
Avete mai sentito parlare dell’atollo delle Chagos?
Forse vi suona più familiare Diego Garcia della Naval Support Facility Diego Garcia una struttura del Ministero della Difesa britannico affittata alla Marina degli Stati Uniti, situata sull’atollo Diego Garcia nell’Oceano Indiano. Camp Thunder Cove fa parte della struttura ed è gestito dalle forze armate degli Stati Uniti e dalle forze armate britanniche. L’arcipelago sottoposto alla sovranità britannica è di fatto nella piena disponibilità statunitense dal 1965, quando Londra ne separò l’amministrazione da quella delle Mauritius per poter facilitare la cessione (di fatto) a Washington. In un suo recente rapporto la Human Rights Watch ha denunciato che
About 60 years ago, the United Kingdom government secretly planned, with the United States, to force an entire Indigenous people, the Chagossians, from their homes in the Chagos Archipelago. The Indian Ocean islands were part of Mauritius, then a UK colony. The two governments agreed that a US military base would be built on Diego Garcia, the largest of the inhabited Chagos islands, and the island’s inhabitants would be removed. The UK government split the Chagos Archipelago from Mauritius, creating a new colony in Africa, the British Indian Ocean Territory (BIOT). So that it would not have to report to the United Nations about its continued colonial rule, the UK falsely declared that Chagos had no permanent population.
Tradotto, più o meno bene:
Circa 60 anni fa, il governo del Regno Unito pianificò segretamente, con gli Stati Uniti, di costringere un intero popolo indigeno, i Chagossiani, ad abbandonare le loro case nell’arcipelago di Chagos. Le isole dell’Oceano Indiano facevano parte di Mauritius, allora colonia britannica. I due governi concordarono che una base militare statunitense sarebbe stata costruita a Diego Garcia, la più grande delle isole abitate di Chagos, e gli abitanti dell’isola sarebbero stati allontanati. Il governo britannico separò l’arcipelago delle Chagos dalle Mauritius, creando una nuova colonia in Africa, il Territorio britannico dell’Oceano Indiano (BIOT). Per non dover riferire alle Nazioni Unite sul suo continuo dominio coloniale, il Regno Unito dichiarò falsamente che Chagos non aveva una popolazione permanente.
Avendo raggiunto un accordo segreto con gli Stati Uniti la Gran Bretagna perfezionò l’opera sottoscrivendo che nelle isole Chagos non c’era mai stata una popolazione permanente ma solo dei “lavoratori stagionali” e in tal modo riuscì ad espellere tutti gli abitanti delle isole che componevano l’arcipelago delle Chagos. Anche gli USA si comportarono in simile modo, difatti nascosero al Congresso la reale situazione.
Anche la Corte di Giustizia Internazionale se ne è occupata recentemente e il 22 giugno 2017 l’Assemblea Generale ha adottato la risoluzione 71/292 sollevando la questione.
Pochi giorni fa a New York al Palazzo di vetro è intervenuto Olivier Bancoult, presidente del Chagos Refugees Group, che è riuscito così a portare il grave problema all’attenzione dell’ONU. Inoltre Bancoult insieme al professor David Vine dell’American University che si è occupato del loro caso anche in un libro, e già stato ricevuto dal Congresso americano e spera di essere ricevuto dal Dipartimento di Stato USA e dal Presidente degli Stati Uniti.
Le migliaia di persone fatte allontanare dalle loro isole subirono un danno enorme ed irreparabile ma qui, si badi bene, non si contesta il diritto degli Stati Uniti in un quadro da Guerra Fredda a governare la geopolitica mondiale, ma c’era un modo molto più efficace ed umano nell’emigrazione forzata e nel mentire sia da parte dell’UK che degli States: quello di coinvolgere e far migliorare la vita degli emigrati forzati. Ora il problema è venuto alla luce!
Raffaele Romano

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