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La luce in fondo al tunnel nel mare di tasse sul lavoro

di Fabrizio Binacchi | 26 Agosto 2012

Senza un vero riequilibrio diventa difficile pensare alla ripresa dei consumi. Uno stipendio è tar-tassato da un minimo del 43 per cento fino al 55 per cento e anche oltre.

Si fa un gran parlare di quella luce in fondo al tunnel, del mese di svolta che ci porterà dalla crisi nera alla ripresa, speriamo non grigia. Al Meeting di Rimini hanno parlato di luce in fondo al tunnel un po’ tutti da Monti a Passera alla Fornero. Ma la ministra del lavoro ha aggiunto una considerazione operativa: bisogna pensare ad un riequilibrio del peso fiscale che adesso colpisce troppo il lavoro. “Me ne farò portatrice in consiglio dei ministri”. Mica male. La luce in fondo al tunnel nel mare di tasse sul lavoro. Senza un vero riequilibrio diventa difficile pensare alla ripresa dei consumi. Uno stipendio è tar-tassato da un minimo del 43 per cento fino al 55 per cento e anche oltre. E a fronte di una evasione calcolata ancora in 150 miliardi di euro l’anno è ovvio che non si va da nessuna parte. Ha ragione il professor Carlo Dell’Aringa a dire che in effetti qualcosa si muove, qualcosa si vede ma non è abbastanza perché:  non sono “abbastanza” le imprese che innovano e assumono, non sono “abbastanza” le riforme di semplificazione, non sono “abbastanza” grandi le imprese italiane per competere. Insomma stiamo facendo i compiti bene ma non siamo “abbastanza” in forma per innescare la ripresa solida. Al netto dei problemi finanza internazionale, del dramma del debito e del deficit. Insomma luce in fondo al tunnel sì, ma con realismo. Anche perché basta guardarsi in giro e le imprese che chiudono  sono ancora, purtroppo, di più di quelle che aprono. E quelle grosse e luminose, anche da un punto di vista estetico, che per anni e decenni erano l’immagine e il simbolo stesso dell’allora  boom, ora ti sembrano nobili decadute. Ad esempio com’è stato triste l’altra sera, in una grande area di servizio sulla più importante e trafficata autostrada d’Italia, vedere chiudere il market poco dopo le 22. Ma come  niente giro obbligato tra inutili peluche e offerte di cioccolato 7 a otto euro ? Pubblico e clienti disorientati. Anche perché dagli anni ‘50 e ‘60  ci eravamo abituati a questo gioco dell’oca ai tempi del monopolio dell’Autogrill: entri, bar, caffè, toilette, snak e poi giro tra souvenir e coppe, giocattoli parlanti e macchinine e poi altra cassa con verifica. Un senso unico. L’altra sera all’ingresso del market barriera, muro di Berlino, ringhiera, chiuso. Hanno dovuto spostare un tornello per far uscire i pochi clienti dall’entrata, quasi in contro mano. Fa un certo senso uscire da un vetro con il segnale di divieto.  “E’ la crisi bellezza”, sussurra una signora che esce finito il turno, immagino anticipato. C’era una volta il luna park delle aree di servizio dove ad ogni ora del giorno e delle notte c’era il mondo, e adesso non c’è più. Un po’ i costi dei carburanti, un po’ la globalizzazione un po’ i costi lievitati anche nei cosiddetti ristoranti. Uno spaghetto alle vongole 12 euro e 50 in una area di servizio vuol dire che in un ristorante riverito e servito dovrebbero costare 25 euro. Un trancio di salmone triste con tre verdure 14 euro e 50. Avanti così capite bene che andiamo a sbattere. Anche se c’è poco traffico, anche se l’area di servizio è vuota.

Pubblicato in : CornerBlog

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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