
L’affermazione “ vedremo come funzionerà ” e “ sembrerebbe che….“ è ricorrente. Cioè su una materia così essenziale anche lui, come un’infinità di parlamentari che hanno votato, non sa bene cosa e con quali enormi margini d’incertezze funzionerà. Andiamo bene. Ed io che speravo di ritornare in azienda e dire “ guardate che su questi punti la legge dice questo e quest’altro…. “.
Affronto allora il problema della cessazione del rapporto di lavoro ad iniziativa dell’azienda. Apriti cielo! Neanche parlarne. Secondo lui, le aziende non possono e non devono prendere iniziative di questo tipo. Si devono sempre far carico a vita della persona con la quale hanno stipulato un contratto di lavoro, dimenticandosi che tutti i contratti di questo mondo hanno anche delle clausole di disdetta e cessazione.
Cerco di ricordargli cos’è un’impresa, come nasce e si sviluppa, come crea occupazione e com’è inesorabilmente soggetta al mercato e alla concorrenza, ciò a vantaggio di tutti i cittadini.
Il personaggio non ha alcun dubbio. Se l’azienda prende una tale iniziativa, è doveroso che il dipendente la trascini in tribunale. “ E perché è il dipendente a doversene andare e non l’imprenditore ”? Inutile spiegargli che gli azionisti e le banche i soldi li hanno dati a lui, spesso con garanzie. E se certi dipendenti sono così bravi, facciano loro l’impresa, come molti fanno con successo, insieme al 95% che “fallisce” nei primi 5 anni. Amen
Con pensieri (e legislatori) di questo tipo, a chi vien voglia di creare imprese e occupazione in Italia?
Adriano Teso

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