Il Presidente Sergio Mattarella si troverà nel mese di ottobre ad affrontare una delle prove più ostiche del suo mandato. Ostiche soprattutto per la sua storia politica, per la sua cultura, per il suo ruolo istituzionale. Palermitano, democristiano d.o.c , poi nel Partito Popolare, nella Margherita ed infine l’approdo nel PD. Eletto a Presidente con i voti del centrosinistra, oggi rimane l ‘ ultimo rappresentante in carica di quella che è stata la prima e poi la seconda repubblica. Ha fatto nascere l ‘attuale governo gialloverde ed è riuscito ad inserire nella compagine alcuni suoi uomini di garanzia come il ministro Tria, bloccando la nomina di Savona in quel ministero. Ma proprio su Tria vi è stato l’ assalto concentrico di Salvini e Di Maio. Ed ora a traballare non è solo Tria, ma ovviamente anche Mattarella. Quando ha posto il problema dei conti dello Stato ha ricevuto risposte sprezzanti. L’arma degli articoli 81 e 97 risulta spuntata. La non firma della legge di bilancio aprirebbe una crisi dalle conseguenze incerte e pericolose. Non lo farà. Forse. Ma qualche tentativo di limatura lo metterà in campo. Tutto da solo. Il suo partito, il PD, vive una stagione di stenti e ben poco sarà di aiuto. Ed anche alcune nazioni europee hanno piacere ad umiliare l’ Italia. Partita difficile, complessa, con protagonisti che non seguono le regole non scritte e la prassi istituzionale. Il suo asso nella manica rimane inossidabile: il temprato fiuto democristiano, che finora non lo ha mai abbandonato.
Roberto Caputo

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