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La doppia vita dell’ Adriatico

Che invasione si sta verificando sull’Adriatico. Turisti dappertutto. Ma a guardare le acque e le coste di questa che un tempo era la laguna di Venezia, scopri una doppia esistenza e un diverso grado di inquinamento tra nord e sud. Non a caso sono esplose la Puglia e l’Albania, affianco alle isole greche e al Montenegro.

di Raffaele Nigro | 21 Agosto 2023
Una delle tante imbarcazioni di migranti in arrivo sulle coste adriatiche (fonte Wikimedia Commons)

Che invasione si sta verificando sull’Adriatico. Turisti dappertutto. Ma a guardare le acque e le coste di questa che un tempo era la laguna di Venezia, scopri una doppia esistenza e un diverso grado di inquinamento tra nord e sud. Non a caso sono esplose la Puglia e l’Albania, affianco alle isole greche e al Montenegro.
Di questa doppia immagine parlammo prima del covid con Claudio Magris, in un incontro a Spalato. Venne fuori da quel convegno soprattutto la doppia vita del mare che si aggettava da Trieste e Venezia e scendeva fino a Otranto. La descrizione di Magris continuava il racconto di Danubio, il suo maggior reportage, la vita della Mitteleuropa, la commistione di popoli e di lingue, la fine dell’Impero austro – ungarico.
Il suo Adriatico assisteva alle partenze da Trieste dei traghetti carichi di camion diretti in Grecia Montenegro e Turchia e di viaggiatori turchi che rientravano in patria dalla Germania e nel contempo l’approdo di turisti tedeschi e viennesi in un mare suggestivo qual è il Canal Grande di Venezia. Eppure c’era nella voce del maestro un senso di sfinimento e di abbandono, un po’ ciò che si respira in Morte a Venezia di Thomas Mann. Il suo Adriatico raffigurava appunto il lento sfacimento di una cultura, le ultime battute di una vita aristocratica che stava sparendo definitivamente dopo i disastri della seconda guerra mondiale.
Questo era la parte nord del mare. Un mare inquinato sulla costiera italiana dagli scarichi dei grandi fiumi, Po e Adige, ancora addormentato sull’ isola di Poveglia dove si fermavano in quarantena gli appestati e nella isola dei morti di Boecklin. Magris caricava del proprio sentimento decadente quel mondo o si lasciava pervadere nell’intimo da quella malattia. Che era il mondo di Umberto Saba e di Svevo, ma soprattutto di narratori tedeschi come Joseph Roth. Un’atmosfera di abbandono come ne La cripta dei Cappuccini, ma anche di attesa, direi un’aria gonfia di malattia e di presagi.
L’Adriatico meridionale che io presentavo era invece un mare di guerra e di violenza, aperto all’arrivo dei profughi maghrebini e balcanici
Dopo le guerre nell’ex Jugoslavia e la frammentazione dei paesi si sono avuti strascichi soprattutto tra Albania Macedonia e Kossovo. La rivoluzione qui non è ancora finita, come sono irrisolti i problemi economici della Grecia . Ma la vera guerra è quella del mare, perché dall’ Egeo continuano ad arrivare tutti quegli uomini che non ce la fanno a superare la cortina slava, fuggendo da Siria Iran e Afganistan.
A questi vanno aggiunti tutti i fuggiaschi del Maghreb e dell’Africa subsahariana. Un fiume ininterrotto di gente che approda in Sicilia, a Lampedusa e nel sud della Puglia.
L’Adriatico meridionale non è quel mare irenico e paradisiaco di cui parlava Franco Cassano e non è affatto il luogo dei ricordi e dello sfinimento come nel nord, ma piuttosto il mare dove sta sorgendo l’alba della storia e dei futuri cambiamenti.

Raffaele Nigro

(da “Avanti Online”)

Pubblicato in : EditorialeTag: cambiamenti, germania, grecia, guerra mondiale, iran, mare, mondo, puglia, seconda guerra mondiale, sicilia, siria, traghetti, trieste

Info Raffaele Nigro

Raffaele Nigro, giornalista e scrittore italiano, già caporedattore e direttore della sede Regionale Rai della Puglia. Drammaturgo: le sue opere sono state portate in scena da Giorgio Albertazzi negli anni Ottanta. Ha partecipato, vincendo, ai principali premi letterari italiani. Come giornalista collabora con il Corriere della Sera, Il Mattino, Avvenire, e la Gazzetta del Mezzogiorno

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