Un lancio di agenzia (1) riporta le gravissime parole pronunciate da Franco Gabrielli, capo della Polizia.
In sintesi questo il suo pensiero: dovete fare il presepe ed esporre i simboli religiosi del vostro credo. Chi non lo fa è soggetto di cui diffidare (e lui infatti ne diffida). Chi non lo fa si espone alle “reazioni” di altri cittadini.
A quali reazioni, che sarebbero giustificate da comprensibile diffidenza, allude?
Crediamo nella laicità dello Stato e l’associazione religione/cittadinanza è impropria, già di suo, ancor più poi se riferita non a qualsiasi religione, ma alla religione statisticamente prevalente in Italia.
Sarebbe discorso astruso già di suo, ma il capo della Polizia molto probabilmente si riferisce alla religione cattolica contrapposta alle altre religioni praticate da italiani e persone straniere che vivono in Italia. Non è supposizione fantasiosa se si legge come il nostro prosegue il suo ragionamento.
Secondo l’attuale (e speriamo ancora per poco) capo della Polizia la corretta integrazione si fa con il presidio del territorio (no, signor Capo, il presidio del territorio è neutrale rispetto al tema dell’integrazione e – mi consenta – ne prescinde. Mi inquieta un po’ doverlo ricordare proprio a lei).
Prosegue Gabrielli affermando che se noi spopoliamo il territorio (in che modo? Con la diminuzione delle nascite, con la presenza di stranieri in proporzione maggiore di uno a cento rispetto agli italiani?), se lo “deantropizziamo” rispetto agli autoctoni “portatori dell’identità”…
Ma cosa è la deantropizzazione?
Ci pare, si perdoni la trivialità, una supercazzola. E se supercazzola non è, è frase di estrema gravità poiché contrappone i giusti, gli antropizzati (autoctoni portatori di identità) ai cattivi, i deantropizzatori (che – sappia – sono anch’esssi a loro volta portatori di una identità, la propria).
Piena difesa della razza.
Un rappresentante delle istituzioni che pensi e dica quanto affermato da Gabrielli, non rappresenta l’Italia.
Non è concepibile che il Capo della Polizia straparli in questo modo, tutte le forze politiche devono chiederne l’immediata dimissione.
(1) https://www.aduc.it/notizia/presepi+religioni+immigrati+pensiero+capo+della_136480.php
Emmanuela Bertucci, legale, consulente Aduc

Un articolo esempio di cervello all’ammasso.
Gabrielli ha perfettamente ragione. Una nazione che non ha una propria identità culturale, storica e linguistica non è una nazione, non ha valori condivisi, non ha un ordinamento giuridico fondato sulla condivisione di valori, con tutto quello che ciò comporta in termini di legalità, coesione sociale, sviluppo economico e sociale.
Questa sottocultura dell’accoglienza senza se e senza ma, è quanto di più antisociale si possa immaginare, perché provoca delle contrapposizioni sociali violente proprio negli strati economicamente e socialmente più disagiati, come tutti possono verificare ciò che avviene nelle periferie delle nostre città o in provincia. Insomma è un tipico prodotto della sottocultura radical chic, ovvero della linea immigrazione e champagne (modello Letta) già in precedenza lotta di classe e caviale (modello Bertinotti).
no grazie
Concordo… ma senza andare poi sul teorico-filosofico, credo che Gabrielli abbia il polso della situazione, perciò se ha parlato così, credo l’abbia fatto a ragion veduta. Non si capisce cosa dia fastidio all’articolista, se il fatto che i nostri credenti preparino il presepe, e questa è questione di scelta religiosa, garantita dalla costituzione, o che si identifichino in questa tradizione italiana più che secolare… Non avevo mai allestito il presepe prima… beh! Quest’anno lo faccio e non perchè lo dice Gabrielli e, se posso permettermi la spesa, cosa che non è certa, magari con le statuine acquistate a S.Govanni Armeno…
Dimenticavo di dire, che Gabrielli ha ragione di diffidare, poichè altri tipi di credenti, inutile che dica chi, sono intransigenti verso gli altri, al punto che il loro corano giustifica l’eliminazione degli infedeli e, siccome per lo più i governi dei paesi dove questa religione fiorisce, si uniformano esattamente alla legge coranica, è doveroso rifiutare un’integrazione inversa imposta dalla sinistra italiana, che di sinistro ha soltanto la mano