
La creatività degli street artist non si e mai fermata. Nemmeno durante l’emergenza Coronavirus. Da alcune settimane sui muri di tutto il mondo sono apparse opere che omaggiano medici e operatori sanitari, in prima linea per la lotta al Covid-19, oppure che interpretano le paure e i desideri che molti di noi hanno vissuto durante il lockdown .
Sebbene la street art venga da alcuni vista ancora come delle pareti imbrattate, è una forma d’arte visiva a tutti gli effetti, creata in luoghi pubblici e per questo fruibile da tutti, non solo da persone che pagano un biglietto. È vero che, in molti casi, un artista di strada praticava la propria arte illegalmente, ma ora ci sono luoghi dedicati in cui possono creare le loro opere liberamente, e a volte ottengono persino permessi dai comuni.
Un murale all’ingresso di Quarto Oggiaro, sulla strada dell’ospedale, è un volto con un sorriso disegnato su una mascherina. Questa la nuova opera d’arte che dà il benvenuto a chi entra nel quartiere.
Il lavoro è stato realizzato con il patrocinio del Municipio 8, e sarà inaugurato con una cerimonia che vedrà partecipare i rappresentanti dell’ospedale Sacco.
Agli infermieri e ai medici è, infatti, dedicata l’opera :i più coraggiosi in questa battaglia.
L’artista è Cheone, nome d’arte di Cosimo Caiffa.
Conosciamolo meglio.
Caiffa Cosimo, in arte CHEONE, nasce a Gallipoli in provincia di Lecce il 26 Maggio 1979; fin da bambino dimostra un particolare interesse e una spiccata predisposizione per il disegno e la pittura. Cresce circondato da artisti e amanti dell’arte tra cui uno zio e il padre di un amico, noto pittore gallipolino; li guarda spesso all’opera e da loro apprende le tecniche della pittura su tela.
All’età di 8-9 anni si trasferisce con la famiglia in Germania, qui vive e studia fino a che un giorno, per caso perdendo il pullman, notò in una stradina un po’ nascosta dei ragazzi più grandi che dipingevano sopra un muro con le bombolette spray; rimane subito affascinato dalla tecnica e dai colori che usavano per realizzare i loro pezzi; si fermò ad osservarli per tutto il pomeriggio.
Da quel momento comincia ad avvicinarsi alla cultura del writing, cominciando a realizzare i suoi primi lettering; dopo questi comincia a dedicarsi al figurativo fino a quando per motivi personali (una donna) ritorna a vivere in Italia, precisamente a Nerviano in provincia di Milano.
Conosce alcuni b-boys, componenti della Click Quimmoda, una crew di Rho (MI), di cui entra a far parte; con loro comincia a farsi conoscere in tutta la zona.
Da 4 anni a questa parte ha cominciato ad avvicinarsi al “fotorealismo”, tecnica che gli permette di realizzare le sue opere in modo ancora più realistico; questa tecnica, però, è ancora in fase di studio.
Intervista a Cheone.
D)Le immagini possono parlare più delle parole? Che cos’è il realismo figurativo?
R)Certo, le immagini parlano più delle volte, perché le immagini lasciano spazio all interpretazione, alle emozioni, alla visione che c’è oltre…
Per me il realismo figurativo significa rappresentare qualsiasi cosa nel modo più veritiero possibile, il più vicino possibile alla realtà.
D)I volti nei tuoi murales sono diventati nel tempo sempre più realistici e questo li ha aiutati a rompere le barriere tra arte e mondo reale. E’questa integrazione e o mescolanza lo scopo della Street-Art o meglio del tuo modo di farla rompere completamente quel muro che separa vita e arte?
R)Si è una mia caratteristica, mi piace riuscire a stupire le persone con i miei lavori.
D)Con il tuo murales all’ingresso di Quarto Oggiaro, sulla strada dell’ospedale, raffigurante il volto con un sorriso disegnato su una mascherina, hai voluto testimoniare l’enorme sforzo che i nostri operatori sanitari hanno fatto durante la situazione emergenza e come artista hai voluto trovare un modo per ringraziarli.L’opera è stata commissione dallo spazio baluardo.Parlaci del progetto sotteso all’associazione unisono.
R) L’ associazione mi ha contattato perché in passato avevo già realizzato un opera per loro, c’era la voglia di rappresentare questo periodo particolare e difficile che il nostro paese ha e sta attraversando, insieme abbiamo scelto le categorie più rappresentative di questa emergenza.
D)La lotta della pandemia e’ riuscita a tirar fuori la bellezza dell’anima degli individui in un mondo dominato sempre più da episodi di xenofobia omofobia e razzismo?Il virus ci ha riportato alla nostra dimensione umana?
R)Forse solo per un attimo purtroppo, appena finito il lockdown, sembra essere tornato tutto come prima.
D)In un altro murales hai dipinto con la tecnica delle bombolette gli occhi di Falcone e Borsellino, la memoria è un vaccino contro l’indifferenza?
R)Io penso, più che altro, che la memoria delle tragedie e degli errori del passato debbano servirci per imparare ed evitare di sbagliare di nuovo… sicuramente, in questo caso, non si può essere indifferenti alla lotta alla mafia portata avanti da Falcone e Borsellino, a costo della loro stessa vita.
D)Il murales realizzato a cielo aperto, intitolato “La Zattera della Medusa 2.0”, liberamente ispirato all’omonimo quadro (un dipinto olio su tela del Romanticismo di Théodore Géricaul custodito nel museo del Louvre di Parigi) coniuga alla perfezione i concetti di accoglienza e solidarietà con la Street-Art.
Tuttavia, quando la distanza aumenta, i fattori che entrano in gioco nella dialettica si moltiplicano, fino ad impedire un confronto sincero e, talora, il rapporto stesso con l’altro. Qual’e’ la tua posizione in merito Cosimo?
R)Secondo me l ‘arte può unire tutti, non ci sono più distanze e incomprensioni perché davanti ad un opera, tela o muro che sia, entrano in gioco solo le emozioni che suscita.
D)Progetti futuri?
R)Sono in continua evoluzione quindi,
sicuramente ci saranno tante sorprese.
Grazie mille
Daniela Piesco

Grazie Mitica