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La direzione del carro PD e il futuro del paese

di Vincenzo Caciulli | 28 Ottobre 2013

20120914MatteoRenzi-32Con una battuta al solito efficace, Matteo Renzi  ha risposto a chi sottolineava il grande afflusso di quadri e parlamentari, di industriali e banchieri, finanzieri e intellettuali vari, sul carro del probabile vincitore delle primarie per la guida del partito democratico. La battuta è quella nota:  “Sul carro non si monta, il carro si spinge!”.   Risolto così il problema comunicativo rimane intatto il problema generale che quell’afflusso crea a Renzi chiamato, con tutta probabilità, risolta la pratica PD, a lanciare in tempi brevi la sfida per il governo del paese. Dietro, a spingere il carro, si sono incanalati e si stanno incanalando molti personaggi, giovani e meno giovani, che hanno avuto un ruolo in politica, nell’economia e nella società degli ultimi anni. E se l’Italia è arrivata ad un passo dal baratro, è probabile che molti di loro abbiano fatto, in negativo, la propria parte. Laicamente, si può ritenere che ognuno possa essere folgorato sulla via di Firenze e della Leopolda. Realisticamente, si può catalogare il fenomeno quale ennesima dimostrazione dello sport italiano del correre in aiuto del vincitore. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, ma quanto quell’afflusso potrà influire sulla direzione del carro democratico e del paese? Matteo Renzi, dall’autunno 2012 in poi, ha raccolto intorno a sé parte consistente della diffusa aspirazione al cambiamento che la società italiana mostra negli ultimi anni.  E’ riuscito nell’impresa di dare una veste politica non qualunquistica a quell’aspirazione marcando le suggestioni di una sinistra diversa, moderna, capace di trasformare il paese e le sue istituzioni rendendole europee, efficienti, vocate alla soluzione dei problemi e non a riprodursi stancamente. Suggestioni però, non ricette precise. Evocazioni (il sindaco d’Italia, la giustizia efficiente e celere, il merito e non le raccomandazioni, l’impresa etica e sociale e via citando) non indirizzi netti. Nel concludere l’ultima, affollatissima edizione della Leopolda, ha promesso un progetto di legge elettorale per dicembre, uno sul lavoro per la primavera prossima e una grande campagna d’ascolto sui problemi della scuola. Sinceramente un po’ poco considerate le necessità di risposte e di guida del paese, la volontà dichiarata di una rivoluzione “capillare” (?) che scuota l’establishment italiano. Mescolando le tante dichiarazioni e interviste che Renzi ha rilasciato negli ultimi tempi, la sensazione e che il progetto ancora non esista, che all’inventario dei problemi non corrisponda un catalogo delle soluzioni. Due esempi per tutti. Renzi non ha ancora prospettato efficacemente la riforma delle istituzioni. Il sindaco d’Italia è una proiezione presidenzialistica non attuabile con l’attuale configurazione parlamentaristica della costituzione. Intende, dunque cambiare la costituzione? Premesso che può esserci un generale consenso verso la fine del bicameralismo perfetto e la soppressione delle province, molti altri aspetti sono da dirimere. Ci incanaliamo verso un sistema presidenziale? Hanno ancora un senso le regioni a statuto speciale? Si possono mantenere regioni che hanno un numero di abitanti minore di molte città? Si può mettere mano all’ordinamento senza la mappatura delle competenze, il loro riordino e la loro semplificazione? Come far vivere e operare efficacemente le Autorità regolatorie? Renzi non ha ancora spiegato quale sarà la sua azione nel rapporto tra governo ed economia. Abbiamo capito che non è attratto dall’idea dell’italianità delle imprese. Che considera un valore l’impresa e vuole creare le condizioni fiscali e giuridiche perché possa prosperare in Italia, unica possibilità per creare occupazione.  Aspira a relazioni sindacali diverse, a sistemi flessibili ma garantiti di lavoro. Non ha esibito tuttavia, né nella mozione presentata per il congresso del PD né in altre occasioni, niente di organico e verificabile nella possibile efficacia.  Può darsi che nella testa del sindaco di Firenze ci sia una sorta di politica in due tempi. Il primo tempo è la conquista del PD per la quale sono sufficienti le suggestioni. Il secondo è la conquista del paese chiarendo il nome (e la sostanza) del futuro, cambiando pelle al PD e puntando a un elettorato diverso da quello della sinistra tradizionale. Può darsi, ma non sembra una grande strategia. Dal 2012 a oggi il carro renziano ha già cambiato direzione in più occasioni ed è immaginabile che altre variazioni possano verificarsi sia per chi si mette a spingerlo sia per le resistenze al cambiamento che si hanno naturalmente in ogni formazione e in ogni sistema politico istituzionale ed economico sociale. Chi vivrà vedrà, ma il futuro è incerto.

Pubblicato in : Primo piano

Info Vincenzo Caciulli

Vincenzo Caciulli. Dottore di ricerca in Crisi e trasformazione sociale si è occupato a lungo di ricerca storica e sociale presso università italiane e straniere. E’ stato consigliere regionale e membro dell’Autorità per le Comunicazioni della Toscana. Da oltre dieci anni lavora nella comunicazione con esperienze di amministrazione di società editoriali. Collabora con vari periodici tradizionali e online. Fa parte della Direzione nazionale del PSI.

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