Solo l’Italia può permettersi un Consiglio Superiore della Magistratura, massimo organo di autogoverno delle toghe, presieduto dal Presidente della Repubblica, capace di sfidare con tanta non curanza il senso del ridicolo. Sulla norma che prevede la sospensione dei processi per i reati puniti con la reclusione fino a dieci anni per i reati commessi prima del giugno 2002, il CSM nel ridicolo ci è caduto due volte. In primo luogo per aver fatto filtrare un giudizio di incostituzionalità di vago sapore intimidatorio, facendo finta di dimenticare che spetta al Presidente della Repubblica (nonché presidente del CSM) pronunciarsi. In secondo luogo per le motivazioni addotte: la norma sarebbe incostituzionale perché in contrasto con due principi: la ragionevole durata dei processi e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Con ciò, il massimo organo di autogoverno delle toghe, più che un severo consesso di giureconsulti sembra volersi iscrivere alla peggiore tradizione dell’azzeccagarbuglismo italiano. Tutti sanno, infatti, che la durata ragionevole dei processi non sarebbe intaccata minimamente dalla norma in questione e che l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge subisce ben altre e patenti violazioni.
Se questo è il comportamento del CSM, non possiamo meravigliarci delle macerie che infestano il campo della giustizia. Sembra di assistere ad una partita del calcio storico fiorentino nel quale l’unica regola è che non ci sono regole. La differenza è che in quest’ultimo, almeno, è delimitato il campo e sono designati i giocatori. Per la giustizia ciò non avviene: si fa politica nei tribunali e giurisdizione in Parlamento e troppo spesso scende in campo chi non dovrebbe.
Per quanto riguarda le due questioni al centro delle dispute di questi giorni, diciamo con chiarezza che riteniamo giusto, sensato e confacente all’interesse generale, che le maggiori cariche dello Stato non siano sottoposte a processo per tutto il tempo del loro mandato. E trattandosi di prerogativa nell’interesse pubblico, non dovrebbe essere consentito rinunciarvi. E anche la sospensione dei processi punibili fino a dieci anni commessi fino al giugno 2002 non è motivo di scandalo, pur potendosi dubitare della sua efficacia. Ma sarebbe un grave errore politico da parte del governo non procedere immediatamente ad affrontare i nodi più complessi della giustizia: durata dei processi, obbligatorietà dell’azione penale, separazione delle carriere, snellimento e costi della giustizia civile. Così come sarebbe un errore, per quella parte della sinistra che si ispira ai principi della laicità e del riformismo, non cogliere l’occasione per prendere le distanze dalle posizioni retrive e autoritarie fino ad oggi impropriamente prevalenti nel suo campo.
P.
ANCHE LA GIUSTIZIA TERRENO DI SFIDA PER UNA SINISTRA MODERNA
Sarebbe un grave errore politico da parte del governo non procedere immediatamente ad affrontare i nodi più complessi della giustizia. E per la sinistra non raccogliere la sfida. (P.)

Buffo ! Alla notizia mi vien fatto di chiedermi dove mai erano quei giudici guerriglieri ,armati di Costituzione contundente , quando veniva approvata ed eseguita la norma elettorale di abolizione delle scelte nominative ( le preferenze ) . Magari lo chiedo a tutti .
Forse erano al Partito….?