano ad avere manifestazioni in negativo nella cronaca.

E’ il sistema che dovrebbe conformarsi.

La presenza contemporanea della politica con l’economia, ha sancito il motto ” Chi non chiede niente non vale niente”.

Ma , questo principio non dovrebbe più avere una sua logica anche se la politica italiana non è ancora nelle condizioni per fronteggiare i motivi di una crisi d’identità che resta, forse, ancora più complessa di quanto appare.

Ripresa nazionale?

Le preoccupazioni che genera la situazione politica ci sono ancora tutte.

Lavorare, ora, significa tentare di sopravvivere.

Per la nostra Costituzione sarebbe anche un diritto: un servizio a fronte di una remunerazione.

E, su quest’assioma,vedremo come risponderà il mercato nazionale.

Oltre le chimere della politica, resta fondamentale il concetto d’equità nella
distribuzione delle risorse.

Questa, a ben osservare resta la parte più difficile che i decreti ministeriali non potranno disciplinare.

Alle soglie dell’estate resta difficile ritrovare le speranze quando mancano i mezzi per poterle concretare.

Certo è che le scelte che si faranno oggi condizioneranno quelle di domani. Anche a pandemia sconfitta.

La nostra è sempre stata un’economia fragile.

Oggi, in UE, abbiamo più bisogni di tutti gli altri Paesi membri.

Come, e quando, si realizzerà la ripresa economica nazionale?

Una domanda che non può avere, al momento, una risposta univoca.

Come per il passato, saranno i ceti più “deboli” a pagare il prezzo più alto della recessione. Non resta che capire chi, e come, sarà in grado di garantire un minimo vitale per tutti e senza contropartita.

Una ipotesi politica?

In Italia è meglio evitare di formulare delle ipotesi politiche o economiche. Ci sono,
infatti, troppe “variabili” che, come tali, andrebbero a inficiare anche il più
equilibrato dei pronostici.

Meglio, di conseguenza, essere aggiornati sui fatti; ma dopo che siano maturati.

Se le previsioni sono impossibili, non lo sono le analisi.

Il programma di questo Governo, dovrà essere riesaminato per chiarire possibili
“intralci” di percorso. Perché, tanto per rammentarlo, nessuno è perfetto e, in
politica, la volontà del singolo non sempre è in armonia con quella del patto che
consente la governabilità del Paese in un momento tanto complesso.

Il nostro Paese ha da essere sostenuto.

Siamo parte di un tutto sul quale si intende contare.

Per sanare la nostra Economia sarà indispensabile un impegno internazionale che dovrebbe verificarsi con l’impegno europeo.

Con la speranza che ciascuno faccia la sua parte.

Ciò si auspica nell’interesse di un Paese che è in “ginocchio”.

Daniela Piesco – Vice Direttore Radici

Pubblicato in : #Pensalibero24Tag: anni, banca europea, bce, cittadini italiani, considerazioni, costituzione, crisi, crisi economica, danni, futuro, globalizzazione, governo, governo italiano, integrazione, italia, mercato, misure, mondo, moneta unica, parlamento, politica italiana, recessione, roma, sistema economico, situazione politica italiana

Info Daniela Piesco

Avvocato, giornalista pubblicista, direttore responsabile del quotidiano online “L’Eco del Sannio” di Benevento, condirettore del giornale internazionale on line “Radici”. Appassionata di cultura, politica e attualità scrive su “L’Eco di Milano e Provincia”, sul “Corriere Nazionale”, sul “Corriere di Puglia e Lucania” e su “Stampa Parlamento”.
“Sono fermamente convinta, prendendo a prestito le parole di Moravia, che quando le informazioni mancano, le voci crescono.”

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