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L’ apparire e l’essere in armonia e sintonia. La terza via.

Proviamo a proporre una terza via: stare in matrix con consapevolezza. Senza rifiutarlo o rigettarlo completamente. O meglio rigettandolo ma rendendolo proficuo per noi. Non è facile ma ci si può provare. Consapevoli che prima o poi possa dissolversi e svanire.

di Carla Ceretelli | 23 Ottobre 2016

Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze.

Oscar Wilde

La realtà non è mai come la si vede: la verità è soprattutto immaginazione.

René Magritte

È buona cosa apparire brutti in uno specchio deformato.

Paul Valéry

 

Matrix? Società irreale, popolata da dormienti, anestetizzati con sapienza e pronti a qualunque cosa pur di conservare lo status quo. Perchè poi, alla fine, sono irrimediabilmente dentro al sistema, con le sue regole e i suoi risvolti positivi e negativi. E lo difendono pensando di trarne giovamento, prima o poi. Il loro traguardo di vita è equiparare la propria all’erba del vicino che è sempre più verde… o appare?

Dall’altra parte c’è la vita vera, fatta di spazi per sè, di un mondo meno veloce, di un sistema di vita che brucia risorse allo stesso ritmo con cui queste si riformano.

Proviamo a proporre una terza via: stare in matrix con consapevolezza. Senza rifiutarlo o rigettarlo completamente. O meglio rigettandolo ma rendendolo proficuo per noi. Non è facile ma ci si può provare. Consapevoli che prima o poi possa dissolversi e svanire.

Vivere con meno, risparmiare per comprare qualcosa di utile, come un utensile per creare qualcosa, per lavorare ferro e legno o argento per esempio. Insomma per incidere nella realtà e non per usufruirne meramente. Se il sistema ci vuole consumatori, abituiamoci ad esserlo sempre meno e ad essere più creativi. Forse solo così riusciremmo a cambiarla.

Nella società della comunicazione in cui l’apparire non è solo una questione di forma, l’immagine personale ha un ruolo e un valore paragonabile a quello dello zero nella composizione dei numeri. Se da solo non vale niente, associato e posizionato nel modo giusto aumenta esponenzialmente il valore.

Fra gli strenui e talvolta ipocriti sostenitori dell’ essere piuttosto che dell’apparire e la superficialità di chi predilige l’apparenza ad ogni costo è percorribile una terza via, più realistica e forse più gratificante. Apparire in quanto essere.

Una nuova filosofia dell’ immagine, un modo di apparire che rispecchia il modo di essere… nella sua versione migliore. Un metodo che si basa sull’accordo armonico tra essenza e apparenza e punta a mettere in risalto le peculiarità soggettive attraverso una cura dell’aspetto che presta attenzione all’estetica ed al potenziale espressivo che il look trasmette.

Ciacuno di noi, nel proprio quotidiano, indossa alcune maschere e ricopre diversi ruoli offrendo alla vista altrui la propria immagine che deve essere unica e identificabile per distinguersi dalle altre ma anche convenzionale per essere compresa e integrata con successo negli ambiti in cui va ad interagire.

L’obiettivo è quello di rendere l’immagine personale distintiva e sostenibile per se stessi, ma contemporaneamente gradevole e credibile agli occhi di chi la osserva. Un’immagine coerente, aderente e quindi vincente.

Dunque l’idea è quella di valorizzare l’immagine di sè collegandola alla propria essenza come patrimonio individuale da condividere con gli altri. L’interazione reciproca fra essenza e apparenza, personale e collettiva, potrebbe essere la soluzione a quella incomunicabilità indotta proprio dall’ipercomunicazione esasperata tipica del nostro tempo.

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: apparire, comportanenti di massa, consumatori, costumi sociali, essere, matrix, mondo, persone, relativismo sociale, società, soluzione, superficialità, usi

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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