
Papa Leone XIV vorrebbe riannodare le fila di una umanità che sta perdendo il senso della propria esistenza. Responsabilità che vanno ricercate in chi ha in mano il potere politico, economico e finanziario nel mondo.
“Magnifica umanità”, ossia desiderio costitutivo dell’io, rinnovato dalla centralità di Cristo, è per papa Leone XIV, l’inizio di una società nuova. In realtà, un modello di società nuova con l’umanità al centro, venne già proposto due secoli fa, in una concezione laica, con il sorgere del socialismo.
Di viaggio in viaggio, di tappa in tappa, di discorso in discorso, Papa Leone risveglia la “magnifica umanità” che è in ciascuno di noi, con la sua riflessione sull’umano, a partire dalla centralità di Cristo, “dell’eterno nella quotidianità”, accompagnando le persone a vivere, secondo l’autentica vocazione umana, tutti gli aspetti dell’esistenza: la politica, il lavoro, l’economia, la cultura, l’arte, lo sport, il tempo libero.
A Madrid, il 7 giugno 2026, nell’incontro “Tessere reti con il mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport”, Papa Leone ha affermato: “La nostra società possiede una straordinaria capacità di produrre, innovare e comunicare; tuttavia, sembra che abbiamo ancora bisogno di imparare a custodire l’anima di ciò che essa genera. Altrimenti, corriamo il rischio di essere incerti sul perché, a quale scopo, con chi e per chi si produce” .
Possiamo leggere in questa affermazione il compito che il Papa assegna alla Dottrina sociale nell’attuale passaggio della storia: ricentrare l’origine, lo scopo, il valore affettivo e intersoggettivo del lavoro (“perché, per chi e con chi si produce”), rendendo il lavoro stesso reale comunicazione tra gli uomini e, quindi, fattore di pace nelle comunità locali e nel dialogo tra i popoli.
Paolo VI, nell’enciclica Populorum Progressio, ammoniva: “Lo sviluppo è il nuovo nome della pace”. Sviluppo umano integrale, di cui la creazione di lavoro è la leva principale. Secondo la dottrina socialista, il lavoro avrebbe portato all’emancipazione dei lavoratori e dell’umanità.
Oggi, Papa Leone ci esorta a non perdere l’anima da cui, nell’uomo, nasce la creatività; perciò bisogna costantemente riandare alla disposizione positiva dell’io, sollecitando la quale la realtà stessa chiama il soggetto a realizzare il suo desiderio vocazionale: “Nel Dna dell’umanità è radicato il desiderio di bene, di bellezza e di verità; ed è a partire da questa aspirazione profondamente umana e dalla nostra esperienza plurisecolare che la Chiesa propone percorsi per una vita dignitosa e per il bene comune”. Tuttavia, fino a metà del secolo scorso, il cammino della Chiesa è andato avanti tra luci ed ombre.
Leone XIV, nel “Discorso ai membri del Parlamento spagnolo”, l’8 giugno 2026, ha detto: “La Chiesa cattolica è al servizio di questa sete del cuore umano”.
Tenere desto il cuore, il suo desiderio costitutivo, grazie alla “verità più grande di noi”, “verità che ci attrae”, significa servire il bene comune. Così la Chiesa, in rapporto con ogni uomo, tesse reti di relazione, rilancia il dialogo, riannodandone i “fili sempre nuovi”, disarmando le parole e l’anima. È un’opera diuturna, minuziosa, silenziosa, quotidiana, che alimenta la capacità di lavorare insieme.
Tessendo le reti di prossimità nei bisogni e di condivisione dell’umano, la Chiesa alza gli argini entro cui scorre il fiume tumultuoso della storia, contenendo lo “straripamento” delle polarizzazioni e degli “opposti estremismi” ideologici che minano le fondamenta delle società.
Il lavoro di tessitura è una forma specifica dell’impegno politico dei cristiani per il ricostituirsi di un popolo: persone che imparano a essere insieme, pur nelle discordanze di vedute, rinnovando legami di solidarietà e di fraternità. È un’opera di intelaiatura umana e sociale che attutisce i contrasti e dà stabilità e forma alla comunità.
Al centro di questo discorso, Papa Prevost pone due domande: Quale immagine di uomo? Quale concezione di società?
A queste domande il Papa trova le risposte nella pienezza di vita che viene dall’avvenimento cristiano: “La Chiesa condivide con umiltà, ma anche con fermezza, ciò che ha scoperto nell’esperienza di fede: che Cristo risponde alle grandi domande sulla vita umana e sulla sua pienezza, già in questo mondo e fino al suo culmine nell’eternità”.
Interessante l’indicazione di metodo e di conoscenza contenuta nella citazione sopra riportata: la Chiesa scopre essa stessa, nell’esperienza, di corrispondere alle domande più profonde del cuore umano. La fermezza dolce della Chiesa non impone: chiede lealtà con l’esperienza, chiama alla verifica dell’esperienza di fede, esorta a verificarne, nell’evidenza esperienziale, la razionalità e la capacità di corrispondere pienamente all’umano.
Presi da questa corrispondenza, i cristiani, nel corso della storia, hanno costruito cooperative, ospedali, scuole, strumenti di comunicazione e formazione, istituzioni, città nelle città, integrando persone e gruppi, periferie e territori. Per pienezza e sovrabbondanza di vita, rendendo il lavoro “motore di speranza”.
Una bellezza di vita che continuamente genera “poesia e musica”, come richiamato da Leone nel discorso al mondo della cultura, dell’arte, dell’economia e dello sport, citando Benedetto XVI: bellezza che genera creatività, armonia, amicizia, slancio, positività, salvando ogni seme di umanità.
Di tutto ciò è, in un certo senso, testimonianza universale, come “faro sul Mediterraneo”, la Sagrada Familia, secondo l’intuizione e l’ispirazione di Gaudí: opera di un popolo; opera della “fede che trasforma le pietre”. Trasformazione, trasfigurazione in atto, segno di un desiderio, di una promessa di vita grande già sperimentabile in albore.
Non solo la Sagrada Familia: tutto il lavoro umano, nella sua radice, è questo protendersi verso il vero che dà senso a tutto, dall’opera umile della casalinga a quella imponente di una cattedrale.
Costruttori di cattedrali, “costruttori di una comunità nuova”, secondo quanto evidenziato da Papa Leone durante l’omelia nella Sagrada Familia: “Quest’opera coincide con la nostra vita, che Dio pensa come un capolavoro da realizzare insieme”.
Ieri, nella sesta Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, papa Leone XIV ha richiamato al dovere della comunità cristiana e della società di accompagnarli e valorizzarne il ruolo.
Dopo l’Angelus, il Pontefice ha ricordato: “Oggi si celebra la sesta Giornata mondiale dei nonni e degli anziani, che ha come tema le parole del profeta Isaia: ‘Io invece non ti dimenticherò mai’. Ringraziamo insieme il Signore per il dono che gli anziani sono per la Chiesa e per la società. E impegniamoci a rispettare e valorizzare il loro ruolo prezioso e a garantire loro sempre la giusta attenzione e assistenza”.
I politici non dovrebbero avere bisogno dei suggerimenti di Papa Leone XIV, dovrebbero far parlare i fatti per debellare e attenuare le asperità che la vita riserva all’umanità, senza aggravarne l’esistenza con guerre, egoismi, mancanza di solidarietà ed assistenza umanitaria soprattutto per i bisognosi che si trovano in povertà assoluta. Oggi più che mai è necessario un grande dialogo tra il mondo cattolico e quello socialista per dare dignità all’umanità.
Salvatore Rondello

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