
di Elena Marisol Brandolini*
Ora è ufficiale: il Consiglio nazionale elettorale della Colombia ha proclamato questo mercoledì i risultati elettorali, ratificando la vittoria dell’ultraconservatore Abelardo De la Espriella sul progressista Iván Cepeda che il primo conteggio veloce di domenica sera aveva già indicato. Con una differenza di poco più di 250.000 voti rispetto al suo avversario, meno dell’1%, De la Espriella, con quasi 13 milioni di voti ma meno del 50% di quelli espressi, si converte quindi nel prossimo presidente della Colombia. Cepeda, esponente del Pacto Histórico di Gustavo Petro, passa a guidare l’opposizione, che ha assicurato sarà “democratica, vigilante e costruttiva”.
Ci sono voluti infatti tre giorni per dare certezza giuridica al risultato che si è discostato da quello iniziale per un migliaio di voti. Perché questa volta la differenza di consensi tra i due candidati era così stretta – la più stretta mai registratasi in una competizione presidenziale in Colombia – da suggerire la massima attenzione nel consueto scrutinio del voto alla presenza di giudici, avvocati e rappresentanti delle liste elettorali, tenendo conto che nel passato ci sono stati anche scostamenti importanti tra l’uno e l’altro conteggio. Così, mentre Petro annunciava l’avvio del processo del passaggio dei poteri “e forse la resistenza pacifica”, De la Espriella emetteva un comunicato in cui assicurava che governerà “per il bene di tutti i colombiani”.
Con oltre 26 milioni di colombiani recatisi alle urne per una percentuale del 63% dell’elettorato, il voto di domenica scorsa in Colombia ha mostrato una partecipazione record, aumentata di ben 5 punti percentuali rispetto al secondo turno delle presidenziali in cui fu eletto Petro, nel 2022, portando per la prima volta la sinistra al governo del paese. La distribuzione del voto oggi è più o meno la stessa di allora, il voto progressista si afferma vincente a Bogotá, sulla costa, nell’area del Caribe e del Pacifico. La mobilitazione del progressismo attorno a Cepeda al ballottaggio ha permesso di sommare altri tre milioni di voti alla sua candidatura in appena venti giorni; un recupero insufficiente però a ribaltare il risultato del primo turno in cui il candidato di estrema destra, contro ogni previsione, aveva sopravanzato quello progressista per circa 700.000 voti. Dicono che a influire negativamente sul risultato del voto progressista siano stati vari elementi. Tra questi, un discorso trionfalista annunciando una vittoria anticipata addirittura al primo turno con conseguente smobilitazione del proprio elettorato, l’assenza di dibattiti pubblici tra i due contendenti per evidenziare le differenze di progetto, l’uso arretrato dei social rispetto all’avversario contornato da influencer e le crisi rimaste aperte con la presidenza Petro, prima fra tutte il fallimento del progetto di Paz Total nel ridurre la violenza delle bande di narcotrafficanti e lo stato del sistema di salute pubblica.
Il voto di De la Espriella è un voto in cui è confluita la quasi totalità dell’elettorato che si rifà ad altre opzioni conservatrici. Perché per quanto si consideri un outsider, il futuro presidente è stato eletto grazie soprattutto al voto degli uribisti e della destra tradizionale, che si è sommato al disincanto per l’establishment e al rifiuto della sinistra rappresentata da Petro. I sondaggi si sono mostrati fallaci sia al primo che al secondo turno, quando prevedevano una vittoria netta di Cepeda prima e di De la Espriella poi. E invece ha finito col vincere il candidato ultra conservatore in entrambi i casi, ma di molto poco, mostrando un paese spaccato a metà tra due opzioni politiche e sociali diametralmente opposte. Questo rende più complicata la legislatura per De la Espriella, già resa difficile da un parlamento in cui il suo partito è in minoranza, mentre rafforza le ambizioni dell’opposizione di incidere sulle scelte politiche.
Una delle prime cose che il neopresidente ha detto, è che si unirà all’alleanza di Donald Trump, l’Escudo de las Américas, assieme agli altri leader dell’America Latina affini per ideologia, col pretesto di lottare contro il narcotraffico, una versione riveduta e corretta della Dottrina Monroe. D’altronde De la Espriella condivide molti aspetti politici con gli omologhi continentali: dall’argentino Javier Milei ha preso il riferimento a un felino, “el Tigre” nel suo caso, e la ricetta neoliberista di riduzione del peso dello Stato; dal salvadoregno Nayb Bukele e dal brasiliano Jair Bolsonaro il discorso militarizzato e la mano dura contro la violenza; da Trump il disprezzo per le organizzazioni multilaterali. Al presidente americano in particolare deve molto, intervenuto a suo favore nell’ultima fase della campagna elettorale. De la Espriellla parla di “patria milagro”, come Trump parla di Maga. E come lui, è un imprenditore ricco e di successo, qualità che ostenta senza pudore.
Così, la Colombia volta a destra. E’ una tendenza che va affermandosi in tutta l’America Latina e riguarda 12 dei 16 paesi che hanno celebrato elezioni negli ultimi due anni, considerando anche il Perú, dove lo scrutinio che dura da quasi un mese, si sta risolvendo in favore della conservatrice Keiko Fujimori. Ed è una destra post-liberale.
Elena Marisol Brandolini
*Istituto Ispi

Lascia un commento