
Mi era andata bene, molto bene; nella saletta di quel bar centrale, accogliente e ben fornito, c’era gente venuta lì per ascoltarci e per comprare il mio libro; stavo quindi tornando a casa,
rilassato e tranquillo. Da Foiano della Chiana ad Arezzo ci sono circa 30 Km di buona strada.
Dopo la manifestazione avevano organizzato un piccolo ricevimento, con tartine, panini e bibite.
Accesi la radio; le parole concitate che uscirono dall’apparecchio mi colpirono come un pugno allo stomaco. A Parigi, nella “mia” Parigi, proprio alle Halles, dove avevo più volte soggiornato,
ospite della zia Elisa, sorella di mia madre, che vi lavorava come cuoca, era sotto l’attacco di un gruppo di terroristi islamici.
Arrivato a casa trovo mia moglie davanti al televisore, aveva gli occhi lucidi. Già parlavano di bombe, esplose allo stadio di St. Denis, dove era in corso una partita di calcio amichevole tra le squadre della Germania e della Francia, e delle sparatorie con molti morti e numerosi feriti in una sala concerti, un ristorante e nelle strade.
Oggi tutti noi già conosciamo questi fatti, purtroppo anche nei minimi dettagli, grazie anche alle nuove tecnologie che ci vendono protagonisti, e non ritengo utile ripercorrere quegli attimi tristemente vissuti.
Voglio invece discuterne con voi, nel tentativo di provare, da mazziniano, a dedurne un ragionamento che, forse, potrebbe essere la…. soluzione.
Io non sono e mai vorrò essere un… “tuttologo”; sono e voglio restare uno storico, propugnatore e memoria storica di un periodo europeo come quello vissuto nel secolo diciannovesimo, in Italia ed in Europa, dai sacrosanti principi democratici, per l’appunto francesi, di “libertè, fraternitè,egualitè,” e la mazziniana “ Giovane Italia” e “Giovane Europa”.
Mazzini, Garibaldi, Menotti, Mameli, don Ugo Bassi, Tito Speri, Grioli Giovanni, Benedetto Cairoli, e migliaia di altri nomi, di molti dei quali potrete trovare la memoria nei viali del Gianicolo a Roma, così come nelle vie e nelle piazze di tutta Italia, specie a Brescia, a Milano, a Napoli, Genova e Palermo, hanno speso la vita e subito l’espatrio, il carcere e la morte per diffondere i valori attuali della nostra civiltà, che questi spietati assassini vogliono portarci via.
Se è la guerra che vogliono, che “vera” guerra sia. Noi siamo molto più determinati di loro e anche più intelligenti, anche nell’organizzazione delle nostre difese. Deve finire l’ora della “pietas” e della comprensione, della tolleranza e delle giustificazioni. Cantiamo a squarciagola anche noi il nostro inno di Mameli e recitiamo tutti assieme il manzoniano Coro dell’Adelchi.
Nel 1936 Carlo Rosselli, Pietro Nenni, Mario Angeloni, Randolfo Pacciardi e centinaia di altri perseguitati dal fascismo lasciarono il loro esilio e corsero in Spagna, a difendere, molti di loro con il sacrificio estremo, la democrazia dalla barbarie e la protervia.
Sono certo che saranno in molti gli arabi, i mussulmani, i siriani, i curdi, i pakistani e gli irakeni che vorranno costituire una “Brigata internazionale” pronta a combattere contro il fanatismo, la tirannia, i soprusi, gli omicidi di massa.

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