I ‘cartalisti’ e il programma ME-MIT per il rilancio dell’economia nazionale.

Il programma, denominato ME-MIT (Mosler Economics-Modern Monetary Theory), oggi scaricabile dalla rete, è stato redatto a cura di Paolo Barnard, giornalista e saggista, per anni impegnato in RAI per la conduzione delle inchieste di Report, attualmente attivo per la realizzazione di un “mondo migliore”. Politicamente, a suo dire, egli non è schierato, ma tende la mano, anche se non corrisposto, al “Movimento 5 Stelle” di Beppe Grillo. Questo suo feeling con il “comico di piazza” vale però a connotarlo come un militante dell’antipolitica e, in quanto tale, come un conservatore-populista.
Per mettere a punto la sua proposta, Barnard ha chiamato in Italia i macroeconomisti accademici della scuola “Mosler Economics” (Warren Mosler è un accademico statunitense) che, per il giornalista-saggista italiano, riassumerebbe 100 anni di sapere economico ereditato da giganti della teoria economica, quali Friedrick Knapp, John Maynard Keynes, Abba Lerner ed altri ancora. I macroeconomisti riuniti da Barnard hanno tenuto in Italia due convegni dal titolo: “Non eravamo i Piigs, torneremo Italia”. Dai temi dibattuti nel corso dei convegni, Barnard ha tratto il materiale che ha compilato nel “Programma di Salvezza Nazionale”.
Per abbandonare il suo classamento tra i “Piigs” (acronimo spregiativo formato dalle iniziali dei nomi di alcuni paesi europei, Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, i quali, in quanto “poco virtuosi” nella gestione dei loro conti pubblici sono stati denominati “porci” dai media americani (con evidente gioco di parole con il termine inglese pigs). Secondo Barnard, l’Italia deve uscire dall’Eurozona per rilanciare la sua crescita e la piena occupazione, grazie al ricupero della sovranità monetaria e politica totalmente perduta a causa dell’adesione ai Trattati europei.
Per Barnard, il ricupero pieno della sovranità consentirebbe al nostro Paese di attuare politiche pubbliche ispirate alla scuola “ME-MMT”, fondate innanzitutto sul ricupero dell’esercizio democratico del potere regolatorio del Parlamento sull’arbitrarietà dei mercati; in secondo luogo, sul rilancio dell’intera base produttiva, attraverso il sostegno della domanda reso possibile dalla piena occupazione realizzata mediante la logica dei “deficit positivi” del bilancio statale ed il potenziamento dello Stato sociale; in terzo luogo, sulla regolazione delle attività del sistema bancario, in funzione dell’offerta dei servizi finanziari nell’esclusivo interesse della collettività economica.
Viene subito spontaneo chiedersi quale sia la prospettiva teorica che i macroeconomisti interpellati da Barnard evocano, a giustificazione della proposta fondata sul ricupero pieno della sovranità monetaria. Tale giustificazione è derivata dalla Teoria Monetaria Moderna (Modern Monetary Theory, MMT), esprimente il corpo teorico del cartalismo, (in attinenza alla natura della moneta-carta a corso legale, in contrapposizione alla teoria metallica della moneta-merce il cui valore è espresso invece dai metalli nobili in essa contenuti); i seguaci del cartalismo sostengono la validità della loro proposta, descrivendo nel dettaglio le procedure e le conseguenze dell’utilizzo della moneta cartacea a corso legale rilasciata dallo Stato. Per essi, il sistema della moneta-carta è preferibile al sistema della moneta-merce, perché rende possibile ai governi dei Paesi in crisi di spendere a “deficit positivo” (cioè sufficiente a garantire la piena occupazione), stimolando il mercato in modo altrimenti impossibile all’interno di un sistema economico basato sulla moneta-merce. Per i cartalisti, perciò, la “garanzia occupazionale” è il metodo migliore per assicurare il pieno impiego, la stabilità economica e quella sociale; il suo perseguimento, infatti, agirebbe in modo da rendere flessibile e anticiclico il funzionamento del sistema economico; nel senso che, con la diminuzione dell’occupazione, il deficit si riduce con il conseguente rallentamento del ritmo di crescita dell’economia, mentre con un incremento della disoccupazione il deficit aumenta stimolando la ripresa.
La teoria monetaria moderna ha ricevuto però ampie critiche da una vasta gamma di correnti di pensiero economico, inclusa quella cui appartiene ad esempio l’economista neo-keynesiano e premio Nobel Paul Krugman; questi, pur criticando le politiche di austerità fondate su un eccesso di contenimento della spesa pubblica, perché considerate depressive, ritiene che la visione propugnata dalla Teoria Monetaria Moderna, secondo cui il deficit non è importante se lo Stato dispone di una propria valuta, sia errata.
La teoria monetaria moderna e la scuola che la esprime, cui Paolo Barnard si è ispirato per formulare la sua proposta di salvezza nazionale, è anche poco accoglibile sul piano politico; non è casuale che la teoria sia sostenuta in modo particolare dall’opinione pubblica americana più conservatrice, isolazionista e nazionalista di parte repubblicana. Tale opinione pubblica, infatti, nega da sempre ogni e qualsiasi forma di integrazione delle economie nazionali, fondata su relazioni solidali ed eque tra le varie nazioni, per un governo dell’economi-mondo su basi democratiche, stabili e pacifiche. La proposta di Barnard, pertanto, per le ragioni tecniche e politiche esposte, non risponde all’esigenza di risolvere le criticità economiche attuali dei singoli Paesi all’interno di un mondo sempre più globalizzato.

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