Nessuno, nel Vecchio Continente, cerca di contrastare i monopolisti americani. Ma il problema degli oligopoli globalizzati non riguarda solo l’informazione e l’editoria messa in crisi dal digitale, ma anche il commercio.
Siamo dominati da una dittatura digitale. Quest’affermazione può sembrare forte agli occhi di chi non si è posto il problema e non conosce i dati che andiamo ad esporre. Il motore di ricerca Google controlla la catena informatica dell’intero pianeta Terra. Siamo tutti spiati da un grande occhio comandato dagli “strani servizi” degli Stati Uniti; neppure i potenti sono risparmiati. La polemica fra la cancelliera tedesca Angela Merkel e gli Stati Uniti, per le intercettazioni telefoniche sulla propria utenza, è la dimostrazione evidente che, attraverso la rete telematica, è possibile tenere sotto controllo tutte le nazioni, traendone un illecito profitto. Chi svolge un lavoro con l’ausilio del computer si serve utilmente di Google per acquisire dati di vario genere, ma deve sapere che i contenuti delle informazione rappresentano ben altra cosa; sono il frutto del lavoro di singole persone, che non vengono pagate per i diritti di autore. Mentre l’editoria tradizionale è in grandi difficoltà, i “padroni” di Google possono disporre di somme ingenti. Google ha accumulato 150 miliardi di liquidità. Per avere un termine di confronto, si pensi che il Prodotto interno lordo (il fatturato della nazione intera) dell’Ungheria è inferiore a 150 miliardi di euro. In buona sostanza, andando avanti di questo passo Google può comprarsi mezzo mondo, mentre l’Europa sta a guardare… Nessuno, nel Vecchio Continente, cerca di contrastare i monopolisti americani. Ma il problema degli oligopoli globalizzati non riguarda solo l’informazione e l’editoria messa in crisi dal digitale, ma anche il commercio. Il redattore dello Spiegel, Hilmar Schmundt, in un articolo apparso sul numero 43 del 2012 della rivista tedesca, critica Google, definendola: “una potenza mondiale e come approfitti di questo potere a scapito delle altre aziende”. In questi giorni abbiamo appreso la clamorosa notizia: Spiegel starebbe per uscire da Google. Se ciò dovesse essere confermato, la protesta del grande editore tedesco potrebbe aprire un fronte anti Google. Per concludere il capitolo sul digitale -facendo le corna- quando le redazioni dei giornali cartacei avranno chiuso (è di questi giorni la notizia del taglio di 125 giornalisti del New York Time) per mancanza di lettori, Google dove andrà a cercare i milioni di notizie che, quotidianamente in tutto il mondo, preleva da giornali e libri e trasferisce nei suoi motori di ricerca? Noi pensiamo che si andrà verso un progressivo impoverimento culturale, sostituendo a giornalisti e scrittori dei semplici operatori informatici. Le redazioni vengono chiuse; quando va meglio drasticamente ridimensionate. Continuano a scomparire le edicole, e con la loro cessazione avanza il deserto nelle periferie delle città. L’edicola dove fermarsi a comprare il giornale, chiedere un’informazione, un aiuto in caso di difficoltà, è un patrimonio importante e come tale va difeso. Anche il commercio elettronico sta contribuendo alla desertificazione delle periferie. I piccoli negozi, già colpiti dalla continua apertura di grandi centri commerciali che deturpano i territori, chiudono perché diminuiscono le vendite. I giovani trovano convenienza comprando per corrispondenza, attraverso internet. Il più grande operatore è Amazon che, al pari di Google, ha accumulato tali profitti, che potrebbe comprare interi Stati sovrani. Negli Stati Uniti, medi e grandi Comuni, sono entrati in crisi a causa della diminuzione degli introiti fiscali. I commercianti chiudono e nell’ipotesi migliore diminuiscono i profitti. Ci troviamo di fronte a un vero disastro. La storia insegna che quando un potere è troppo forte è a rischio la libertà di stampa e con essa la democrazia.

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