
Due temi appaiono di una certa rilevanza politica e non possono essere taciuti: la legge del Rio sull’antisemitismo e la nuova nota della Conferenza Episcopale Italiana su Educare alla pace.
Del Rio ha pensato di presentare un disegno di legge per cui, ad esempio, paragonare le politiche attuali di Israele a quelle dei nazisti in un discorso pubblico o in un testo scritto potrebbe essere qualificato come antisemitismo ed essere sanzionato sul piano amministrativo e anche penale qualora se ne ravvisi l’elemento della incitazione all’odio.
La migliore risposta al senatore PD è stata data dall’ebreo Gad Lerner.
“Chiedo – dice il giornalista – cosa succede se qualcuno propone di far pascolare i maiali o di orinare sul terreno destinato alla costruzione di una moschea? E se una scrive, in odio ai rom, ‘Siete nomadi, tornatevene a nomadare’? Che fai, promuovi disegni di legge appositi contro l’islamofobia e l’antiziganismo?”.
“Ma non ti rendi conto – aggiunge il giornalista – che la legge speciale a tutela di noi ebrei, da te presentata al Senato, pur con le migliori intenzioni finirà solo per fomentare il pregiudizio antisemita e metterci ancor più nel mirino? Le normative per contrastare l’incitamento all’odio razziale esistono già, benché applicate a intermittenza. Non c’è bisogno di confezionarne una su misura a protezione di un soggetto coinvolto in un conflitto in corso, e non l’altro. Puniresti anche chi apostrofa come terrorista l’intero popolo palestinese, o chi sostiene che non abbia diritto di esistere?
P.S. Gli esempi di cui sopra (maiali e minacce ai rom) sono rispettivamente opera di un ministro del governo in carica e della sua premier”.
La Conferenza episcopale italiana ha pubblicato una nuova Nota pastorale dal titolo “Educare a una pace disarmata e disarmante”, approvata ad Assisi il 19 novembre, e non a caso ignorata da gran parte della stampa e delle tv filogovernative.
Non è un testo generico: è una presa di posizione netta contro le politiche del riarmo del governo italiano e della UE.
Davanti a un mondo di guerre senza fine, spese militari record, minaccia nucleare, odio organizzato in rete e cultura della violenza che entra nelle case e nelle teste dei giovani, la CEI mette al centro Cristo “nostra pace” e l’idea che la guerra non è mai una fatalità, ma sempre una scelta politica e morale.
La Nota chiede di cambiare paradigma: non più “se vuoi la pace prepara la guerra”, ma “se vuoi la pace prepara la pace”. Questo significa mettere in discussione la corsa agli armamenti e il commercio di armi, rafforzare i controlli sulle esportazioni verso Paesi in guerra o che violano i diritti umani, distinguere con chiarezza la legittima difesa dalla logica della guerra preventiva.
In questo quadro la “difesa della patria” non passa solo dalle armi ma dalla cura della civitas: la CEI rilancia l’iniezione di coscienza e del servizio civile e arriva a proporre un servizio civile obbligatorio per tutti i giovani, come scuola di responsabilità, cura dell’ambiente e lotta alle disuguaglianze.
In sintesi: la CEI indica una direzione molto chiara. Meno spese militari, più investimenti in educazione, giustizia sociale, servizio civile, nonviolenza. Non basta pregare “per la pace”: bisogna scegliere politiche di pace.
Da non cattolico condivido completamente la nota della CEI e propongo che sia assunta come base politica per le posizioni del PD in Italia e in Europa.
Delrio si è detto contrario alla crescita strutturale delle spese militari e al riarmo generalizzato, mentre è favorevole a una difesa europea comune, criticando l’idea che ogni Stato si armi da solo.
Il senatore PD -bisogna ricordarlo- ha attaccato anche duramente il tentativo di peggiorare la legge 185/90 sull’export di armi, parlando di “troppe manine” su una riforma sbagliata e chiedendo di mantenere controlli rigorosi sulle esportazioni verso Paesi in guerra o che violano i diritti umani.
Mi chiedo allora perché Del Rio non si impegni di più e coerentemente su questi temi della pace e della lotta contro il riarmo e avanzi invece una proposta di legge che divide il partito e che viene da gran parte degli intellettuali ebrei giudicata pericolosa.
Non vorrei che dietro a tutto questo ci fosse proprio quello che il senatore PD dice di negare, cioè un attacco alla segretaria Elly Schlein.
Oltretutto la proposta di legge Del Rio è stata firmata anche da un nutrito gruppo di riformisti come Flavia Malpezzi, Alessandro Alfieri, Alfredo Bazoli, Pier Ferdinando Casini, Tatjana Rojc, Filippo Sensi, Walter Verini, Sandra Zampa, Beatrice Lorenzin.
Queste vicende disorientano gli iscritti e i simpatizzanti perché toccano temi politicamente molto sensibili.
Sarebbe perciò il caso che si affrontassero gli argomenti, sia la legge sull’antisemitismo che il riarmo e la lotta per la pace, in una riunione della direzione del partito e che alla fine ci si esprimesse con una chiara mozione da mettere all’approvazione dei membri dell’organismo.
Per una forza politica eludere il dibattito e la battaglia politica interna è dannoso mentre, al contrario, non lo è prendere decisioni in modo trasparente attraverso la discussione.
Questo eviterebbe le strumentalizzazioni da parte della destra.
E poi la chiarezza delle posizioni sui temi politici cruciali è un diritto degli iscritti e degli elettori.

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