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La persona più adatta ad assumere la carica di vice è Vance. Sostiene il tycoon

di Carla Ceretelli | 18 Luglio 2024

La persona più adatta ad assumere la carica  di vice è Vance. Sostiene  il tycoon.

E se non lo sa lui..

J.D. Vance, l’eroe dei diseredati ex caporale in Iraq: il vice di Trump incarna l’isolazionismo americano.

Ecco dunque chi è J.D. Vance,  il suo candidato alla vicepresidenza Usa.

Compirà 40 anni il 2 agosto. Laureato in legge a Jale è stato  senatore per lo Stato dell’Ohio dal 2023. Ex marine ed ex manager,  è un conservatore duro e puro. Milita tra le fazioni più dure dei conservatori. Davvero poco  clemente verso Joe.  

Trump ha sciolto la riserva durante la convention dei repubblicani a Milwaukee sostenendo  che  “Dopo una lunga riflessione, e considerando gli straordinari talenti di molti altri, ho deciso che la persona più adatta ad assumere la carica”.  Lo ha scritto  sul suo social Truth.

Dunque se  Trump vincesse la corsa alla Casa Bianca, il suo vice sarebbe tra i più giovani nella storia degli Stati Uniti. E, così pare, fra i più duri e abbastanza presuntuosi..

Ha lavorato come corrispondente militare, ruolo che fa parte a tutti gli effetti dei Marines statunitensi, durante la guerra in Iraq, tra il liceo e gli studi universitari.

Rientrato in patria si è laureato in  scienze politiche e filosofia.

Ha fatto inoltre il portaborse  del senatore repubblicano Bob Shuler . Nato e  cresciuto protestante, nel 2019 è stato battezzato con rito cattolico.

 Grazie alla sua abilità eccellente  è riuscito a portare a casa decine di milioni di dollari in un’area tradizionalmente legata ai Democratici, quella dell’alta tecnologia. La Silicon Valley. Tra gli elettori  democratici   era da tempo uno dei volti più  noti e apprezzati. La sua autobiografia è  uscita durante le elezioni del 2016. Hillbilly Elegy: A Memoir of a Family and Culture in Crisis ( Elegia Contadina: Memorie di una Famiglia e di una Cultura in Crisi)  e racconta dell’infanzia  tra gli Appalachi in Kentucky e l’Ohio. Rimane   tra i libri più venduti nella lista del New York Times per mesi. Vance parlava della sua voglia di riscatto, dovuta  a una famiglia povera della classe operaia, ovviamente bianca.

Questa apprezzabile esperienza   lo ha reso   un simbolo dell’American Dream , insieme al suo  desiderio di  combattere  le insicurezze dell’economia. Dal libro è stato tratto anche un film diretto da Ron Howard,  interpretato da  Amy Adams e Glenn Close.

Ma all’epoca, nel 2016, Vance non era  tra i più fedeli di Trump. Spesso lo criticava, accusandolo di essere troppo rigido.  ( Verrebbe da dire, senti chi parla!). Poi,  a poco a poco e con molta attenzione,  si è avvicinato sempre più al tycoon,  tanto da essere da lui sostenuto  per l’elezione  nel 2022 come senatore dell’Ohio.   Eletto senatore  soltanto nel 2023, si è distinto per il sostegno personale all’ex Presidente e al suo marchio di populismo conservatore. Nel farlo ha rivisto drasticamente precedenti critiche all’ex Presidente e ne ha ottenuto l’appoggio. In   un tempo ora dimenticato lo aveva tacciato di delineare una “strada cupa” e di essere l’Hitler americano.

Vance è la nuova promessa del movimento Maga, ma le sue posizioni sull’Ucraina sollevano dubbi.

Quanto alla sua posizione e identità politica, è molto chiaro.

Contrario all’aborto, ai matrimoni omosessuali e agli interventi per cambiare il genere. Inizialmente era lontano dalle politiche di zero tolleranza sui migranti, di Trump,  ma nel tempo ci si è avvicinato sempre di più. Anche rispetto al cambiamento climatico la pensa come il tycoon.  Spesso ha  infatti minimizzato gli effetti negativi dovuti all’attività umana e industriale.

Ovviamente non è difficile comprendere  come e quanto   la campagna di Biden, secondo rumors dilaganti, è pronta ad attaccare Vance, presentandolo come un “estremista estensore   delle idee del tycoon. In particolare  sosterrà a spada tratta le sue posizioni radicali contro l’aborto e contro la comunità Lgbtq+.

Dunque il candidato alla vicepresidenza scelto da Donald,  è la stella in ascesa nel firmamento repubblicano dell’era Trump e del movimento Maga, slogan utilizzato dalla politica USA e reso popolare  da Trump durante la sua ultima campagna presidenziale.  Make America Great Again, considerato dal sondaggista democratico Schoen  ha definito come “probabilmente lo slogan da campagna  più ririonante della storia recente”.

 Del resto anche Reagan  nel 1980 aveva usato uno slogan analogo, “Let’s make America Great Again”,  così  come Clinton. Mentre Biden ovviamente si dice preoccupato per i MAGA. Utilizzato, comunque, sia dai sostenitori che dagli oppositori di entrambi i  contendenti

Primo millennial a fare ingresso in un ticket presidenziale americano,  Vance , noto per la sua ambizione e il desiderio di essere al centro dell’attenzione, potrebbe  anche vestire i panni dell’erede naturale, del delfino.

Per ora, durante la convention,  ha potuto contare su  una folla entusiasta che ne ha dimostrato la presa sulla base militante  dopo  avere fatto il suo ingresso trionfale  seguito dall’annuncio  formale della  nomina dal palco, del vicegovernatore del suo stato, l’Ohio, appunto . Ha attraversato  a lungo  le fila dei delegati accalcati  e intonanti a ripetizione il suo nome, JD, stringendo mani a destra e a  a manca. Tradendo  anche una notevole emozione.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, casa bianca, crisi, elezioni, giovani, iraq, milwaukee, movimento, nato, new york times, radicali, riscatto, senatore, slogan, sostegno, stati uniti, usa

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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