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La cultura continua ad essere da 25 secoli come un vaccino sperimentale

Se riempi il cervello di un soggetto poco intelligente, di sapere che è potere, è come se buttassi un fiammifero acceso in un serbatoio di benzina. Non è il sapere e non è il potere a fare danni, ma ciò che esisteva già in quel serbatoio prima dell’istruzione e dell’informazione. Al contrario, quando il potere arriva nelle mani di un soggetto intelligente accade qualcosa di diverso. La persona capisce che il suo ruolo non è dominare, ma servire con responsabilità. Ascolta, impara e prende decisioni con equilibrio. Sa che ogni azione ha un impatto e cerca di agire con rispetto.

di Franco Luceri | 21 Marzo 2026

Se riempi il cervello di un soggetto poco intelligente, di sapere che è potere, è come se buttassi un fiammifero acceso in un serbatoio di benzina. Non è il sapere e non è il potere a fare danni, ma ciò che esisteva già in quel serbatoio prima dell’istruzione e dell’informazione.

Al contrario, quando il potere arriva nelle mani di un soggetto intelligente accade qualcosa di diverso. La persona capisce che il suo ruolo non è dominare, ma servire con responsabilità. Ascolta, impara e prende decisioni con equilibrio. Sa che ogni azione ha un impatto e cerca di agire con rispetto.

Forse è per questo che l’insegnamento del saggio continua ad avere senso: il valore di una persona non sta nel potere che riceve, ma nel modo in cui sceglie di usarlo. È lì che si rivela davvero il suo carattere.

Il sapere crea potere, ma non tutti hanno la predisposizione ad usarlo con spirito di servizio e non di asservimento come va di moda da qualche secolo.

Allargando la platea degli istruiti, si ha l’illusione di convertire gli individui in popolo democratico capace di auto governarsi, ma si ottiene l’effetto opposto, perché la platea dei finti potenti, ubriachi di istruzione e informazione si allarga, ma quella dei potenti veri si restringe e apicalizza.

Oggi nel mondo, quelli che hanno potere di vita o di morte su 8 miliardi di umani, sono poche decine di soggetti tra scienziati, industriali, banchieri e politici; risiedono tutti nelle primissime potenze mondiali, e dormono con la valigetta atomica sotto il cuscino, come Trump, Netanyahu, Putin, Xi Jinping e con il sostegno morale di industriali e banchieri politicamente influenti del calibro di Elon Musk.

Possono decidere di fare guerra o pace a loro insindacabile giudizio. Possono decidere di usare la bomba atomica o lasciarla arrugginire e nessuno ha il potere di influenzare la loro saggezza o fermare la loro follia.

A questo “miracoloso” allargamento di finta libertà e giustizia democratica ci ha portato l’istruzione obbligatoria. E ormai i guasti sono inquantificabili.

Ho provato a chiedere a Google In quali paesi del mondo è obbligatoria la sbornia de l’istruzione che fabbricando potenti finti, finisce per rende strapotenti i veri.

E questa è la risposta:

“L’istruzione è obbligatoria nella stragrande maggioranza dei paesi del mondo, con variazioni significative sulla durata (generalmente 10-11 anni) e sull’età finale, che spesso oscilla tra i 15 e i 18 anni. È una norma standard in tutta Europa, Nord America, gran parte dell’America Latina, Australia e molte nazioni asiatiche e africane.”

Quindi nessuno o quasi, sembra avvertire la necessità, per non dire l’urgenza, che si accerti, (prima di entrare con l’elefante nella cristallina) la compatibilità tra contenitore e contenuto, cervello e istruzione, testa e potere, potere e denaro.

Perché un cervello incompatibile con il sapere, andrebbe tenuto a rispettosa distanza da qualunque scuola, o quantomeno da qualunque potere che possa ritorcersi irreparabilmente contro l’umanità e il pianeta.

Franco Luceri

Pubblicato in : Editoriale

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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