Rotondi, leader di uno dei partitini che si richiamano alla vecchia balena bianca (almeno nominalmente), ha avuto la ventura di diventare ministro dell’attuale governo.
La nomina a Ministro per l’attuazione del programma di governo, per lui che è il segretario nientemeno che della Democrazia Cristiana per le Autonomie, deve essere suonata come una coincidenza beffarda: più il nome è altisonante meno si riesce a essere incisivi.
Chiuso com’è tra la mediaticità di Brunetta, l’esplosività di La Russa e la visibilità di Alfano, il nostro riesce raramente a ritagliarsi spazi da prima pagina (ma neppure da seconda o da terza).
Ci mancavano pure gli scandali sessuali, le prese di posizione di Fini, il braccio di ferro di Tremonti, per non parlare poi del premier e delle primarie del Pd: Rotondi sembra non bucare il video.
Cosa si fa in questi casi? La si spara grossa, grossissima. O almeno così prevede il manuale della politica che Rotondi, da democristiano doc, ha senz’altro sfogliato.
Ma come la si fa a sparare grossa in un Paese dove sindaci leghisti uno giorno sì e l’altro pure monopolizzano le agenzie con sparate enormi su immigrazione, identità, sicurezza e altre amenità di sicuro ritorno mediatico?
Non si può…a meno che…ecco Rotondi ha trovato la sua battaglia, colossale: guerra aperta alla pausa pranzo, perchè danneggia il lavoro. Certo non la vuole abolire, solo razionalizzare. Che problema c’è, del resto? Un lavoratore può fare la pausa pranzo alle dieci del mattino, un altro alle undici, un terzo (il più fortunato) alle tredici e qualche malcapitato alle quattro del pomeriggio.
Si potrebbe obiettare che non sono questi i problemi che affliggono il mondo del lavoro e che lo danneggiano. Ci sarebbero semmai la scarsa attenzione alla sicurezza, le buste paga pagate in ritardo, i contratti precari..l’elenco potrebbe essere lungo, ma non fa notizia.
Rotondi, intanto, può godersi quelli che Warhol chiamava i 15 minutes of fame. Non vorremmo essere ingenerosi e disturbarlo, ma sappia che la prossima volta, per conquistare l’attenzione, sarà costretto a inventarsi qualcosa di più.
( da www.leragioni.it )

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