
Dopo anni di silenzio, forse di oblio, la musica di Anton Rubinstein emerge di nuovo interessante, per mano del maestro Lodovico Troncanetti. Si tratta della prima parte di quattro Sonate per la casa discografica MOVIMENTO CLASSICAL, già uscita lo scorso inverno. Assieme Howard, Troncanetti ha anche eseguito in prima nazionale, la Fantasia a due pianoforti opus 73 del medesimo autore già nel gennaio 2018 alla prestigiosa Accademia Chigiana di Siena. Chiusa una importante parentesi negli anni ottanta del pianista Leisle Howard, il primo a riscoprire le quattro sonate per pianoforte op. 77 e fantasie op 88, Troncanetti, oggi, ripropone all’ascolto il compositore russo della Podolia irredenta dell’epoca, e più anziano di Tchaikovsky. Anton Rubinstein celebre in tutto il mondo come compositore concertista e pianista, ebbe una carriera brillante attraversando tutto il periodo romantico grazie alla madre di origine tedesca e alle amicizie di Chopin e Listz che gli fecero prediligere una formazione musicale vocata allo stile occidentale e tedesco su quello russo cui non fu insensibile. Proprio nelle Sonate proposte con grande efficacia dal maestro senese Lodovico Troncanetti, l’aspetto originale, affatto facile e convenzionale come spesso era stato liquidato lo stile di Anton Rubinstein, reincarna quella sensibilità e virtù del musicista. La musica, appunto come Troncanetti va ripetendo, è reincarnazione senza modi di maniera, ma pura ed essenziale come all’origine. L’ascesi del compositore ripete da ora all’indietro, un tragitto entropico e la virtù si materializza dalle sue ceneri per mezzo del giovane pianista senese. E’ qui che il duttile interprete sceglie la rigorosa linea che stigmatizza l’affinità di pensiero musicale. Il pianista toscano permette all’ascoltatore attento di valutare Anton Rubinstein, come a suo tempo egli ebbe il successo riconosciuto dal mondo. La vita dell’artista fu piena di encomi, ma anche di scontri e rivalità. Alla società Musicale Russa fondata in Mosca col flautista fiorentino Cesare Ciardi nel 1859, e del primo conservatorio russo, istituito col fratello Nicolaj nel 1862 a St Petersburg, si opposero Glinka e Balakirev, prima che tutto il celebre gruppo dei cinque che il critico d’arte Stasov chiamò “ Mogucaia Kucka” ( potente mucchietto). In un contesto generale in cui fu immerso l’autore, se ne trae dall’ascolto delle due sonate proposte oggi , gli aspetti più originali tra gli influssi lisztiani del romanticismo di Rubinstein ,in verità qui atipico, e l’influenza musicale russa, in particolare nella prima sonata proposta nella tonalità in Mi minore, op 12. Il maestro Troncanetti ritorna più volte nel sostenere che la musica in genere, vada reincarnata e questo originale modo di descriverla espone le Sonate del compositore russo verso un più appropriato sodalizio estetico. Lo si evince nelle registrazioni delle due Sonate per pianoforte. Nella numero 3 in Fa, ne traspare l’unicità nei movimenti del “ Moderato “ e del finale. L’ascottore troverà curioso questo oblio che per molto tempo ha celato il musicista. Anton Rubinstein fu virtuoso interprete e compositore di molta musica. Sia pure riluttante a cercare lo stile puro russo, per la sua grande esperienza all’estero e in Germania, a Dresda in particolare, riuscì in molti melodrammi, tra cui Kupec Kalasnikov , il mercante Kalasnikov, del 1879, con ballate epiche russe. Il dramma ambientato all’epoca di Ivan Grozny (1560), o Ivan il Terribile, racconta come il mercante per difendere la moglie offesa uccide il trucolento Opricnik Keribejvich sul ring vendicandone l’oltraggio per poi essere giustiziato, infine riconosciuto innocente. Ecco che la musica di Anton Rubinstein, raccoglie un arco più ampio del previsto e lo riporta a collegamento, in linea comunicativa tra musica romantica occidentale e russa. L’esempio può far intuire il lavoro proposto da Troncanetti, convinto interprete, che ha riportato a viva attenzione il grande autore dimenticato.
Enrico Martelloni

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