San Paolo – Regina Duarte è stata una delle più grandi attrici delle telenovele brasiliane, partecipando al oltre 50 opere televisive, e recitando anche in 16 film. Per la sua fama è stata definita negli anni della dittatura militare brasiliana come “La Fidanzata del Brasile”. Dagli ultimi 60 giorni si occupa del ministero della cultura, incarico che le è stato dato dal presidente Jair Bolsonaro.
Dopo il “sì” per questo Romanzo, come lo definisce Bolsonaro, lei ha fatto arrabbiare la classe artistica perché, secondo loro, il presidente non ha mai sostenuto la cultura e, soprattutto, gli artisti. Le critiche si sono aggravate dopo che negli ultimi giorni sono venuti a mancare grandissimi nomi della cultura brasiliana, come Morais Moreira, un cantautore di successo internazionale, senza che la ministra rilasciasse nessun messaggio di condoglianze.
Perciò la settimana scorsa, per la prima volta, lei ha scelto di parlare con la “stampa” e ha deciso di rilasciare un’intervista in esclusiva alla CNN Brasile, grazie alla mediazione di un opinionista del canale legato alla sezione Bolsonarista, Caio Coppola, che addirittura una volta ha fatto un poema sulle nozze tra Regina e il Governo, sostenendola alla carica del ministero.
L’intervista è iniziata sulla possibilità che si possa dimettere dall’incarico, dopo un audio in cui lei chiede alla sua assistente “lui (Bolsonaro) ha voglia di mandarmi via?”. Ma secondo Regina il tutto, è stato solo un malinteso con i messaggi che arrivavano dal presidente.
“Vogliono vedermi fuori, il Presidente mi aveva avvertito prima di accettare la carica. Mi ha domandato se volevo questa missione, ed io ho risposto certo che sì, sono qui per aiutare il paese e per servire il governo”.
Quando è stata chiamata in causa sulle condoglianze agli artisti brasiliani, morti negli ultimi giorni lei ha risposto di aver inviato una lettera ai famigliari, perché non voleva fare annunci mortuari nel ministero, ma che se ci fosse stato bisogno lei avrebbe fatto una pagina sul sito ufficiale per onorare i morti. Queste sono le sue parole in merito:
“Sarà che devo fare un annuncio mortuario? Non mi piace questa cosa. Alcuni nemmeno li conoscevo. Ma se è così importante posso fare una pagina nel sito o chissà una finestra nella homepage”.
Le dichiarazioni più forti sono venute dopo che Paulo Betti, ex collega di Regina, ha scritto sui social, e poi confermato dallo stesso in un’intervista rilasciata subito dopo averle scritte, che ha lamentato la partecipazione di Regina ad un governo che difende la dittatura militare come un’epoca di “sviluppo e rispetto alla famiglia”.
Come risposta, Regina ha detto che tutte le persone devono morire, che esistevano altri regimi più sanguinari, però non si può tornare indietro per più di 50 anni nella storia a “cercare responsabili” e ha cantato “Pra frente Brasil”, che è nota per esser stata come una propaganda della dittatura nell’anno della Coppa del Mondo del 1970, per nascondere gli innumerevoli arresti e morti contro l’opposizione.
“Prima di tutto, io credevo, e credo, che il governo Bolsonaro è la migliore opzione per il Brasile. Io non volevo guardare al passato, ma tutti dovremmo guardare avanti e dobbiamo amare il paese. Ricordare quello che è successo negli anni 60, 70 e 80, per l’amor di Dio. Andiamo. E poi…vamos pra frente Brasil, salve a Seleção… Non era buono quando cantavamo questo?”, sono le parole di Regina.
Le è stato chiesto ancora una volta sulle morti e sulle persone che sono scomparse in quel tempo.
“Vedi, l’umanità non si ferma a morire. Se tu parli di vita, al fianco c’è sempre la morte. le torture esistono da sempre, da Lenin a Hitler, quanti morti ci sono stati?
Io non voglio queste morti sulle mie spalle, sono libera, sono viva. Restiamo vivi”, ha concluso Regina.
Ricordando che a quel tempo la dittatura ha ucciso 384 persone. Tra loro il giornalista Vladimir Herzog, giornalista morto in una caserma nel 1975, dopo esser stato torturato per la DOI-COD, polizia specializzata del regime. Il suo nome è diventato simbolo della resistenza democratica brasiliana.
Risposta della classe artistica brasiliana
Dopo l’intervista catastrofica rilasciata da Regina, più di 500 artisti di grandissima rilevanza nella storia culturale brasiliana hanno firmato una lettera di condanna contro l’attrice e ora segretaria speciale.
“Siamo parte di quelle persone che non accettano le ripetute aggressioni contro l’arte, la scienza e la stampa. E che non accettano mai nè la devastazione del settore culturale nè qualche minaccia per quel che riguarda la libertà di espressione”, dicono gli artisti.
E finiscono sottolineando che le parole e le azioni di Regina non possono rappresentare mai la classe artistica brasiliana.
“Noi artisti, intellettuali e produttori culturali formiamo la maggioranza che rinnegano le parole e le azioni di Regina Duarte, come segretaria speciale della Cultura. Lei non ci rappresenta.”
Enio Ricanelo (dal Brasile)

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