È stata appena approvata la Dichiarazione congiunta che promuove la Conferenza sul futuro dell’Europa. È stata sottoscritta dai Presidenti del Consiglio dei Ministri, della Commissione europea e del Parlamento europeo. Ora tale dichiarazione dovrà essere approvata da tutti i governi nazionali.
La Conferenza sul futuro dell’Europa sarà presieduta da tre presidenti, del Parlamento, della Commissione e del Consiglio dei Ministri, sotto la cui supervisione agirà l’executive board, a sua volta composto da tre rappresentanti (uno del Parlamento, uno della Commissione, uno del Consiglio) più quattro osservatori, più i presidenti del Comitato delle Regioni, del Comitato economico-sociale, della Conferenza delle commissioni parlamentari nazionali degli affari europei, più le organizzazioni europee di interesse come osservatori. Più un segretariato addetto ai lavori. Già questo fa capire quanto sia complessa la macchina istituzionale della Ue e quanto lavoro vi sarà da fare per evitare che anche questa occasione vada persa e, invece che al futuro, si resti nelle secche del presente. Appena superati tutti questi passaggi, per un anno, un anno drammatico per ciò che vediamo intorno a noi, i cittadini europei verranno coinvolti in una discussione pubblica, che prevede varie modalità: conferenze plenarie e panels nazionali e locali su «come costruire una Europa più resiliente».
I documenti preparatori, per ora, sembrano, ma si può capire, enunciazioni piuttosto generali, dove domina il di tutto di più (ambiente, coesione sociale, clima). Mentre ci si dovrebbe concentrare su alcune priorità istituzionali, senza le quali non si potrà avere, se non con ritardi e sprechi, «resilienze» efficaci. Persino quelle legate alla grande emergenza della pandemia: vaccinazione di massa, ripresa economica e sicurezza. Non si può fingere di non vedere che, come sostiene il Presidente Macron, l’Ue ha bisogno di una sua capacità diplomatica e militare se vuole difendere i suoi interessi e i suoi valori.
La Conferenza, così come è congegnata, avrà una valenza di carattere “espressivo”. La “governance”della CoFuE è assai pletorica e dovrà decidere sempre all’unanimità. Per evitare che questa grande occasione venga sprecata, bisognerà che tutti coloro che vogliono una Europa più forte e meno complicata riescano a far capire che conviene a tutti migliorare il rendimento delle istituzioni.
Sfide come quelle che stiamo vivendo per fronteggiare le ricadute del Covid e il procedere della globalizzazione e dei conflitti internazionali richiedono più Europa e non meno Europa. Una Europa che difenda gli interessi generali dei suoi paesi membri e i suoi valori civili, sociali e culturali, nonché gli obbiettivi previsti dai vari piani di intervento. In questo senso l’ISFE si dovrà impegnare a fondo per diventare un soggetto propositivo, sia a livello locale che a livello europeo.
Zeffiro Ciuffoletti
Presidente ISFE (Istituzione di Studi Firenze per l’Europa)

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