
di
REEM AL-NIMER
(2016, titolo originale: Curse of Alchille Lauro: The Story of Abu al-Abbas,
traduzione di Cristiano Screm, introduzione di Diego Siragusa, pp. 287, euro 18,00)
Questo libro narra l’insolita vicenda di due persone estremamente compatibili tra loro, che si completavano perfettamente a vicenda – e tra le quali tuttavia esplodevano occasionalmente feroci disaccordi. Condividevamo l’amore per la Palestina, per i nostri figli e per la conversazione pacata, in un mondo che a volte sembrava essere completamente impazzito. Condividevamo l’amore per ogni essere innocente della Terra, per chiunque amasse la sua casa e la sua famiglia e aspirasse alla giustizia e al riscatto. Senza eccezioni. La nostra vita insieme è una storia di sopportazione, onore, buona fede e spirito cavalleresco. È questa la storia della mia vita con Abu al-Abbas.
Reem al-Nimer, vedova del comandante palestinese Muhammad Zaydan, conosciuto come Abu al-Abbas, ha scritto la storia del marito e sua, soffermandosi naturalmente sul dirottamento della nave da crociera “Achille Lauro” – di cui lei seppe solo ad avvenuto compimento –, condotto nell’ottobre del 1985, al largo delle coste egiziane, da quattro membri delflp (Fronte di Liberazione della Palestina), allora guidato proprio da Abbas.
Il dirottamento – finalizzato al rilascio di cinquanta prigionieri palestinesi – era stato programmato circa due anni prima e avrebbe dovuto svolgersi senza alcun spargimento di sangue. Il commando, però, venne scoperto quasi subito all’interno della nave e, nella concitazione dell’imprevisto, uccise il passeggero Leon Klinghoffer, ebreo americano e paraplegico.
Tale crimine, mutatosi ben presto in un caso internazionale, segnò Abu al-Abbas fino alla sua morte, avvenuta in circostanze mai chiarite nel marzo del 2004, quando si trovava sotto custodia degli americani in un campo di prigionia di Baghdad, dopo l’invasione dell’Iraq.
La maledizione dell’Achille Lauro è un testo che si legge a vari livelli.
È naturalmente la cronistoria del dirottamento del transatlantico “Achille Lauro” che, oltre a marchiare ineluttabilmente il destino di Abbas, catalizzò l’attenzione del mondo intero per le conseguenze che avrebbero potuto verificarsi e vide l’Italiaricoprire un ruolo di primo piano.
È uno sguardo dall’interno sulla resistenza palestinese, sui delicati, quando non estremamente tesi, rapporti tra i vari movimenti che la costituiscono – dall’organizzazione-madre olp (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) a Fatah, dal fplp-cg (Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale) al flp –,nonché sulle relazioni tra questa frastagliata compagine e gli altri Stati arabi, alla cui guida figurano anche personaggi discussi come Hosni Mubarak e dittatori come Mu’ammar Gheddafi e Saddam Hussein.
È un racconto testimoniale sul Medio-Oriente dell’ultimo 60ennio, con attenzione particolare al trentennio 1970-2000, e ai suoi contraccolpi politici – il Settembre Nero in Giordania del 1970, l’Operazione Litani, la guerra civile libanese, la prima Intifada, la guerra Iran-Iraq, l’invasione del Kuwait, gli accordi di Oslo, l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli usa.
È un memoir, che poco concede all’agiografia e molto a una ruvida onestà, su una coppia di coniugi palestinesi dalle opposte origini sociali – lui nato da una famiglia umile e cresciuto in un campo profughi siriano, lei appartenente a una potente dinastia di notabili cisgiordani, il cui padre, il banchiere Rifaat al-Nimer, avrebbe fatto la storia economica creditizia del mondo arabo. I due sono uniti, oltre che dal sentimento, anche dalla militanza per la causa palestinese, ruolo che occupa in maniera totalizzante la vita di lui: se Arafat, ai vertici dell’olp, è la faccia diplomatica della resistenza palestinese, Abbas, a capo del flp, ne rappresenta quella militare. Già sposati e con figli, Reem e Abu al-Abbas divorziano più o meno nello stesso periodo per dare vita a un matrimonio che li vedrà nomadi tra Libano, Siria, Tunisia e Iraq e costantemente pericolo per più di vent’anni.
Dall’introduzione:
Ci mancava una biografia di Abu al Abbas ed essa non è meno affidabile, sotto il profilo storico, se l’autrice è la moglie.Il lettore scoprirà che Reem al Nimer, non perde mai la propria capacità critica descrivendo le vicende vissute accanto agli uomini della sua vita: il padre, il primo marito, Mohammad al-Ghadban e Abu al-Abbas. La distanza temporale le ha consentito di tenere sotto controllo lo spirito partigiano, di valutare con equilibrio i propri errori e quelli di Abbas, di raccontarci le drammatiche faide interne nella resistenza palestinese, i tradimenti, gli opportunismi, la codardia e i crimini dei regimi arabi reazionari.
Hanno detto:
Questo libro di memorie della vedova di Abu al-Abbas ripercorre un’era della resistenza palestinese, la dura realtà di una causa che dovette fronteggiare ostacoli insormontabili.
Robert Fisk, The Independent
Reem al-Nimer (Nablus, Cisgiordania, 9 settembre 1952), è un’attivista palestinese, proveniente da una influente famiglia di notabili e possidenti. Cresciuta a Beirut, entra a far parte del movimento Fatah di Yāser ‘Arafāt, passa poi al Fronte Popolare Rivoluzionario per la Liberazione della Palestina e all’Organizzazione Comunista Araba. Nel 1982 sposa in seconde nozze Abu al-Abbas, carismatico leader del flp. da cui ha un figlio, Ali.
Il libro verrà presentato a Roma, mercoledì 5 ottobre 2016 pomeriggio presso la Fondazione Craxi (Via Montevideo, 2/A) alla presenza dell’autrice, del curatore e di Stefania Craxi.

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