Il lavoro è il rifugio di coloro che non hanno nulla di meglio da fare (Oscar Wilde).

Lo strapotere dell’economia immateriale non ha significato solo incremento di servizi, ma un diverso modo di creare ricchezza oggi un video gioco, negli USA fattura più della General Motor o della Chrysler Fiat con un livello di occupazione molto inferiore.
Il rallentamento del progresso tecnico è legato in Europa al forte calo demografico e alla tecnocrazia europea, che si occupa più del diametro del cetriolo da commercializzare, che di problemi di solidarietà. In Europa l’ aumento del pil non dipende solo dal livello tecnologico, anche se per gli obiettivi di Lisbona 2000, l’Europa dovrà diventare un’economia della conoscenza, ma principalmente dai consumi interni all’eurozona e quindi dallo stile di vita dei cittadini europei, in un’ area di libero mercato la legge di Say per dare i suoi frutti ha bisogno di cittadini che amino il bello il lusso il superflo concetti che con l’austerità hanno poco a che fare.
Negli ultimi trent’anni, con la globalizzazione dei mercati e delle comunicazioni, delle idee il mondo è molto cambiato.
In molti paesi della UE il livello di benessere delle famiglie è tra i più alti del pianeta, questo in Italia, è fatto non solo di consumi di lusso, ma di patrimoni immobiliari e liquidi accumulati da generazioni. E’ questo benessere che sino ad oggi ha garantito la pace sociale ed è anche quello che ha permesso a molte persone di tentare la mobilità sociale. Il benessere ha anche determinato un modo diverso di concepire il tempo, corroborato dal progresso tecnico, che uccide tempo di lavoro, anzi serve proprio per questo motivo, ha favorito lo sviluppo del tempo di non lavoro o come dice De Masi, l’ozio creativo:
cfr: http://www.youtube.com/watch?v=uT-OCwrY48c.
Se la durata della vita è 100 si può facilmente osservare come il tempo di lavoro medio, cioè quello passato in un luogo diverso dalla residenza e controllato da badge o da cartellini, nell’arco di un secolo si è ridotto passando dal 35% al 20%, anche perché è cresciuta la durata della vita media.
Questo dato non ha nulla a che vedere con la precarietà o con la riduzione dei contratti a tempo indeterminato, ma semplicemente con il fatto che nel futuro il tempo di lavoro e quello di non lavoro saranno sempre più interconnessi e che il tempo per attività non legate allo scambio crescerà. Quindi per De Masi il vero problema sarà gestire il tempo di non lavoro, favorendo lo sviluppo dell’ozio creativo.
Per ora il maggior tempo libero ha prodotto nella popolazione europea il sorgere di un forte senso di colpa nei confronti del resto del mondo. E’ infatti il senso di colpa, che ha portato alla formulazione del principio della decrescita felice e a ipotizzare il ritorno ad uno stato preindustriale, con tutte le “amenità” legate al consumo ad emissione zero al consumo dei soli prodotti locali al ritorno all’economia di sussistenza attuale. Il senso di colpa ha profondamente modificato, sino ad ora, la vita quotidiana, fatta di cultura di consumi di costumi, dei paesi ricchi.
Momenti di ozio creativo.
Nelle società occidentali i giovani possono permettersi alcuni privilegi, ad esempio possono decidere se studiare o non studiare, hanno più tempo da dedicare al divertimento e alle relazioni sociali. Possono anche permettersi periodi lunghi da fuori corso e ritardare l’ingresso nel modo adulto. In genere non cercano un lavoro qualsiasi, ma uno coerente con le loro aspettative, al limite emigrano.
Nei Paesi più industrializzati, attualmente, circa un terzo degli occupati si occupa di attività con contenuti intellettuali di natura creativa, un terzo si occupa di attività con contenuti intellettuali di tipo esecutivo e solo un terzo è impegnato da coloro che svolgono lavori di tipo fisico e ripetitivo. Per il sociologo De Masi la differenza fondamentale tra queste tipologia di attività consiste nel fatto che il primo terzo svolge un lavoro creativo e quindi “si esprime” gli altri due terzi invece lavorano.
Nella società postindustriale i due terzi dei lavoratori, come abbiamo visto, svolgono comunque, un’ attività di tipo intellettuale, spesso creativa. In molte di queste attività la quantità e la qualità del prodotto non dipendono dal controllo esercitato sul lavoratore, ma dalla sua motivazione, si pensi agli incidenti nelle centrali, negli ospedali che sovente capitano non per difetti tecnici, ma per poca concentrazione per smotivazione di chi sta lavorando.
Il futuro perciò si caratterizzerà per il primato della dimensione soggettiva, la motivazione il piacere l’interesse a fare qualcosa rispetto a quella oggettiva la tecnica, usare gli stessi strumenti per fare le stesse cose, con i parametri che decidono i tecnocrati o le multinazionali.

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