A Firenze da gennaio stop ai mezzi più inquinanti per le alte concentrazioni di smog soprattutto sui viali di circonvallazione. Lo smog soffoca anche Mantova, piena pianura Padana, con limitazioni alla circolazione, ovviamente programmate ma non risolutive.
Un giorno ai primi di giugno del 2014 (come passa il tempo!) ero alla Stazione Meteorologica di Sestola – Monte Cimone, provincia di Modena, 2173 metri sul livello del mare, per una conferenza sul cambiamento climatico e il ruolo delle rilevazioni. Esperti di meteo ovunque , generali e colonnelli dell’Aeronautica che da anni studiano cieli e nuvole, clima e cirri.
Vi risparmio i dati sull’aumento dell’anidride carbonica che già quattro anni fa erano preoccupanti, ora sono allarmanti. Climatologi e scienziati del meteo fecero vedere un disegno che documentava il progressivo costante aumento delle concentrazioni di CO2 e dell’aumento medio della temperatura. Una salita continua come quella per andare sul Monte Cimone. Poi fecero vedere dalla finestra che cosa c’era lì sotto, sotto il Monte Cimone: la pianura Padana. Non si vedeva naturalmente un panorama preciso di campi e torri, nuclei urbani e capannoni se non nelle immediate vicinanza, ma un mare violetto, una distesa di cielo color violaceo, tendente al fucsia con striature di grigio. Ecco quello è lo smog.
Quel panorama violaceo senza profumo alla violetta mi colpì anche di più dei grafici preoccupanti sull’aumento quasi incontrollato dell’anidride carbonica e di altri inquinanti sottili , o cosiddetti sottili. Viviamo e respiriamo un’aria violetta.
Oggi, quattro anni dopo quella esperienza a Sestola, scopriamo che, secondo l’ultimo dossier dell’Ispra, Brescia, Torino e Lodi sono in testa nella poco invidiabile classifica delle città zona con il più alto tasso di smog.
In coda, e stavolta la coda è buona, c’è Viterbo: si vede altro clima, altra posizione , eredità di salubrità etrusca, città di Papi. Nel frattempo che cosa abbiamo fatto per combattere lo smog e il rialzo delle temperature? Non molto. Lanciamo programmi, facciamo conferenze, ci dividiamo sui rimedi e i grandi decisori continuano con le pratiche di una volta, come se non ci fosse questo rischio di non ritorno a 20 o 40 anni.
Bisognerebbe mandare come un videorullo le interviste agli scienziati che prevedono, con tanto di cartine, dove arriverà il mare se non si ferma l’aumento termico. L’altra notte, l’insonnia porta a documentarsi, un signore in televisione parlava di mare a Ferrara. Pensavo fosse uno scrittore di fantascienza, era invece un climatologo.
Raccontava sulla base dei dati in possesso che nel 2100, 80 anni non mille anni, se non si invertiranno le tendenze, con l’aumento delle temperature e l’innalzamento dei livelli dei mari, l’Adriatico arriverà alle porte di Ferrara, e quindi sarà inutile la superstrada Ferrara Porto Garibaldi. Come cambierà Venezia? E come sarà la costiera triestina? E a Fiumicino ci sarà bisogno di zattere? E la spiaggia di Rimini?
Buon Natale a chi studia l’ambiente, buon Natale a chi vuol salvare la Terra cominciando dall’aria che respiriamo.
Fabrizio Binacchi

Lascia un commento