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LA LEGGE ELETTORALE PER IL PARLAMENTO EUROPEO.

Al di là delle effettive intenzioni del deputato Franceschini, che non ci è dato di conoscere, egli appare spinto dalla preoccupazione che il PD possa perdere molti consensi in un turno elettorale ravvicinato in cui non avrebbe più presa la logica del “voto utile”. di Livio Ghersi

di Livio Ghersi | 7 Maggio 2008

Il deputato Dario Franceschini, Vicesegretario nazionale del Partito democratico, ha espresso l’esigenza di modificare la legge elettorale per l’elezione dei rappresentanti italiani nel Parlamento Europeo (si vota nel 2009). L’essenza della modifica proposta sarebbe quella di introdurre una soglia di sbarramento nazionale, quantificata al 5 per cento del totale dei voti validi espressi, per l’accesso alla rappresentanza. Non dice cose nuove, perché può richiamare precedenti progetti di legge in tal senso. Ad esempio, il disegno di legge n. 2419 della 14^ Legislatura, primi firmatari i senatori Tonini e Morando. Quel disegno di legge prevedeva pure l’abolizione del voto di preferenza, quindi l’elezione dei candidati secondo l’ordine di presentazione nelle liste circoscrizionali, nel limite di seggi spettanti a ciascuna lista.
Prima di Franceschini, l’ex deputato Daniele Capezzone, oggi vicino al Popolo della Libertà, aveva espresso la medesima esigenza di introdurre una soglia di sbarramento nella legge elettorale per le elezioni europee; come si può riscontrare leggendo la sua Agenzia di stampa: “Il Velino”.
Ad entrambi, il deputato repubblicano Giorgio La Malfa ha risposto che l’introduzione di meccanismi tendenti a modellare la rappresentanza secondo logiche maggioritarie non si giustifica quando non si tratta di eleggere un governo, ma di eleggere i rappresentanti dell’Italia in una assemblea rappresentativa europea, peraltro dotata di ridotte attribuzioni.
Al di là delle effettive intenzioni del deputato Franceschini, che non ci è dato di conoscere, egli appare spinto dalla preoccupazione che il PD possa perdere molti consensi in un turno elettorale ravvicinato in cui non avrebbe più presa la logica del “voto utile”. Quindi, la sua proposta viene percepita come il tentativo di impedire — mediante una opportuna modifica della legge elettorale — la possibile, anzi probabile, perdita di consensi del PD, a favore di liste caratterizzate dall’appartenenza ideale alle grandi famiglie politiche europee: Popolari, Liberaldemocratici, Socialdemocratici, Verdi; con in più nuove chances pure per la Sinistra ex comunista.
Secondo Capezzone, anche al Popolo della Libertà converrebbe stroncare sul nascere la possibile affermazione di liste concorrenti, come ad esempio una ipotetica lista dei Liberaldemocratici, che si rivolgerebbe agli stessi settori di opinione pubblica che il PdL vorrebbe rappresentare in via esclusiva.
Ricordo che quando mi occupavo, dal punto di vista tecnico, di leggi elettorali, una delle principali critiche rivolte alla legge 24 gennaio 1979, n. 18 (e successive modificazioni) era quella che, nell’assegnazione dei seggi, finiva per non rispettare il criterio della rappresentanza delle circoscrizioni (cioè delle diverse aree geografiche del Paese), in esatta proporzione alla popolazione residente. L’articolo 2, ultimo comma, della legge n. 18/1979 (nel testo vigente) stabilisce che: «La ripartizione dei seggi … si effettua dividendo il numero degli abitanti della Repubblica per il numero dei membri [del Parlamento europeo] spettante all’Italia e distribuendo i seggi in proporzione alla popolazione di ogni circoscrizione, sulla base dei quozienti interi e dei più alti resti». Principio sacrosanto, conforme a quanto previsto, rispettivamente, dall’articolo 56, terzo comma, della Costituzione per la Camera dei Deputati, e dall’articolo 57, quarto comma, della Costituzione, per il Senato della Repubblica. Poiché i seggi vengono assegnati a livello nazionale (dall’Ufficio elettorale nazionale), in proporzione alla cifra nazionale di ogni lista (data, per ciascuna formazione, dalla somma dei voti validi ottenuti dalle liste presentate con il medesimo contrassegno nelle cinque circoscrizioni elettorali), può succedere che la distribuzione geografica dei seggi finisca per dare a qualche circoscrizione meno rappresentanti di quanti abbia diritto ad avere, in rapporto alla popolazione residente. E’ quanto, sistematicamente, è successo per la Circoscrizione più piccola, la quinta, quella delle “Isole” (Sicilia e Sardegna).
Un parlamentare un po’ più “navigato” di quanto non sia Franceschini, invece di fare la figura di chi voglia fare una prepotenza verso le minoranze, prima di fare dichiarazioni pubbliche, avrebbe approfondito la questione. Si sarebbe rivolto ad un qualunque funzionario parlamentare, dell’apparato burocratico della Camera, o del Senato. Il livello medio è ottimo. Anche noi dell’apparato burocratico dell’Assemblea regionale siciliana qualche competenza tecnica l’avevamo; lo stesso, immagino, succeda per gli apparati di supporto dei Consigli regionali di tutte le Regioni italiane. Il funzionario gli avrebbe subito indicato dei profili tecnici che possono giustificare una eventuale modifica della legge elettorale per l’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo. Ad esempio, per correggere l’inconveniente che prima ho indicato, una proposta legislativa di cui ho memoria prevedeva che i seggi venissero assegnati in ciascuna delle cinque Circoscrizioni direttamente dal competente Ufficio elettorale circoscrizionale (e non, come oggi, in ambito nazionale). I seggi che non si fossero potuti assegnare per insufficienza di quoziente, sarebbero andati alle liste con i resti più alti, nella circoscrizione di volta in volta considerata. In questo modo ogni area geografica avrebbe avuto, esattamente, il numero dei rappresentanti ad essa spettanti in base alla popolazione.
Inoltre, per questa via, nella sostanza si sarebbero ottenuti i medesimi effetti di una soglia di sbarramento, ma di fatto, senza necessità di prevederla e, quindi, senza esporsi alla figura di apparire come soffocatori delle minoranze.
Anche l’ambito territoriale delle cinque attuali circoscrizioni è stato oggetto delle più varie proposte di modifica. Questa, però, è una questione politicamente molto più delicata; quindi sarebbe meglio non avventurarsi su questo terreno se in partenza non si sa bene dove si possa andare a parare.
Voglio dire che, al di là di ogni giudizio di valore nel merito della proposta, si ha l’impressione che quelli che dovrebbero essere i massimi dirigenti politici italiani si muovano come degli elefanti in un negozio che vende cristalleria. Politici di altri tempi avrebbero perseguito gli stessi obiettivi dando un taglio minimalista alla iniziativa legislativa (presentata come risposta a necessità tecniche), e ne avrebbero parlato il meno possibile, anche dopo che la legge fosse stata approvata.
Palermo, 7 maggio 2008

Livio Ghersi

Pubblicato nel sito www.livioghersi.it

Pubblicato in : Primo piano

Info Livio Ghersi

Livio Ghersi, laureato in giurisprudenza, è stato funzionario dell’Assemblea regionale siciliana, con la qualifica di Consigliere parlamentare. Oggi, pensionato, si dedica a studi di storia, filosofia, teoria politica.

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