Più o meno cento anni fa ci fu una pandemia: l’influenza “spagnola”. Si diffuse in tutto il mondo, anche in Italia, anche a Sesto Fiorentino. Qui viveva Wanda con suo papà Giuseppe e sua mamma Eugenia. Wanda era la mamma di nonno Claudio. Così Wanda era la bisnonna, Giuseppe e Eugenia era i trisavoli (o trisnonni) di Maya.
A Sesto Fiorentino Giuseppe o Beppe, come lo chiamavano i suoi cari, era il bidello della sola scuola elementare di quel paese; e Eugenia lo aiutava, preparando le merende per le scolare e gli scolari, oltre a pulire le aule.

Durante la pandemia della spagnola, le scuole rimasero aperte e, siccome non c’erano medicine adatte e non c’era ancora nessun vaccino, le persone, le bambine e i bambini che si ammalavano erano molti.
Anche Wanda, che aveva otto anni, si ammalò: aveva la febbre alta, la gola infiammata e la tosse. Ogni sera, il dottor Amici andava a trovare la malata e a confortare Beppe ed Eugenia. Si raccomandava di tenerle sulla fronte un panno bagnato, per farle diminuire la febbre, ma non poteva fare di più. Bisognava aspettare che il corpo dell’ammalata reagisse e vincesse contro il virus dell’influenza.

I giorni passavano e la febbre non calava. Ma Beppe doveva continuare a lavorare nella scuola ed Eugenia continuava a preparare le merende per gli scolari, assieme al cibo per la famiglia. Per Wanda preparava brodini leggeri, di verdure o di carne, nei quali cuoceva della pastina piccola piccola. Wanda stava male e non si lamentava ma di solito era abituata a mangiare molto perché era una bambinona alta e robusta. Le piaceva molto quello che la sua mamma preparava, soprattutto la pasta con i fagioli, il minestrone di verdura e, di domenica, l’arista o il pollo arrosto, con le patate.
A quei tempi non c’era il frigorifero, e il cibo doveva essere preparato quasi ogni giorno. Soltanto le minestre potevano durare un paio di giorni. Così, Eugenia dopo cena metteva nell’armadio di cucina, la dispensa, quello che era avanzato per mangiarlo il giorno dopo.
Una sera, il dottor Amici, dopo aver visitato la malata, andò da Beppe ed Eugenia e disse loro: «Cari Beppe e Eugenia, la febbre non scende, anzi, questa sera è molto più alta del solito. Ormai sono molti giorni che è in queste condizioni: il suo corpo non riesce a combattere il virus. Ho paura che la bambina possa non arrivare a domattina». Beppe ed Eugenia erano disperati, non riuscirono a mangiare neanche un boccone, così tutta la cena andò nella dispensa.
Beppe vegliò Wanda fino a tardi ma poi andò a letto perché si addormentava accanto al letto di Wanda. Allora Eugenia prese una sedia e decise di stare accanto alla bambina tutta la notte.
Ma anche Eugenia si addormentò sulla sedia; era stata una giornata molto pesante e Wanda sembrava dormire abbastanza tranquilla anche se la febbre era alta.
Alle sei e mezzo suonò la sveglia sul comodino di Beppe. Eugenia si svegliò e guardò il letto per vedere come stesse Wanda.
Il letto era vuoto!
Allora si mise a correre per la casa in cerca della bambina, chiamando in aiuto Beppe. Wanda era in cucina, davanti alla dispensa aperta, con in mano la pentola con la minestra di pasta e fagioli e un cucchiaio con cui mangiava con grande soddisfazione. Era guarita! Aveva vinto lei contro il virus.

Questo è il racconto che mia mamma Wanda mi ha fatto un giorno, quando ero un ragazzo e alla televisione non c’era niente di bello da guardare.
Per te Maya, nel giorno del tuo ottavo compleanno, un ricordo di tua bisnonna Wanda e dei tuoi trisavoli Eugenia e Beppe.
Tuo nonno, Claudio

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