
I Pro Pal indeboliscono la sinistra
“Giorgia Meloni, l’ acrobata delle parole. Stesso messaggio, registri diversi, con un obiettivo fisso, non far pagare all’Italia il prezzo degli slogan.
Non è dire tutto e il contrario di tutto. È cambiare lessico e postura a seconda del palco senza spostare i paletti. In Italia parla alla sua platea e all’opinione pubblica più larga. In Europa usa un tono tecnico, regolatorio, senza sbracciarsi. Sul palco globale indossa l’abito istituzionale e abbassa i decibel. La sostanza però resta: interesse nazionale, affidabilità con gli alleati, pragmatismo nei dossier caldi.
L’altro ieri ha legato l’eventuale riconoscimento dello Stato di Palestina a due condizioni precise: liberazione degli ostaggi e esclusione di Hamas da qualsiasi ruolo di governo. In due righe ha detto sì al principio dei due Stati e no a scorciatoie che legittimino il terrorismo. È un modo per tenere insieme bussola morale e realpolitik, evitando la trappola del bianco o nero che ti fa perdere amici a Bruxelles e ascolto a Washington.
Ieri all’ONU ha replicato gli stessi concetti, ma con il linguaggio da consesso internazionale. Ha condannato l’escalation e ribadito che serve una soluzione politica credibile, ha marcato i limiti oltre i quali nessuno dovrebbe spingersi e ha chiesto responsabilità e strumenti efficaci. Niente comizi, niente frasi per i meme, ma una sintassi che funziona nelle sale dove si decide. La rotta è identica al giorno prima, cambiano solo il volume e la cornice.
Questo lavoro di modulazione serve a tre cose concrete. Tenere aperti i tavoli che contano, perché una parola sbagliata può chiuderli per mesi. Difendere gli interessi italiani in materia di energia, migrazioni, difesa e industria senza incendiare gli interlocutori da cui dipendono soldi, regole e forniture. Parlare a pubblici diversi senza perdere identità, spiegando a casa perché certe scelte sono necessarie e mostrando fuori che l’Italia è un partner serio.
Il rischio c’è sempre. Se prometti troppo alla base e poi in Europa riporti a casa poco, ti schianti. Se al contrario ti fai troppo istituzionale all’estero e non traduci in modo chiaro per il pubblico interno, sembri distante. L’equilibrio però, quando riesce, ha un effetto semplice. La posizione resta riconoscibile, il Paese non paga dazio alla propaganda, e al giro successivo arrivi con un po’ più di credito.
Morale operativa. Le acrobazie dialettiche, in questo quadro, non sono furbizia ma mestiere. Dire la stessa cosa in cinque modi diversi non è un trucco, è diplomazia applicata, una mano all’identità, l’altra sulla calcolatrice, lo sguardo fisso su ciò che conviene davvero all’Italia.
Piero Terracina

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