Nel suo libro più famoso Dal Big Bang ai buchi neri, Stephen Hawking presumeva che l’uomo potesse giungere a una “teoria completa” dell’universo che – aggiungeva – “sarebbe il più grande trionfo della ragione umana, perché a quel punto conosceremmo la mente di Dio”.
Il celebre astrofisico, in un altro libro pubblicato nel 2010 dal titolo Il grande disegno, ha rivisto completamente questa sua posizione, sostenendo semplicemente che “Dio non esiste”.
La mappa antichissima
Allorquando l’uomo iniziò a osservare il cielo, pensò di vedere in esso una mappa riflessa in grado di fornirgli tutte le coordinate, e quindi le misure, della “terra”. Qui, il termine va inteso alla stessa stregua del termine “essere”, e quindi comprensivo di tutte le cose che sono in quanto sono, benché Parmenide non avesse “ancora scoperto – o inventato – lo spazio” (De Santillana, 1968, pp. 82-119): terra, sopra-terra (cielo-aria), acqua, sotto-terra (fuoco-profondo del mare). La mappa, dunque, conservava una sua validità secondo l’ordine del tempo.
Gli antichi non avevano un’idea precisa di cosa accadesse, e per questo erano saggi, osservavano soltanto il cielo, e in esso il sole e l’altre stelle. Dice De Santillana: “la tecnica si fondava sul sorgere eliaco delle stelle (…) Se ci si accorgeva che una certa stella, usa a sorgere subito prima del sole equinoziale, non era più visibile in quel giorno, era chiaro che gli ingranaggi del cielo si erano spostati. Se la stella era l’ultima di una data figura zodiacale (n.d.r.: quella che vedremo, immediatamente, diverrà la mappa di osservazione), ciò significava che l’equinozio stava entrando in un’altra figura” (De Santillana, 1983, p. 175).
Agli osservatori, inoltre – s’intende dal punto esatto, proprio, di osservazione -, “i ‘punti’ equinoziali – e quindi anche quelli solstiziali – non rimangono eternamente là dove dovrebbero essere per render più facile la comprensione delle faccende celesti, ossia nella stessa posizione rispetto alla sfera delle stelle fisse. Essi invece si ostinano a spostarsi lungo l’eclittica in direzione opposta a quella seguita dal sole nel suo percorso annuale, vale a dire contro l’ordine progressivo ‘giusto’ dei segni zodiacali (Toro → Ariete → Pesci, invece di Pesci → Ariete → Toro)” (De Santillana, 1983, p. 85).
Nacque così la Teoria della Precessione degli Equinozi. E, con essa, la mappa più antica o originaria dei segni astronomici, e quindi zodiacali, per così dire, a uso più comune.
Lungo l’eclittica, due vie opposte: l’una del cielo, relativa al moto del sole e le altre stelle fisse, in senso anti-orario; l’altra della “terra emersa”, attraverso un movimento delle cose in senso orario.
Prendendo a riferimento, come fu fatto, il moto eliaco – ancora una volta, ripetiamo, opposto al moto terrestre -, non c’è dubbio che l’inizio del moto, e quindi del tempo, nell’arco dell’anno solare, assuma posizione di partenza nel punto esatto del solstizio d’inverno e, attraversando l’equinozio di primavera e quindi il solstizio d’estate, termini nell’equinozio d’autunno. Per poi di nuovo ripartire all’inizio del nuovo giorno.
Ma, quando abbia avuto effettivamente inizio il movimento, questo la mappa non può dirlo. Funziona essenzialmente come una ruota che potremmo dire gira eternamente. Ma non solo, perché con il Mito, così come la vita, non c’è mai nulla di ordinato e soprattutto definitivo. Domina il Caos!
L’età dell’oro
Secondo il linguaggio figurato della mappa e quindi ancor prima secondo la narrazione del mito, a quale periodo sarebbe riconducibile la più famosa età dell’oro, una sorta di paradiso terrestre della tradizione, un tempo dall’inizio in cui regnasse la piena concordia di tutte le cose? Sarebbe stato questo l’ordine naturale, tuttavia intaccato dalla ferita del tempo, che ne avrebbe determinato la caduta (in senso figurato, piuttosto un abbandono).
Ma com’è possibile che ci sia un tempo dell’inizio che già non è più inizio ma sia esso stesso l’inizio che è?
Rispetto alla mappa originaria, è facile constatare che, raffigurando essa stessa un cerchio, che quindi misura 360°, ogni spazio rappresentato da ciascuna figura zodiacale misura un angolo di 30°. In asse tra loro, e per un lasso di tempo che collima con un angolo di 30°, i quattro simboli ordinati servono a rappresentare anche l’anno zero del tempo e quindi l’età d’oro del mito.
Ma, secondo quale ordine?
Secondo il moto e l’ordine eliaco e rispetto all’osservatore, l’ordine del moto stesso implicherebbe che: essendo i GEMELLI in posizione alta-2 (punto fermo della stella fissa allo zenit – EQUINOZIO DI PRIMAVERA), i PESCI occupino la posizione 1 (SOLSTIZIO D’INVERNO) a sinistra dell’osservatore, la VERGINE la posizione 3 (SOLSTIZIO D’ESTATE) a destra dell’osservatore e infine il SAGITTARIO in posizione 4 (EQUINOZIO D’AUTUNNO) in basso.
Viceversa, secondo il moto e l’ordine terrestre e rispetto all’osservatore, l’ordine del moto stesso implicherebbe che: essendo i GEMELLI in posizione alta-2, (punto fermo della stella fissa allo zenit), la VERGINE sia in posizione 1 a sinistra dell’osservatore (SOLSTIZIO D’INVERNO), i PESCI in posizione 3 a destra dell’osservatore e infine il SAGITTARIO confermerebbe la posizione 4.
Le posizioni 2 e 4, sull’asse verticale, resterebbero immutate. Ma, le posizioni 1 e 3, sull’asse orizzontale, muterebbero e quindi costringerebbero l’intero sistema della mappa, mappa di lettura o interpretazione dell’essere delle cose, a mutare.
In base alla mappa, senz’altro un problema.
Il capovolgimento
E dunque l’uscita di Gemelli dal punto equinoziale di primavera avrebbe prodotto la caduta, figurativamente l’abbandono di un’Era o piuttosto periodo della Storia di circa 2.200 anni (n.d.r.: la misurazione appare necessariamente ancora incerta), semplicemente, di quella che il Mito ha narrato come età dell’inizio.
Considerato che il giro completo del moto di Precessione si compie nell’arco di circa 26.000 anni, ogni “figura” delle dodici occupa un proprio spazio nel cerchio della Grande Ruota che dura il tempo di circa 2.200 anni. Mediante l’ottica di un “paradiso perduto”, quel che segue è la meccanica di un capovolgimento dell’asse verticale: basso-alto/sotto-sopra. E quindi:
Secondo il moto eliaco, presupponendo un capovolgimento dello schema che abbia quale fondamento comunque l’osservazione del cielo (sede degli dei), allorquando GEMELLI sia di nuovo in alto allo zenit, la VERGINE occuperebbe la posizione a destra dell’osservatore (a sinistra rispetto alla comunità degli dei) e quindi si troverebbe in posizione 1-solstizio d’inverno. Avrebbe dunque perso la sua posizione originaria, laddove inizialmente venne raffigurata con le ali e una spiga in mano, prima che i GEMELLI abbandonassero la posizione dello zenit, nel punto più alto in cui il sole occupa il cielo. Questo il vero significato dell’abbandono.
Se l’interpretazione simbolica sia corretta, la VERGINE in posizione 3 rappresenterebbe non solo, per così dire, la divinità dell’inizio, e quindi nell’età dell’oro corrispondente alla posizione 2 di GEMELLI (simbolo della doppia umanità), ma – com’è di tutta evidenza – la stagione dell’anno in cui, sempre rispetto all’osservatore, la “terra emersa” brilla maggiormente di luce riflessa dal sole. In definitiva, l’epoca storicamente nota come il Regno della Grande Madre.
La cui caduta o destituzione da parte dell’autorità patriarcale (Dio Padre), con GEMELLI in posizione 2, comporta il passaggio della VERGINE in posizione 1 (solstizio d’inverno) e i PESCI in posizione 3 (solstizio d’estate). Questo, il vero significato della caduta.
La rappresentazione delle cose
Opera una distinzione. Chiamala prima distinzione (George Spencer Brown, Laws of Form).
Dall’unione di questi due simboli – rispetto a chi scrive e secondo la mappa e il moto eliaco, quello di sinistra originario e viceversa quello di destra per effetto del passaggio al Regno del Grande Padre -, il popolo degli antichi Arii – da cui derivano i testi sacri oltre che la lingua più antichi rispettivamente dei Veda e del sanscrito – fissò il punto e quindi stabilì il simbolo del Signore di tutte le cose, il cui nome è Ka o Prajapati, che significa Chi? o Che cosa?. Un dio-incerto che presiede all’intero cosmo e s’identifica pienamente con il cerchio dell’essere.
Dopo questa interessante parentesi, è comunque già tempo di tornare alla mappa. Secondo la comunissima e consolidatissima tradizione, i 12 segni zodiacali sono assemblati lungo il cerchio che racchiude l’essere secondo una classificazione sia binaria, che divide i segni in maschili e femminili, sia ternaria, che li distingue in cardinali, mobili e fissi, sia infine quaternaria, come segni di fuoco (secondo lo schema qui dell’inizio: Sagittario) – aria (secondo lo schema qui dell’inizio: Gemelli) – acqua (secondo lo schema qui dell’inizio: Pesci) – terra (secondo lo schema qui dell’inizio: Vergine).
E quindi, riprendendo dall’unione dei due simboli, ante, la rappresentazione simbolica del completamento a forma di quadrato dell’immagine triangolare – che deriva dall’unione dei tre punti o posizioni esatte di Pesci-Vergine-Gemelli (secondo il moto eliaco) o Vergine-Pesci-Gemelli (secondo il moto terrestre) – introduce alla nuova teoria dello spazio, e quindi della fisica; la cui costruzione De Santillana rinvia ai primi filosofi e in particolare al detto di Anassimandro: Ciò da cui nascono tutte le cose è anche la causa della loro fine, com’è giusto, perché esse devono espiare e farsi reciproca ammenda per la loro reciproca ingiustizia nell’ordine del tempo.
Mentre Parmenide si sarebbe ancora una volta rivolto alla dea-Venere della Giustizia (Dike), un suo quasi coevo viaggiatore del tempo, di nome Pitagora, avrebbe fornito agli uomini non proprio una nuova mappa, ma nuovi strumenti e nuove coordinate. Ovvero, iniziava a trattarsi soprattutto di una questione di numeri che fossero capaci di governare lo Spazio, che già Esiodo aveva detto originario (Teogonia, 116), dell’essere. Ecco come:
Nello spazio, a completamento dell’immagine ex ante, occorreva quindi riportare e inserire il quarto elemento rappresentativo delle cose, ovvero il FUOCO (Sagittario). La novità consisteva nel fatto che, secondo l’ordine dello spazio e del moto sia eliaco (rappresentato nell’immagine a sinistra del lettore che osserva) che terrestre (rappresentato nell’immagine a destra del lettore che osserva), l’ordine degli elementi funziona in entrambi i casi. Come?
Seguendo lo schema rappresentativo di Pitagora della tetraktys divina, dall’alto verso il basso:
E tuttavia, in base al nuovo ordine degli elementi, le nuove posizioni assegnate (1-FUOCO 2-ARIA 3-ACQUA 4-TERRA) avrebbero comportato una diversa successione del moto (1-SAGITTARIO 2-GEMELLI 3-PESCI 4-VERGINE) sia nell’uno (moto eliaco) che nell’altro caso (moto terrestre) affatto compatibile con quello della mappa originaria degli antichi raffigurata dalla Grande Ruota.
Significava, ha significato e ancora in concreto significa l’avvento del razionalismo scientifico e della tecnica, un nuovo inizio, come tanti, simboleggiato dall’arte del Sagittario raffigurato con arco e freccia.
La teoria del numero
… Chiama lo spazio in cui opera tale distinzione lo “spazio che mediante tale distinzione viene separato o diviso” (George Spencer Brown, Laws of Form). Inizia così l’Era dei numeri e della geo-metria. In base all’idea, che non è solo di Pitagora, ma a cui Pitagora più di tanti altri ha dato per così dire principio, che la verità (o realtà) sia conoscibile attraverso i numeri, i quali quindi non rappresenterebbero un’entità astratta ma costituirebbero un’entità concreta.
Dovrebbe dunque esistere un rapporto tra i numeri e la realtà, così com’è, dell’essere. Questo – fuori dalla tana del Bianconiglio, e cioè all’interno del Caos -, molti erroneamente ancora credono; nonostante le scoperte della matematica di fine Ottocento e prima metà del Novecento. E in particolare, quanto alle conclusioni dei teoremi d’incompletezza (1931) di Godel e, per quanto qui sembra più direttamente interessare, la scoperta (1882) di Ferdinand von Lindemann dell’impossibilità (che rimanda a Parmenide) della quadratura del cerchio.
Il quadrato, in quanto simmetria bilaterale (e quindi anche immagine riflessa) di due opposti triangoli, era servito a instaurare un nuovo ordine presuntivo del cosmo e quindi una “misura” del cerchio dell’essere. E tuttavia, come sempre, e quindi anche dalla più remota antichità, il problema consisteva nella “misurazione”. La mente di Dio iniziava ora a riflettere mediante i numeri.
Anche se solo intuitivamente, gli antichi sapevano già che la quadratura è impossibile; ma, come anticipato, soccorreva la dimostrazione matematica di Ferdinand von Lindemann. La soluzione del problema è data infatti da un numero non-algebrico, che significa non-costruibile, un numero cosiddetto trascendente, simboleggiato dall’effigie di una lettera greca, effigie che non a caso ci riconduce qui al punto esatto di partenza, il punto da cui hanno origine e fine tutte le storie dell’uomo …
Angelo Giubileo









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