La Cina popolare è vicinissima. Vive nelle nostre città: caporalato, sfruttamento, evasione fiscale, connivenza con evasori italiani, depauperamento dell’economia e della riserve finanziarie, gioco d’azzardo e soprattutto usurai del nostro debito pubblico… Sono anche troppo vicini. A tiro di virus. Nessuno se ne vuole accorgere, al primo che fiata gli viene sventolata quella infausta bandiera rossa figlia di una dittatura che ricorda piazza Tienanmen. È successo qualche anno fa nella periferia fiorentina quando qualcuno tentò di fare i controlli fiscali e una rivolta “popolare” con in testa il funzionario cinese si oppose. Mai un morto per nessuna ragione, mai un’azienda che sia in regola con contributi, bilanci, educazione civica. I fatti di Hong Kong non riguardano nessuno, figuriamoci questo governo. Promotore della “Via della seta” come novelli Marco Polo, più capre che altro, il governo, in testa M5s, ne fa una linea di politica estera. Gli altri non sono stati da meno. Solo poco meno spudorati. Tra bassi interessi, furbizia minuta, per necessità finanziaria a sostenere un baraccone parassitario, una economia parallela, il sistema italia non trema neppure davanti al Covid 19, mezza sceneggiata napoletana, che alla fine è stata dannosa all’impresa medio piccola di tutto il paese che di turismo e della sua immagine di solarità, sosteneva quella parte produttiva del paese, che ormai si era arrangiata a fare panini e pizze per il turista attonito davanti cotanta bellezza naturale, artistica e dell’artigianato. Il resto è stato quasi tutto distrutto con sistemica ragione ed oggi ne siamo al suo apogeo. La Cina popolare è molto vicina non solo a tiro di virus.
Enrico Martelloni

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