La tentazione di dire “siamo alle solite”, a proposito delle sceneggiate di questi giorni tra maggioranza e opposizione – primi attori gli stessi Berlusconi e Veltroni – è irresistibile. In due mesi e una settimana si è consumato di tutto: si è votato, sono stati cacciati dal Parlamento partiti storici, si è gridato all’avvento inesorabile del bipartitismo, si è inneggiato alla fine dell’epoca delle contumelie fra schieramenti avversi, ci si è fatti una ragione di tre lustri di presenza e della nuova vittoria di Berlusconi, si è salutato l’avvento, a sinistra, dell’homo novus a-comunista, Veltroni. E ora, rieccoci a Berlusconi che da del “fallito” all’ex sindaco di Roma per i conti della capitale, e a Veltroni che guida la carica contro il premier accusato, come sempre da quindici anni, di attentare alla democrazia, di voler usare la politica per i suoi interessi, imbrigliare i magistrati e imbavagliare la stampa. E per sventare questi gravi pericoli, dopo le vacanze, ci sarà una grande mobilitazione promossa dal PD. Niente di nuovo sotto il sole? Non direi. Se non di vere e proprie novità, siamo in presenza di elementi che fanno prevedere sviluppi non irrilevanti nel panorama politico italiano.
Primo: Veltroni non ce l’ha con Berlusconi e viceversa. Entrambi recitano il copione per una platea che sta all’interno dei loro partiti e schieramenti. Ma ciò è irrilevante. Bipolarismo e, a maggior ragione, bipartitismo hanno bisogno per affermarsi di reciproca legittimazione, non di insulti continui. Andando avanti così, saranno favoriti D’Alema, Casini e tutti quanti sperano in un sistema basato su una pluralità di partiti e puntano su una legge elettorale “tedesca” (proporzionale con sbarramento) o, in seconda battuta, “francese” (doppio turno).
Secondo: Veltroni ha esaurito la sua “spinta propulsiva”. Non sa gestire le sconfitte e gli si legge in faccia. L’appannamento dell’immagine del leader porta allo scoperto il dato fino ad oggi semioccultato di un partito democratico senza identità. Ad accentuate la crisi è il fatto che le prime mosse del governo Berlusconi ( abolizione dell’ICI sulla prima casa, finanziaria, pacchetto sicurezza) incrociano umori popolari largamente presenti anche nell’elettorato del PD. Da qui derivano le difficoltà di Veltroni, non dall’aver dato l’impressione di una opposizione morbida. Per uscire dall’angolo il segretario del PD ha dovuto lanciare la sua offensiva e rilanciare i temi più triti dell’antiberlusconismo e del giustizialismo più becero. Ma così facendo, dopo aver tentato di emanciparsi dall’abbraccio con la sinistra antagonista, si ritroverà schiacciato sulle posizioni di Di Pietro e girotondine. Dentro il PD, i suoi avversari stanno al gioco del “nuovo corso” della dura opposizione. Ma aspettano le elezioni europee e amministrative dell’anno prossimo per infilzarlo. Ammesso e non concesso che all’appuntamento il PD ci arrivi unito.
Terzo: Berlusconi fa con Veltroni il gioco che gli riesce meglio. Lo prende a schiaffi per tenerlo in piedi. Lo ha battuto e, in politica, il miglior avversario è sempre quello che “profuma di sconfitta”. Ma anche a lui la bagarre serve. La formazione del governo ha lasciato sul terreno morti e feriti che per ora mugugnano soltanto: è impossibile attaccare Berlusconi in questo momento. Ma, soprattutto, il presidente del consiglio ci tiene a rendere noto che intende governare davvero e non ripetere gli errori del passato quando si lasciò imbrigliare dai dissensi degli alleati. Anche la linea dura con i magistrati tende a comunicare che non si farà condizionare e che è disposto allo scontro frontale. Tuttavia, sulla giustizia, Berlusconi sbaglierebbe di nuovo se non si affrettasse a mettere in cantiere una riforma vera che prevedesse, in primo luogo, la separazione delle carriere dei magistrati, l’abolizione dell’obbligatorietà dell’azione penale, e una drastica riduzione dei tempi per i processi: penali, civili ed anche della giustizia amministrativa.
In conclusione: il cammino verso il bipartitismo PD-PDL si è arrestato definitivamente ed è cominciato il processo a ritroso. Veltroni ha preso atto che per molto tempo ancora, in Italia, col bipartitismo, vince la destra. E sta riscoprendo gli alleati con i quali non aveva voluto stringere accordi alle ultime elezioni: rifondazione e Sinistra Democratica, in primo luogo. Ma anche il PS del futuro nuovo segretario Riccardo Nencini, nonostante il magro risultato elettorale, fa comodo per bilanciare le manovre di aggancio con l’UDC di Casini. Ma questo è un capitolo che merita di sviluppare a parte.
Nicola Cariglia

..e forse è tempo inutile. M.S.
Staremo a vedere: noi di tempo ne abbiamo.