Si lasciano occhieggiare le mutande in discoteca, ad una festa selvaggia, o la sera in ufficio se proprio vuoi fare arrazzare il capo. Ma lì era fuori dalle regole: la mamma di Aurooora aveva giocato sporco in zona neutrale.
Il regno dei maschi è il gran magazzino di bricolage (ovviamente, solo dopo Youporn). Lì entrano come bambini tra i giocattoli. Se con la moglie, sono come al guinzaglio ma non più mesti ed al traino (come in un negozio di carta da parati) ma eccitati e curiosi, e tirano il collare qua e là per tutti quei lunghi corridoi. La moglie, che pure non capisce di tutta quella metalleria ordinatamente scaffalata, mantiene il contegno della padrona. Non fa il muso moscio, come il marito di fronte ad una pila di maglioncini, ma s’interessa, casomai con domande a vanvera o affermazioni stupide (“com’è carina quelle confezione per bulloni”; “che bel colore ha quella guarnizione da water”). Poi arriva l’osso. Finalmente l’osso. Lei lo vede sbavare di fronte ad un avvitatore elettrico di ultima generazione (al prezzo di 23 euro) e gli porge l’osso: “Se ti piace comperalo…”. “Dai, non ti preoccupare”. Lui lo branca con delicatezza e lo ripone nel carrello. Non lo sa, ma gli costerà tre maglioncini, due set di coltelli, una aspirapolvere (ed una gita dalla suocera). Ma in quel momento è felice. Cammina con l’osso in bocca. Fiero. Retto. Si muove a passo regolare per non tradire emozione (non ci sarebbe cosa peggiore che vedere il padrone riprendersi l’osso). Poi arriva alla cassa. È fatta!
Noi lì, a quel gran magazzino per bricoleur alle porte di Siracusa, solo per necessità: comperare un attrezzo dirimente per un problema alla barca (ormeggiata al porto). Accompagnavo tre amici: metà dell’equipaggio (tutti i maschi). Di fronte a noi lui ed il suo avvitatore elettrico, con guarnizioni, viti e bulloni. La moglie ben stazzata sopra degli zoccoloni, quando ecco (!) il grido: “Auroooraaa”. Più che un nome era un esercizio alle corde vocali fondato sulle tre o quattro “o” apertissime tra “Aur” e “ra”. Una cantilena efficace ad attrarre la bambina (che tornava dalla mamma), gli avventori, noi, e lui, quello con l’osso. La mamma di Aurooora era stretta in un tubino nero aderentissimo e stra-stra-corto. Capelli mori e lunghi (al sedere). Sopra due zeppe nere e bianche. Un piccolo tatuaggio sulla caviglia. Aveva un corpo davvero notevole ed un viso volgare, nascosto da due occhialoni da sole. Dietro la mamma di Aurooora, camminava la nonna (praticamente un tir, come sperabilmente sarà la genitrice di Aurooora fra due o tre anni) ed il giovane marito (palestrato, tatuato, con taglio da calciatore). Evidentemente, uno dei tanti maschietti che provano un certo brivido a sapere la moglie così ben guardata.
Il mio equipaggio era distratto (senza ritegno). Ho dovuto pagare io ad una cassiera che mi capiva. Quello con l’osso, invece, manteneva lo sguardo nel vuoto (era un attimo sentirsi dire che forse sarebbe stato meglio non spendere tutti quei soldi per un attrezzo inutile). Quindi, non correva rischi e di quando in quando, se doveva girare lo sguardo, lo faceva solo verso sua moglie.
La mamma di Auroora l’abbiamo rincontrata anche nel parcheggio. Marito, nonna, Aurooora e poi lei al seguito (spingente il carrello). Era ultima per poter ancheggiare (bene in vista) sopra le sue zeppone. L’abbiamo lasciata transitare di fronte, e tutta la metà dell’equipaggio (stretto in una utilitaria prestata da un conoscente) ha avuto modo di esprimere opinioni tecniche sulla genitrice discinta. Ho fatto inutilmente notare la volgarità del viso, ma davvero inutilmente, perché in certi casi si tratta di un elemento (solo) favorevole. Anzi, mi hanno accusata di attaccarmi a dettagli per amor di critica.
Rientrati in barca abbiamo risolto il problema.
Rimaneva il fatto che ci sono delle regole da rispettare. Si lasciano occhieggiare le mutande in discoteca, ad una festa selvaggia, o la sera in ufficio se proprio vuoi fare arrazzare il capo. Ma lì era fuori dalle regole: la mamma di Aurooora aveva giocato sporco in zona neutrale.
Solitamente ero all’opera, ma quella mattina, appena in mare, mi sono ricavata un’oretta di relax ed ho preso il sole (in topless) con il bichini più breve e stringato che avessi. Mi sono incremata due o tre volte. Mi sono fatta passare il binocolo per guardare inutilmente l’orizzonte spianato dal nulla (ma con le tette bene-bene-bene al vento, in vista), naturalmente, senza sentire più parlare della mamma di Aurooora.
Non si fa (lo so). Sono stata fuori luogo (ci sono delle regole tra amici). Intanto, mamma di Aurooora 1, io 2. Su calcio di punizione (al 90esimo).
Così, ancora piacevolmente rallentata, quasi alla fine di due (e poco oltre) settimane di ferie.

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