Questo giornale, il nostro giornale fondato da Nicola Cariglia, continuerà la sua opera in memoria del messaggio del fondatore, che travalica ogni steccato ideologico, esprimendo da sempre ed è auspicabile per sempre la propria natura nel contempo “indipendente, laica, liberale e socialista”.
Nicola è morto e, pur presagendo egli ciò che sarebbe oggi accaduto, non ha potuto assistere al fatto essenziale per cui egli stesso ha lottato un’intera vita: la pacificazione politica dell’Italia.
La guerra è stata lunga, è durata in pratica tre quarti di secolo, ma alla fine si è conclusa come l’Amico e il Direttore avevano e hanno da sempre auspicato.
Se mi è permesso, è stata la battaglia di un’intera vita – con riferimento alla durata di cui diceva il Sommo Poeta fiorentino – in cui tuttavia soltanto pochi illuminati, come per l’appunto Nicola, avevano immediatamente intravisto i rischi di una mancata vera pacificazione politica, che negli anni Settanta ha così portato ai tragici strascichi del terrorismo rosso e nero. Una pace repubblicana, maturata dopo la fine della seconda guerra mondiale, di forma ma non di sostanza, e quindi contraria alla stessa pace sostanziale per la quale Nicola ha sempre dibattuto.
E allora, ci sono voluti settant’anni perché, come sempre accaduto, un’immagine depositasse negli archivi della storia il conflitto politico di codesti anni trascorsi: il bacio e l’abbraccio in Senato tra Liliana Segre e Ignazio La Russa.
Una generazione politica, per il linguaggio esso stesso usato e abusato, è così definitivamente tramontata. La storia della politica nazionale ha cioè archiviato definitivamente il significato politico di parole come “fascismo” e – era stato fatto ancor prima – “comunismo”.
Naturalmente è logicamente, altra è la questione sociale che sempre determina e quindi determinerà l’assunzione di un nuovo linguaggio politico.
Ma: a chi oggi proverà a usare di nuovo termini come fascismo e comunismo antifascismo e anticomunismo, l’immagine della Segre e di La Russa basterà a rammentare loro che ciò di cui parlano è una storia del passato che non ha più a che fare con il presente. E che per la storia del presente e del futuro occorre invece – necessariamente – l’elaborazione e l’uso di un nuovo linguaggio politico.
Angelo Giubileo Vicedirettore di PensaLibero.it

Al di là della “Testimonianza” un po’ affettuosamente apologetica, tutte le storie del passato riverberano i loro effetti nel presente e nel futuro al di là delle più o meno presunte riconciliazioni. Il fascismo ed il comunismo, entrambi emblematici di sistemi di potere ideologici, hanno un substrato relazionale comune: non sono espressione di libertà individuale condivisa con la democratica partecipazione di tutti, rispettosa dell’acclarato confronto decisionale.