Il crollo delle ideologie è avvenuto alla fine del secolo scorso, dopo il 1989, a seguito della caduta del Muro di Berlino. Lo sappiamo, ormai è storia, ma un commento si impone. A tal proposito, infatti, mi ricordo che, già nei primissimi anni novanta, tra noi studenti universitari, si ragionava e si parlava un linguaggio ormai libero dalle vecchie pastoie ideologiche perché, in quel frangente, cioè nel momento in cui stavamo maturando la nostra coscienza politica, non sentivamo certo la necessità – come era invece accaduto ai nostri fratelli maggiori – di relazionarci con il peso dell’oppressione ideologica. Eravamo in una fase diversa, che sentivamo “nuova”. Eravamo mossi da un’urgenza di cambiamento profondo, un’urgenza di libertà e di legalità. Volevamo un sistema più moderno. Cercavamo uno sbocco, non ancora chiaro, che rispecchiasse la nuova realtà in divenire e il futuro che sognavamo. Quindi, non sapevamo ancora quale sarebbe stato lo scenario politico che si sarebbe formato negli anni successivi e che avrebbe caratterizzato, nel bene e nel male, il nostro avvenire. Eppure, tra molti studenti di allora, vi era la consapevolezza che, ormai, il passato ideologico era archiviato, lo avevamo alle nostre spalle, non ci toccava direttamente e, anzi, bisognava costruire o conquistare spazi di democrazia, di libertà e di uguaglianza, che non fossero più ostacolati da freni ideologici. E infatti, nel 1991/92, mentre il Presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, picconava il sistema e mentre il Palazzo restava fermo a vecchi schemi, le nuove generazioni erano già con la testa fuori dalle vecchie logiche di centro, di destra o di sinistra e dalle ideologie novecentesche. Il sistema andava riformato. Oggi, venti anni dopo, mentre la classe dirigente partitocratica si affanna a dimostrare a se stessa che siamo ormai in una fase post-ideologica (lo siamo da due decenni!), i cittadini sono già andati oltre, sono più avanti, pongono altre domande, cercano risposte diverse. Marco Pannella lo ripete da tempo: la politica procede solo per salti. E così, infatti, in questo 2011, è come se tra il Palazzo e i cittadini si fosse creato un divario di venti anni. E’ arrivato perciò il momento, per la politica italiana, di compiere un salto e di procedere oltre. Purtroppo, ancora oggi, da una lato regna il Potere partitocratico, fermo, statico, immobile, erede diretto della cosiddetta Prima Repubblica, sopravvissuto in piena continuità con i decenni precedenti, cioè sempre immerso in un eterno presente; dall’altro lato, ci sono i cittadini, con la legittima richiesta di riforme, con una consapevolezza diversa rispetto al Potere e con la volontà di voltare pagina. In questo quadro, a partire da una riflessione interna ai Radicali, soprattutto negli ultimi tre anni, Marco Pannella ci ha offerto le chiavi di lettura per comprendere quello che sta accadendo sul piano politico, sia a livello nazionale che transnazionale. In altre parole, ci ha indicato quello che, in quanto classe dirigente radicale, siamo chiamati a concepire per rispondere e corrispondere alla crisi in atto. In particolar modo, Pannella insiste su tre aspetti: la questione dell’esilio di Saddam, il libro giallo sulla Peste italiana e il documento del Centro di ascolto Radiotelevisivo, elaborato da Gianni Betto. Questi tre punti rappresentano il presupposto da conoscere e far conoscere, se vogliamo conquistare uno spazio minimo di democrazia e di libertà per i cittadini, cioè per rendere possibile quella circolazione delle idee senza la quale non vi può essere né libertà né democrazia. Si tratta di organizzare incontri e dibattiti nelle varie realtà territoriali, promuovere convegni, discussioni, approfondimenti usando i mezzi che abbiamo, le associazioni locali, gli strumenti individuali e collettivi di cui siamo capaci. Certo, se vi fosse l’attenzione delle tv e dei grandi giornali, allora potremmo superare meglio gli ostacoli posti dalla partitocrazia imperante, ma la stampa libera sembra divenuta una realtà di nicchia e non si vedono, al momento, un Pier Paolo Pasolini o un Leonardo Sciascia tra le firme dei maggiori quotidiani nazionali. Dovremo utilizzare le forze che abbiamo, le energie che possiamo spendere, la creatività di cui siamo da sempre capaci.
Pier Paolo Segneri

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