Parlare di ambiente è diventato di moda; era ora! L’importante è che si faccia presto. Ma vediamo come vanno le cose. Lo scarico di sostanze nocive in atmosfera è in continuo aumento in tutto il mondo ed è strettamente connesso alle attività produttive. La Germania, la locomotiva d’Europa, inquina di più dell’intero continente africano; nella classifica mondiale per scarico di co2 in atmosfera; la Germania è al settimo posto; l’Italia è al ventesimo. Prima in classifica è la Cina, seguita da Stati Uniti, ed altri… Abbiamo preso ad esempio la Germania, realtà a noi vicina, per il ruolo negativo che esercita nella produzione di co2.
Per avere un’idea dell’impatto che l’azione negativa dei paesi industrializzati ha avuto sull’inquinamento del pianeta, è bene considerare che la Germania emette una quantità di co2 maggiore dell’intero continente africano. Per non parlare della Cina che con la sua crescita industriale incontrollata è responsabile dell’impennata che c’è stata nell’inquinamento dell’intero emisfero e sul suo surriscaldamento.
Le conclusioni che dobbiamo trarre dal dato tedesco è incontrovertibile: l’industrializzazione è responsabile dei danni subiti dall’ambiente. Di fronte alla drammatica realtà dell’aumento della temperatura terrestre, lo scioglimento dei ghiacciai, che fare? Rifiutare i rifiuti; ritornare a fare le spesa come negli anni ‘50/60 acquistando prodotti sfusi.
Tutti parlano delle crescita economica, della necessità di far crescere il Pil, va bene, ma non a tutti i costi. Se per aumentare il Pil bisogna continuare a produrre plastica, è meglio rimanere a crescita zero. E se necessario, bisognerebbe pensare ad una sana decrescita per salvare il pianeta.
Di fronte ai danni riguardanti l’inquinamento ad opera dei paese industrializzati, viene da chiedersi chi sono gli incivili, noi o gli abitante del terzo mondo ai quali stiamo portando via l’integrità dell’ambiente?
Roberto Fronzuti

Per quanto sostanzialmente corretta, l’informazione fornita da questo articolo è incompleta e, potenzialmente, fuorviante.
Vero: la Germania è la settima nella classifica dei produttori mondiali di CO2 [1]
Falso: la produzione di CO2 è proporzionale al livello di industrializzazione
Perché? Semplicemente perché la Germania è il 4° [2] paese più industrializzato al mondo e non il settimo.
Non sono dettagli, c’è modo e modo di fare industria e di contenere l’inquinamento, e non siamo noi europei quelli che fanno peggio al mondo in questo campo, anzi…
Ad oggi la produzione di CO2 derivante da fonti fossili in Europa è sostanzialmente invariata rispetto a quella prodotta nel 1960 [3] (c’è comunque stato un picco nel 1980) e, mentre allora concorreva per ben il 30% della produzione mondiale di CO2, ad oggi il “contributo” europeo (EU28) è solamente del 9,13%.
La Germania produce circa il 2% della CO2 prodotta al mondo a fronte del 49,2% prodotto da Cina, USA e India. Proprio l’India, che produce il 6,2% della CO2 e quindi oltre il triplo di quella dalla Germania, è solo sesta nella classifica dei paesi più industrializzati.
L’Italia, ventesima al mondo con lo 0,91% di CO2 prodotta [4], è il settimo paese più industrializzato al mondo appena dietro all’India che ne produce una quantità oltre 6 volte maggiore.
Va poi considerato che l’aumento della CO2 non è solo un legata all’utilizzo dei combustibili fossili e alla cementificazione ma anche alla deforestazione. Viceversa, la riforestazione, come accade in maniera addirittura preoccupante in Italia (così la definisce il National Geographic Italia [5]), contribuisce alla sua diminuzione (in maniera comunque non particolarmente rilevante in entrambi i casi [6]).
L’affermazione poi che la Germania produca da sola più CO2 dell’intera Africa, per quanto molto ad effetto per il titolo dell’articolo, è totalmente errata, da solo il Sud Africa produce l’1,36% della CO2 mondiale, se ci aggiungiamo gli altri stati africani censiti (Algeria, Egitto e Nigeria, il resto ricade nella categoria “altri” e quindi non computabile) superiamo il 2,6% della CO2 prodotta al mondo. Per contro, dal punto di vista industriale, l’intera Africa non vale una frazione della Germania.
La produzione/smaltimento della plastica a livello globale, secondo stime del 2015 dell’Università della California di Santa Barbara, concorre per quasi il 7% alla produzione di CO2 ed è quindi effettivamente un importante fattore di inquinamento anche in questo campo e non solo quando viene dispersa nell’ambiente mettendo a rischio le specie animali e, di conseguenza, anche l’uomo. Occorre quindi andare a vedere chi produce e consuma più plastica al mondo.
Anche in questo settore la Cina ha il primato col 29% [7] della produzione mondiale, segue l’Europa col 19% e il nord America col 18%. Del 19% Europeo il 24% (4,56% mondiale) lo consuma la Germania, il 14% (2,66% mondiale) lo consuma l’Italia e a seguire Francia, Spagna, Regno Unito e gli altri stati UE.
Non tutte le plastiche hanno lo stesso impatto ambientale e anche le politiche sul riciclo sono molto diverse fra paese e paese (anche in UE) ma questo è un discorso che richiede decisamente una trattazione separata.
Lascio a chi legge decidere chi sia davvero che porta via “l’integrità ambientale” alle nazioni e ai popoli della terra…
T.R.
1) Chi emette la CO2? – Dario Ruggiero – LTEconomy
2) Classifica paesi più industrializzati – Centro Studi Confindustria
3) Clima, le emissioni di CO2 continuano a crescere – Lorenzo Ciccarese – Il Bo Live – Università di Padova
4) Joint Research Centre – Commissione Europea – http://edgar.jrc.ec.europa.eu/overview.php?v=booklet2019&dst=CO2emi
5) La crescita incontrollata dei boschi italiani – Federico Formica – National Geographic Italia
6) Le foreste “mangiano” davvero la CO2? – Elena Dalla Valle, Tommaso Anfodillo – https://www.scienzainrete.it
7) SOFIDEL – Soft&Green – https://www.sofidel.com/it/soft-and-green/i-numeri-della-plastica-nel-mondo