Un paese dove una legge denominta par condicio nient’ altro e’ che un modo per dire ai propri cittadini ‘non siete in grado di intendere e di volere e quindi non vi concediamo libere occasioni di confronto politico perche’ vi faresate influenzare dal piu’ simpaticato, dal piu’ bello e non dal piu’ bravo, e’ un paese che non ama i suoi cittadini che non li rispetta.
La legge sulla par condicio e’ in se’ un’ offesa molto piu’ grave di qualsiasi epiteto che faccia riferimento ai genitali..
Ma ancora piu’ grave e’ che coloro che dovrebbero essere i supremi garanti dell’informazione ed i custodi della sua liberta’ non solo non si siano indignati, non abbiamo sollecitato l’ Ordine e la propria organizzazione sindacale ad opporsi quando tale legge fu varata; anzi, continuano a sottomettersi a diktat che ne limitano, fino all’ annientamento, il proprio ruolo di custodi della libertà di stampa.
Quello che e’ accaduto nelle ultime battute della campagna elettorale, quando la Federazione della Stampa, il sindacato unico dei giornalisti italiani, ha diffidato i propri iscritti dal partecipare alla trasmissione di Canale 5 dove avrebbero dovuto intervistare Berlusconi, e’ un atto che deve essere sanzionato da chiunque abbia a cuore le liberta’ ed in primo luogo quella di stampa.
La conseguente rinuncia dei giornalisti e’ un atto grave che rivela come i giornalisti non si sentano e non siano liberi.
Solo uno sui sei invitati, il direttore del Secole XIX di Genova ha ribadito al sua disponibilita’ a partecipare al confronto: un gesto normale che, tuttavia in questa situazione, appare eccezionale e purtroppo ci riporta alla memoria il gesto di quei pochi docenti universitari ‘ariani’ che rinunciarono all’incarico quando Mussolini introdusse le leggi razziali che estromettevano dalle universita’ i docenti ebrei.
Solo cinque. Tutti gli altri furono ben lieti di occupare posti che si stavano liberando in nome della sacralita’ della razza.
La legge sulla par condicio offende l’intelligenza degli italiani e ingabbia la libertà di stampa. Emblematico il caso Canale 5
La Federazione della Stampa, il sindacato unico dei giornalisti italiani, ha diffidato i propri iscritti dal partecipare a Matrix dove avrebbero dovuto intervistare Berlusconi: un atto che deve essere sanzionato da chiunque abbia a cuore le liberta’ ed in primo luogo quella di stampa.

Il fatto stesso che in questo Paese ci sai il “sindacato unico” dei giornalisti, che tra l’altro fagocita l’esigua minoranza, denota una sola cosa: questo non è un paese normale.
Marcello
Nella vita non è sufficiente conoscere le norme che regolano i rapporti tra le persone e i limiti delle proprie libertà, perché se non si ha la forza di tradurle in pratica o di porle in essere con determinazione e fermezza , è come non conoscerle. Le norme sancite dall’Art.21 della Costituzione vanno applicate per fare giusta e corretta informazione senza timori riverenziali o paure di censura di parte politica.
In Italia, si può dire, senza tema di smentita, che tale articolo è interpretato al contrario, con un intento di convenienza personale, da far paura.
In questa campagna elettorale, la questione della par-condicio, almeno a me, fa ridere poiché non è in gioco il rispetto delle diverse realtà politiche, bensì la codardia di voler sfruttare la norma a proprio uso e consumo. Tutto ciò, è la conseguenza del basso livello culturale e politico dei protagonisti,
Forse Berlusconi voleva provocare ciò che poi è avvenuto. Ma il tutto resta sconsolante.
Purtroppo non è la CENSURA che fa paura, ma L’AUTOCENSURA. La quale crea uno stato d’animo di sudditanza che immancabilmente porta alla perdita della LIBERTA’.
Come ripeteva Nenni (ma è giovato o è dimenticato?): La liberta non è concessa da nessuno. LA LIBERTA’ SI CONQUISTA GIORNO PER GIORNO. E costa aggiungo io!