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LA LINGUA DELLA MARCHESA DI MORGNAC

di Fabrizio Binacchi

di Fabrizio Binacchi | 4 Luglio 2011

La marchesa Melide Bloncé di Morgnac fissava la finestra della biblioteca cercando un raggio di luce e di calore che la convincesse ad uscire. Non lo trovava. Di affrontare le pozzanghere delle Tuileries non ne aveva proprio voglia. Eppure l’appuntamento era preso e doveva onorare la partita di Belot alla quale la contessa di Beauvais l’aveva caldamente invitata. “Ho la testa che gira da par suo” pensava di scrivere all’amica. Ma non ebbe il tempo di prendere la penna, quando un pensiero fisso e intenso la rianimò. “E se fosse la volta buona per recuperare i franchi da Gilbert?” Il barone di Maillot non era un assiduo al tavolo verde della contessa e lo si vedeva. Aveva perso in tre pomeriggi quasi 3500 franchi. La marchesa di Morgnac aveva un bel credito con lui, di franchi, ma anche di spiegazioni. L’ultima volta non l’aveva baciata come aveva sempre fatto nell’ultimo trimestre tutte le volte che si alzavano dal tavolo da gioco, e appena entrati nel cono d’ombra dello sguardo troppo curioso della contessa di Beauvais. . Il temporale aveva riempito d’acqua le carreggiate dei giardini della Tuileries ma la curiosità di guardare in faccia, e negli occhi, il giovane Gilbert era troppo forte. “Vado”, si decise Melide, sfiorandosi la ciocca di capelli che maldestramente scendeva sull’orecchio destro, dal quale sentiva meno. “Il cappellino verde che mi ha regalato Clarette no, oggi non ci sta, meglio l’ombrello”, bisbigliava la marchesa, tutta intenta a pensare alle prima parole da scaraventare, lietamente, sulla faccia di Gilbert. Attraversate le Tuileries verso Rue de Rivoli, a testa bassa cercava di scansare quelle putride pozzanghere che tanto odiava. “Perché la pioggia a maggio, perché non un giorno di sole, fino alle sette almeno”, bisbigliava come fanno le donne di portineria. All’angolo di Rue de Pyramides l’ostacolo e la sorpresa. Una carrozza improvvisamente sbarrava la strada, passata la quale ecco due fari azzurri sulle sue guance arrossate. Melide Bloncè aveva superato da tre settimane il troppo tondeggiante cinquantesimo anno e da sei mesi, giorno più giorno meno, era l’amante di Gilbert, di vent’anni più giovane di lei, di 20 chili più magro di lei, purtroppo come il patrimonio. Lo riconobbe dagli stivali. Girato l’angolo di Pyramides Melide si fermò. Sussultò, s’aggiustò il corpetto, inclinò il capo leggermente all’indietro, come i militi sull’attenti, e appurò che la sua lingua si incagliò tra la gengiva inferiore e la leggera scanalatura degli incisivi. Non usciva che un flebile soffio dalla sua bocca che altrimenti avrebbe potuto e voluto eruttare ben altri suoni. Le labbra tremavano come se fosse l’allenamento muscolare del discorso. Che non veniva. Gilbert attendeva una parola con la bocca semi aperta a destra, colpa del foro del sigaro, forse. La lingua della marchesa sì svincolò finalmente dalla imprevista prigione della gengiva ed espulse in 15 parole un trimestre di risentimento. Come solo le donne in astinenza di baci da tre mesi possono coniugare. “Capisco, barone di Maillot, che la fortuna sia in ribasso, ma … ma solo un lampo del temporale, che è passato, potrà far rialzare il suo desiderio verso il cielo”. Dopo la parola “cielo” la lingua della marchesa di Morgnac si ritrasse nel suo proprio rifugio preferito. Tra il labbro superiore e la gengiva martoriata dal cognac. Dove un tempo transitava leggermente anche la lingua di Gilbert. Ma per 3500 franchi.

Fabrizio Binacchi

Pubblicato in : CornerBlogTag: discorso

Info Fabrizio Binacchi

Fabrizio Binacchi, giornalista economico @Tg1, poi in giro per l’Italia a dirigere redazioni e sedi regionali. Ha realizzato e curato varie trasmissioni su @RaiUno e @RaiTre. Ha condotto Linea Verde finendo in acqua e su Striscia, Paperissima, Blob, facendo passare quel poco di popolarità dai palazzi della politica ai supermercati. Insegna in vari master, ha scritto tre libri e ha vissuto in sette città ma solo in due si trova a casa: Bologna e Firenze.

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