E allora, stanno indagando il procuratore della repubblica di Milano, Edmondo Bruti Liberati. C’è il sospetto che possa essersi infrattati gli incartamenti di una inchiesta che “lambiva” la giunta rossa di Milano.
Ora, anche in passato, di questi dubbi ne sono stati sollevati spessissimo. Soprattutto ai tempi di Tangentopoli, c’era chi affermava che le inchieste si accanissero un po’ troppo nei confronti di alcuni e un po’ troppo poco nei confronti di altri. Sarebbe il caso di estirparle alla radice queste maldicenze, affinchè la Giustizia assomigli sempre più alla moglie di Cesare. Visto che si è cominciato a rufolare nei cassetti, si vada a guardare in tutti. Non per trovare materiale per nuovi processi, che già i tribunali sono affogati. Piuttosto per gli storici, visto il tempo passato, e considerati i dubbi che non cessano sulla origine e la conduzione di quelle inchieste. Insomma, si vada a controllare se altre carte fossero, per caso, all’epoca, state dimenticate. E siccome Bruti Liberati è accusato di averle fatte ricomparire queste benedette carte dell’inchiesta sulla vendita delle azioni Sea (la società aeroportuale milanese) da parte del Comune, un po’ troppo tardi, si usi anche il cronometro. Si misuri la velocità dei fascicoli su personaggi di un determinato colore per controllare che la velocità non fosse quella della lumaca. E si faccia, per maggior sicurezza, la controprova. Si misuri la velocità dei fascicoli riguardanti personaggi di diversi altri colori per stabilire se fosse, vedi caso, quella della lepre. Capace, in certi casi, di stabilire il record di tre gradi di giudizio in meno di 10 mesi.

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