Vallucciole, 13 Aprile 1944.
108 persone uccise.
Carlo Levi ne scrisse in “Pasqua di Vallucciole”.
“Le donne del Masini erano state massacrate e la bambina piccola, che aveva un anno, l’avevano tagliata a pezzi così per divertirsi e i pezzi li avevano messi in una scatola di cartone, di quelle per le scarpe […]
Gli Orai, tre fratelli tutti ciechi dalla nascita, provarono a portare le cassette (munizioni) sul sentiero ma come potevano farlo? Lo dissero che erano ciechi, ma i tedeschi li spingevano a randellate. E quando prima uno, poi l’altro poi il terzo caddero, gli spararono nella testa e li lasciarono lì”.
Carlo Levi.
Non Toni Capuozzo, Carlo Freccero, Nicola Porro, Marco Travaglio e chi ne condivide gli status. Non l’imbarazzante Orsini, Dibbattista, i troll vari e la sequela dei fenomeni da tastiera che rilanciano le stronzate putiniane.
Carlo Levi.
E anche quando fate i lagnosi dell’equidistanza, sappiate che non state. dando mostra di equilibrio ed esibendo saggezza.
Perché l’equidistanza è una cosa che si può praticare in una contesa, in un dibattito, in un confronto tra pari. Di fronte a qualcuno che aggredisce un altro per mera volontà di dominio imperialista, la vostra esibita e lagnosa equidistanza è al massimo piccolo, trascurabilissimo fiancheggiamento.
Nessuna saggezza da esibire. Al massimo alzare la mano per fare la figura degli stronzi.
Inviato dal mio Galaxy
Tommaso Ciuffoletti

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