
A cavallo tra l’ultimo anno e quello in corso, il calcio e di conseguenza il mondo dello sport e non solo, ha visto spegnersi tre figure di primissimo piano. Per motivi diversi erano tre ex calciatori amati in maniera trasversale, anche da chi non li aveva mai visti indossare la propria maglia del cuore.
Il primo, Pelè, è considerato una divinità calcistica assoluta. Solo dagli anni 80 in poi il suo trono, di migliore del mondo, ha vacillato per colpa del genio Argentino, purtroppo morto anche lui non molto tempo fa.
Non era molto vecchio per i parametri attuali, ma una bella fetta di vita ha avuto modo di godersela. Riposi in pace: Santo subito per tutti gli amanti del calcio.
Mihajlovic e Vialli no.
Sono stati su questa terra per davvero poco tempo. Non erano Pelé, ma entrambi sono stati figure iconiche e controcorrente in un mondo che tende a omologare, ad appiattire, a banalizzare.
Sia quando giocavano che dopo aver attaccato le scarpette al chiodo, hanno sempre avuto un punto di vista originale, sincero e interessante sui temi che hanno trattato. Hanno avuto anche il coraggio di affrontare malattie bastarde guardandole dritte negli occhi, senza abbassarli mai fin quando hanno dovuto chiuderli per sempre.
Ci lasciano enormi lezioni di vita. Lezioni che, alcuni, imparano solamente quando capiscono davvero quanto questa vita sia importante; nel momento in cui ne resta poca. Entrambi belli, ricchi, talentuosi e privilegiati. Ma non è sufficiente. Perché la morte è l’unica cosa veramente democratica. Muore il ricco e il povero, il bello e il brutto, l’intelligente e lo stupido, l’onesto e il delinquente, il buono e il cattivo. Non c’è una regola. Semplicemente ad un determinato momento suona la campanella. L’unica differenza è che; in base a come ti sei comportato, ai risultati che hai ottenuto, a quanto sei riuscito a farti amare; ci saranno più o meno persone a piangerti. Ma per te, a quel punto, conterà davvero poco!
Cibo per vermi o una nuova vita nella luce? A nessuno è concesso saperlo prima.
Robin Williams disse che la cosa da guardare con attenzione sulle lapidi è il trattino che separa la data della nascita da quella della morte; perché solo quello conta.
E non possiamo far altro che concentrarci su quel trattino, e provare a renderlo il più piacevole possibile.
“… chi vuol esser lieto sia,
di doman non v’è certezza!”
Giacomo Vivarelli

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