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L’ EVENTO IN DATA UNICA -IL MIO SEGNO PARTICOLARE- 28 SETTEMBRE 2021 ORE 21.00

Tratto dal romanzo omonimo di Michele D’Ignazio edito da Rizzoli, 2021 adattamento drammaturgico di Maria Antonia Fama e Michele D’Ignazio.

di Redazione Pensalibero.it | 20 Settembre 2021

CON

MARCO ZORDAN

REGIA

MARIA ANTONIA FAMA

TEATRO DELLE OMBRE

CORINNA BOLOGNA

LUCI

PIETRO FRASCARO

“Passami il mantello nero il costume da torero oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie”

Così canta Dario Brunori in una delle sue canzoni. Tutti, in fondo, possiamo salvare il mondo. Basta prendersi un momento per raccogliere un pugno di poesie, per indossare un mantello, scoprirsi ancora  una volta bambini e capire che abbiamo tutti delle storie da raccontare. Ogni vita ha le sue particolarità. Questo è il punto di partenza da cui nasce lo spettacolo “Il mio segno particolare”, regia di Maria  Antonia Fama, adattamento teatrale dell’omonimo romanzo di Michele D’Ignazio, uscito per Rizzoli nel 2021: una storia avvolgente e coinvolgente che è una porta aperta sui ricordi e sui sogni, in una stanza  dell’infanzia dove si alternano dottori, palloncini, zie, compleanni, biciclette, divenendo tutti parte di un grande gioco.


Michele nasce il 7 gennaio 1984. I suoi genitori non vedono l’ora di conoscerlo, di prenderlo in braccio, di portarlo a casa. Ma quando lo vedono per la prima volta restano stupiti! Sulla schiena il piccolo ha qualcosa: una specie di mantello, proprio come quello dei supereroi. Iniziano così mille avventure, dentro e fuori dagli ospedali, con medici, sale operatorie e infiniti rotoli di garza. Michele, ormai adulto, racconta e continua a giocare con i bambini che incontra, con sé stesso e con i suoi genitori, svelando quel segno particolare che gli ha segnato la vita e facendoci riflettere sull’importanza di ogni particolarità e sul senso della malattia. Un monologo per un attore solo, che sul palcoscenico prende vita, trasformandosi in una ballata a più voci, tra ombre moleste, nei giganti, marionette e le voci dei bambini “macchiolini”, che come Michele portano ogni giorno quel mantello che li rende forti e un po’ supereroi. Tutti “Scherzi della Natura” come lui, che non hanno fatto neanche in tempo a presentarsi a questo mondo, ad ambientarsi, a capirci qualcosa e già dovevano viaggiare, saltare, correre e lottare. C’è chi “è nato con la camicia”, loro sono nati con la valigia.



NOTE DELLA REGISTA E DELL’AUTORE

“Il mio segno particolare” è una favola per i grandi e per i piccoli, che sulla scena si trasforma in un viaggio su e giù per l’Italia e sempre più lontano, oltre i confini dell’oceano. Una storia che è anche un viaggio dentro se stessi, alla riscoperta della malattia e di come viverla attraverso il gioco. Una riflessione sulle imperfezioni (esteriori e interiori) che ci fanno come siamo, pezzi unici.


“Il mio segno particolare” gioca anche con il mondo dei supereroi e dei loro poteri. Alla fine della narrazione, però, ciò che emerge è proprio un elogio dell’arte di raccontare: è il nostro vero superpotere, perché permette di valorizzare ciò che ci capita, ci fa maturare, crea degli incredibili ponti con le storie degli altri. È importante non nascondersi o sentirsi in colpa per le proprie particolarità. Raccontare la propria storia è un modo per fare pace con il proprio passato, con la propria infanzia e di vederne gli aspetti più poetici ed essenziali.


L’arte del raccontare fa uso del linguaggio ed è ugualmente importante prendere coscienza delle parole che utilizziamo. Il linguaggio è qualcosa di potente: modificando in positivo i modi di dire e il loro significato, cambiamo il nostro sguardo sul mondo. E di conseguenza cambiamo noi stessi e il mondo che ci circonda. In francese i nei si chiamano grains de beautés: chicchi di bellezza. In spagnolo invece si chiamano lunares, perché sono satelliti e fanno pensare alla luna piena. E in inglese skin mole, come le montagnole marroni che le talpe creano nel terreno. Ma anche come il molo, quello dei porti con le navi pronte a salpare.


Di questi tempi viene molto utilizzata la parola “resilienza”. È una bella immagine, presa in prestito dalla fisica, di un corpo che sopporta una deformazione, uno stress e poi ritorna allo stato originario, dimostrando elasticità psichica e forza. È però più attinente a questa storia il concetto di “antifragilità”, di cui parla Nassim Taleb. Se la resilienza è la capacità di rimanere se stessi nonostante gli “urti” della vita, l’antifragilità è invece la capacità di diventare una cosa nuova e migliore, proprio grazie all’urto subìto. È abbracciare l’imprevisto, l’incertezza, il cambiamento, assumerne positivamente il rischio. È accettare che la vita è una costante trasformazione.

Cit. Maria Antonia Fama, Michele D’Ignazio

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee

via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma

Prezzo del biglietto 12 euro (compresa tessera associativa) CONSIGLIATA PRENOTAZIONE

Pubblicato in : Cultura ed eventiTag: bologna, euro, genitori, importanza, medici, mondo, mondo intero, nato, roma

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