
Il 25 ottobre si è presentato a Roma, nelle aule del Senato, un libro intervista di Valentina Leskaj, La politica come idea, Riflessioni, edito da Bonanno per l’Italia e da Thoena per l’Albania.
La lunga intervista è condotta dalla giornalista Alda Bardhili e percorre un sistema di pensiero completo dell’economista e politica albanese. Un volume che raccoglie trent’anni di attività e di visioni politiche, ma anche un documento importante per cogliere l’evoluzione del Paese delle Aquile negli ultimi cinquant’anni, dall’ingresso della democrazia all’attuale decremento delle nascite.
Docente di Economia presso l’Università Europea di Tirana, Presidente dell’Unesco per le donne e la pace nei Balcani, dopo un fervente impegno sociale, la Leskaj decide di entrare in politica. E’ il 2002 quando viene eletta parlamentare tra le file del Partito Socialista di Tirana. Vicina ai movimenti femministi, la Leskaj ha scritto su Virginia Woolf, Simone de Beauvoir, Margareth Atwood saggi apparsi sulla rivista “Shqiptarja e Re” e poi raccolti nel volume To be real:Telling the Truth and Changing the face of Feminism, tradotto in varie parti del mondo.
Tra il 2003 e il 2013 è stata membro della delegazione parlamentare albanese presso l’Unione Europea e si è battuta per l’ingresso del suo paese nella Nato e nella Comunità Europea. Fino al 2017 è stata deputata del suo Parlamento e Presidente della Commissione Parlamentare per l’Istruzione e i Media e per l’Integrazione Europea. Dunque una donna che si è spesa pienamente per l’emancipazione dell’Albania, amica dell’Italia e molto legata alle città di Parigi, di Berlino, di Roma e di Bari che lei ha visitato a più riprese.
Per cogliere il senso e le difficoltà che una giovane albanese ha incontrato nel definire la propria visione di democrazia bisogna risalire agli anni del regime di Enver Hoxa e di Ramiz Alia, quando il Comunismo di questo paese era schierato sulle linee della politica dittatoriale sovietica prima e cinese poi. Si pensi al momento in cui Hoxa si allea con Mao Tze Tung e temendo l’aggressione degli antichi alleati si munisce di una miriade spaventosa di bunker. Un paese prigioniero di un partito dispotico che ha impedito qualunque passo verso forme di libertà e di democrazia.
Bisognava dal 1991 partire da zero e inventarsi le linee di un mondo e di una gestione assolutamente nuovi. Soprattutto far trionfare nel popolo l’idea di democrazia, far capire di che si trattasse e come farla amare e difendere da chi non aveva grande formazione scolastica, frenare gli odi e la conflittualità sociale.
Perché il tema dell’odio è il fondamento dei comportamenti sociali non solo dell’Albania ma di tutti i paesi che si affacciano alle rive della democrazia e dell’avanzamento economico. Soprattutto gestire il cambiamento dal paese socialcomunista che era ad un paese socialista ma liberale e vicino all’occidente.
Bisognava elevare la scolarizzazione e offrire lavoro.
Lucida ed esaustiva, la Leskaj si aggetta anche verso l’esame sociologico dell’Albania, dove si assiste a uno spaventoso decremento delle nascite e a un incremento dell’emigrazione. Da un ventennio si assiste alla fine delle famiglie numerose e patriarcali, forse per la scoperta dello svago, del benessere, dell’emancipazione femminile, della possibilità di viaggiare. Decresce anche il numero di lavoratori, perché a differenza dei paesi europei, l’Albania non è un luogo di approdo. Siriani afgani pakistani attraversano il paese ma non si fermano, tutti proiettati verso Germania e Inghilterra. Mentre i maghrebini assaltano la Sicilia.
“L’età media della popolazione albanese alla fine del 2018 era di 35,4 anni, mentre…. per il 2031 sarà di 42,1 anni. Con questi ritmi… l’Albania dovrebbe attendersi un invecchiamento più veloce rispetto agli altri paesi della regione”.
L’assillo più forte per i moderni socialisti è agire in un paese che è stato afflitto da un comunismo totalitarista. Come spiegare al popolo la distanza di un partito socialista democratico diverso dalle vecchie dittature? Il pericolo è che non si riesca a coglierlo.
Altra preoccupazione della Leskaj nasce dal fatto che la politica attuale dell’Albania viva giorno per giorno, senza pensare al domani. Cosa che avviene un po’ in tutto il mondo, perché ogni politico ci tiene di più alla propria carriera che al benessere del popolo che amministra.
Come diceva De Gasperi, ricorda ancora la nostra Leskaj, il politico pensa all’oggi, lo statista pensa per la prossima generazione.
Il libro intervista si presenta come un documento importante per la storia dell’Albania. Basti leggere le pagine dedicate alle giornate di Bucarest, forse le più importanti che la Leskaj abbia vissuto in qualità di politica, allorchè Albania e Croazia furono invitate ad aderire alla Nato. L’incontro si svolse tra il 2 e il 4 aprile del 2008 e si coglie l’emozione della Leskaj per la propria partecipazione. Lei, militante del partito socialista era membro dell’opposizione, mentre tutta la delegazione era guidata dal presidente di destra Sali Berisha. Fu un momento focale, svoltosi alla presenza di George W. Bush, il primo atto di importanza stratosferica in quanto l’Albania agiva dopo la caduta del regime totalitario in campo internazionale e si apriva alla modernità, rompendo finalmente ogni isolamento.
Raffaele Nigro
(da “Avanti Online”)

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