La corsa all’oro. Come nei film western. Onorati padri di famiglia che vanno a cambiare diecimila euro con qualche lingottino. Casalinghe sull’orlo di una crisi di nervi per l’insalata che costa come pezzi d’oro e un litro di benzina. Nei giorni della crisi dell’euro, e dell’Europa, tanti risparmiatori s’ingegnano con le borse in altalena a trovare strade alternative come l’investimento in valute forti o appunto in oro. Ci sono anche i bancomat per prelevare i mini lingottini. Nelle trasmissioni dedicate alle borse e ai mercati ci sono sempre più risparmiatori che chiamano e che dicono: se compro corone danesi o svedesi, o franchi svizzeri riuscirò a superare la crisi dell’euro? E l’euro ci sarà ancora, così, fra un anno? Le risposte degli esperti sono ovviamente prudenti. Un po’ perché l’euro sta messo male ma certo da qui pensare che è destinato a morire ce ne passa e poi perché è tutto volatile, tutto incerto, tutto labile. Come la gestione politica dell’Europa. Come quelli che investono i titoli giapponesi. Andrà sicuramente bene il Giappone ma certo gli esperti ricordano che i le grandi performance a due cifre sullo sviluppo sono del cosiddetto Bric e cioè dei grandi paesi emergenti di pil come Brasile India e Cina. Siamo sempre lì. Delusione di mercati ma anche incertezza politica. E pensare che volevo parlarvi di quando mi telefonò Cossiga per chiedere di leggere al Tg1quasi integralmente la nota sulla sua visita in Algeria ma poi ho pensato che sì, sarà anche interessante l’aneddoto, episodio del 1991 in ricordo del presidente Cossiga scomaprso da ormai più di un anno, ma anche Cossiga, con i chiari di luna attuali avrebbe virato per la crisi dell’euro e la crisi dell’Occidente Europeo. E in qualche maniera avrebbe detto: ve l’avevo detto. Picconando in anticipo. Chissà perché ai tempi di Kohl, Delors, Cossiga, Andreotti, Craxi, Giscard D’Estaing o di Jean Jacques Chaban del Masse e Soarez c’era un’altra Europa. In crescita di fiducia. Adesso abbiamo un Europa in debito di tutto. C’è un problema di moneta e di prezzi. Da noi si fanno calcoli in libertà. Istituti anche onorati calcolano che, tra aumenti Iva e aumenti di filiera ogni famiglia dovrebbe sborsare 130 euro l’anno, altri istituti parlano di 450 euro all’anno. Chissà quali sono i parametri usati? Intanto siamo alle prese con distributori di carburante che sembrano oreficeria. Con 40 euro ti dimentichi il pieno anche se vai a San Marino. Un litro di benzina oltre 1 euro e 70 e il gasolio a 1 euro e 50 significa che le zucchine e le patate costeranno di più a prescindere dall’iva propria. Altro che lingotti qui il problema è la borsa. Della spesa.
Fabrizio Binacchi www.virgola1.splinder.com

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